L’ambiente attuale del vasto territorio casertano, esteso 2.639 kmq, è multiforme e appare, non solo ai suoi oltre 900 mila residenti (con densità di oltre 350 kmq in area pianeggiante e meno di 100 sul Matese), ma anche a soprattutto ai presenti e ai turisti, diverso socialmente, economicamente e tradizionalmente. Esso va da un’ampia superficie pianeggiante dell’antica Terra Laboris o fertile, intorno a Caserta, con tanti comuni, tra i quali, Maddaloni, Capua, Mondragone, Aversa, Casal di Principe, ecc. a Teano, Caianello e Sessa Aurunca sui monti Aurunci e al preappennino campano con: Pignataro Maggiore, Triflisco, Piana di Monte Verna, Liberi, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Caiazzo, ecc. fino all’area matesina. Quest’ultima ha la città di Piedimonte Matese, epicentrale di un vasto territorio che va da Capriati al Volturno, che confina con Venafro a Gallo Matese, Letino, San Gregorio Matese e Castello Matese, che, confinano con il Molise e continua con Gioia Sannitica, che confina con il beneventano matesino. Piedimonte, di quasi 12 mila residenti, è punto di riferimento amministrativo, economico e scolastico-culturale di quasi 100 mila persone. Piedimonte ha un ambiente densamente abitato solo nel suo ristretto territorio pedemontano matesino nella confluenza della bassa valle del Torano con quella Paterno. A nord sul Matese ha il territorio dell’antico feudo dei nobili locali, i Gaetani dell’Acquila d’Aragona e Conti di Laurenzana (uno di questi è stato compagno di classe dello scrivente). A sud confina con la più antica, pianeggiante e vicinissima Alife ancora con splendide mura romane nelle quali vivono quasi 8 mila residenti. A Piedimonte l’ambiente sociale non è più di paese, ma nemmeno di città. Per i piedimontesi doc, anche se diplomati e più di qualcuno pure laureato, la comunità locale è stata invasa dai forestieri, meno affezionati ai problemi piedimontesi (mi sussurra un indigeno doc, mio compagno di classe nel 1963). Per i forestieri, invece, i loro concittadini doc, sono spesso “falsi e cortesi”. In realtà, a parte i pregiudizi, vivono entrambi un’atmosfera sociale di transizione tra il piccolo centro e quello grande come Caserta e Napoli, città collegate dal 1914 dal trenino della ferrovia alifana, esaminata nel saggio del colto dr. G.G. Caracciolo, che non è un piedimontese doc. Oltre 5000 alunni frequentano le scuole a Piedimonte e moltissimi sono i professionisti delle più varie arti liberali, che vi risiedono o fanno i pendolari dai circa 50 comuni epicentrali. Questa cittadina ma anche il vasto territorio della valle del medio corso del fiume Volturno è stata descritta dal compianto prof. Dante Bruno Marrocco, morto nel 2006 a 91 anni. Oggi la sua creatura culturale, l’Associazione Storica Medio Volturno, appare in più silente fervore di attività culturali. Egli rinominò la paterna (il padre Raffaele ne fu un attivo fondatore e scrittore, a lui è dedicato oggi il Museo Civico locale) Associazione Storica del Sannio Alifano del 1915 in Medio Volturno del 1965, mentre dopo propose ed ottenne anche, da filosofo e letterato campanilista e borbonico, il cambio del predicato Alife con Matese: i politici, che a Piedimonte avevano più elettori, approvarono l’errore storico. Il prof. Marrocco è stato ricordato, anche per i suoi meriti, nel mio recente saggio “Piedimonte Matese e Letino tra Campania e Sannio”, al quale si rimanda il lettore, ma che non pare interessi gli attuali politicanti in auge a Piedimonte, visto che non rispondono alle mie e mail: il Sindaco e 2 Assessori. Forse non sono stato abbastanza accorto nell’osannarli e addirittura mi sono permesso di criticarli. Ma vediamo l’Ecologia Umana, di cui il mio saggio citato ne è un applicazione. L’Ecologia Umana, in Italia, ha pochi cultori. Essi sono soprattutto in pianura Padano-Veneta, dove all’Università di Padova, chi scrive vi frequentò un interessante corso biennale postlaurea di valenza internazionale e con altre 8 università europee. In Italia, rispetto alla cultura anglosassone ad esempio, è più marcato il solco tra cultura umanistica e scientifica. Da noi lo sviluppo ambientale viene inteso quasi negativamente, mentre da loro si intende positivamente come “maturazione ambientale”. L’Ecologia Umana è come una sorta di ponticello, a doppio senso di marcia, dove transitano, dopo essere state selezionate dall’Ecologo umano, le conoscenze settoriali delle scienze naturali e di quelle umane. Le scienze naturali, tra le altre, sono: zoologia, antropologia, botanica, biologia, medicina, fisica, chimica, ingegneria, geologia ed ecologia (animale, vegetale, forestale, agraria, generale, ecc.). Le scienze umane, tra le altre, sono: religione, letteratura, linguistica, giurisprudenza, sociologia, psicologia, filosofia.
Le discipline umanistiche, in particolare, sono molto più vicine alla sensibilità generale e dei contemporanei, ma lo sono state ancora di più con le generazioni del passato remoto e prossimo. Nel Medio Evo, ad esempio, era dominante non la chimica, sostituita dall’alchimia, la medicina dalla magia come ancora domina in alcuni ambienti e territori africani, ma anche nelle nostre avanzate società con sette, fattucchiere e maghi a iosa. In alcune province del settentrione, ad esempio, si citano dati raccapriccianti: 30% dei residenti si rivolge ai maghi e altri impostori come la premiata trasmissione "Striscia la Notizia" documenta spesso. La locuzione latina Felix qui potuit rerum cognoscere causas, tradotta letteralmente, significa fortunato colui che ha potuto conoscere le cause delle cose. (Virgilio, Georgiche, lI, 489). Virgilio chiama beato chi sa elevarsi oltre la mentalità ed i pregiudizi del volgo, spaziando in un’atmosfera superiore. La vera sapienza è infatti definita in questo modo: “cognitio rei per causas” (Conoscenza della cosa attraverso le cause). Dal tempo di Virgilio al nostro, né è passata di acqua sotto i ponti! Il nostro ponte metaforico dell’Ecologia Umana non è molto transitato nei due sensi di marcia per paura di voli pindarici nel sottostante fiume, denominato tuttologia. Tale fiume, pure metaforico viene navigato troppo dai mass media e soprattutto dalla classe degli “sprovveduti” politicanti, di tutti i partiti, del nostro tempo. Le conoscenze settoriali sia delle prime scienze che delle seconde, non possono permettersi di studiare da sole l’ambiente, che è un insieme di natura e di cultura. Ecco che non l’Ecologia, ma quella Umana può tentare un approccio realistico del complesso ambiente biofisico e sociale di un determinato territorio. Una qualche sperimentazione chi scrive l’ha tentata in più territori sia italiani che stranieri e in tutte e 4 le coordinate geografiche (nord, sud, est ed ovest) senza dare peso eccessivo ai luoghi comuni e alle tradizioni. L’Ecologia Umana dunque permetterebbe un’analisi territoriale ed ambientale meno approssimativa di altre scienze naturali e umane. Essa potrebbe trovare più spazio ad una certa età quando l’esperienza si coniuga meglio con la saggezza? Non sempre se l’operatore o l’Ecologo umano è vissuto in un ambiente ristretto, dove prevale la cultura dominante locale e gli integrali condizionamenti ambientali di un determinato territorio. Il sistema ambiente è un insieme di relazioni che escono ed entrano da un determinato territorio, amministrato da uno o più Enti Locali, spesso doppioni burocratici come sono oggi le Province e forse anche un po’ le Regioni, salvando i comuni per un consolante attaccamento al passato. Un anno d’insegnamento in una piccolissima regione meridionale, hanno consentito a chi scrive di osservare il rifiuto dei giovani studenti, a maggioranza, dell’ambiente sociale del proprio paesetto. Si registrava la tendenza a migrare, lontano da quasi tutte le 136 comunità civili e in città, più nel genere femminile che maschile. Forse quei giovani vedevano la tradizione in modo negativo e con occhi pieni di immagini (televisive soprattutto) di altri territori, dove le tradizioni sono quasi sparite da più decenni. Era il 1989 e allora relazionai, a giovani guide turistiche molisane, di “Punti di attrazione turistica del Matese”, e a Tecnici ambientali di “Ecologia Umana dei monti del Matese e di galleria di valico del Matese”. La galleria proposta è stata riportata sul sito web PIEDIMONTE MATESE con il Museo Civico, che langue in schermagli politichesi locali. Il Matese, montagna di Napoli secondo alcuni e cuore del Sannio secondo altri, abbraccia parti di 4 territori provinciali: CB, IS, BN e CE. In sociologia spesso, si sostiene che gli ambienti delle città e soprattutto delle metropoli sono più aperti al nuovo di quelli paesani, ma alcuni sociologi come il francese L. Strauss ed altri propongono ”Il ritorno al villaggio”o più in generale ai più lenti ritmi naturali e circadiani come nel film ambientato in Siberia, Derz. Upzala, oppure nel recente romanzo dell’americano-africano Paul Boweles. In tempo di crisi internazionale ed occidentale, come quella attuale, sembrano prevalere i consiglieri del ritorno al villaggio, ma dimenticano che l’uscire dal villaggio globale non significa andare al piccolo paese, da dove ancora si continua a migrare, quasi scappando per altri con più servizi sociali, vedi: Ciorlano, Letino, Gallo M., Liberi, Valle Agricola, ecc.. Globalizzazione e localizzazione appaiono oggi due volti della stessa medaglia. Nei grandi magazzini si trovano merci a più basso costo dei piccoli negozi, che, invece, resistono e prosperano solo se vendono merci di qualità più elevata anche se a costi più alti. In tempo di crisi però la globalizzazione impera ancora di più e si espande anche negli ambienti e territori ad economia meno avanzata. La Provincia di Caserta, purtroppo, risulta spesso in fondo alla graduatoria che periodicamente Il Sole 24 Ore pubblica. La città di Caserta, cresciuta del 40% circa dopo il luttuoso “terremoto del cratere” del 1980, ha oggi quasi gli stessi problemi endemici di Napoli metropoli: caos del traffico, immondizia per strada e non riciclata, elevata instabilità amministrativa, invadenza partitocratica con sottobosco clientelare e familismo notevoli. L’area epicentrale di Piedimonte Matese, invece, appare, non a tutti, ancora abitata da molte persone più sobrie nello stile di vita, più ordinatamente in fila negli uffici e a scuola, più attente al mantenimento della parola data e degli impegni leciti assunti. Tale sobrietà e semplicità appare meno presente a Piedimonte-Castello-San Gregorio-San Potito, rispetto ad Alife, Dragoni, Baia Latina, Alvignano, Caiazzo, Ruviano, Caiazzo, Piana di Monte Verna, Capriati al Volturno, Ciorlano, Fontegreca, Prata Sannita, Pratella, Gallo Matese, Letino, Aialano, Valle A., Raviscanina, Sant’Angelo d’Alife (unico paese dove il predicato Alife è rimasto, mentre a Piedimonte, Castello e San Gregorio lo hanno sostituito con Matese). Luigi Cimino, ex Sindaco di Valle Agricola e scrittore matesino, nel saggio “Sprazzi sul Matese”, pubblicato dalla locale Comunità Montana circa 40 anni fa, scriveva che vi era stata una sorta di Piedimontesizzazione del Matese occidentale. In realtà lo viluppo vorticoso dell’epoca del miracolo o boom economico-sociale italiano(1953-73) era stato più vistoso a Piedimonte d’Alife, dove vi era la quasi la massima occupazione(cotonificio, centrale elettrica, cartiera, scuole di ogni ordine e grado, esclusa l’università, 2 ospedali, molti Uffici pubblici decentrati da Caserta, ecc.). Fu allora che Piedimonte, d’Alife (nata da Alife dopo le incursioni dei Saraceni) prima e Piedimonte Matese poi (1970), perse il carattere quasi paesano per divenire quasi cittadino con flussi crescenti di relazioni interne(tra piedimontesi nativi e non) e verso l’esterno(pendolarismo, maggiore commercio di merci e servizi). I politici dell’ambiente casertano, ma dell’antico territorio del Sannio o matesino-alifano- piedimontese, divisi negli schieramenti dell’epoca, apparivano meno dipendenti dal voto della vasta area pianeggiante casertana. Il collegio senatoriale era Piedimonte-Sessa Aurunca. Lo stesso Sen. D.C., Giacinto Bosco, in giovane età si laureò ed ebbe la cattedra giuridica all’Università e poi sedette in Parlamento. A Piedimonte allora, primeggiava il politico D. C., dr. Dante Cappello, che fu più volte Consingliere in Regione e 1 volta anche Deputato (votato anche dall’area a sud di Caserta), oggi appellato ”patriarca” dai suoi ex e neo elettori (il nipote fa il Sindaco DS a Piedimonte). Presiedeva allora la Comunità Montana Matese, con sede a Piedimonte, l’avv. ed ex Sindaco d’Alife Giovanni Fappiano, sostenitore della Regione Sannio o Molisannio anche per le popolazioni residenti nella vasta area matesina fino a Caiazzo. A Fappiano e ad altri innamorati del Sannio fu intimato allora dai politici di non indicare il Sannio, ma Caserta e Napoli le “stelle polari” di riferimento per Piedimonte e il suo vasto epicentro. Insomma altra epoca? Oggi un gruppo di piedimontesi, alcuni vecchi altri giovani, associati e liberi, chiedono, di nuovo, il Sannio per il matese casertano e intanto c’è chi si preoccupa a preparare il non facile rito delle primavere sacre e della fondazione di Bojanum vetus, VER SACRUM (lo scrivente nel 2006 fece il Sacerdote Sannita nella X edizione di Bojano), sulle sorgenti del Torano, dove i Sanniti celebravano il rito della fecondità e ai Campi di Marte a Bojano riunivano le tribù federate in caso di necessità, soprattutto per le tante battaglie delle 3 guerre sannitiche e di quella delle Forche Caudine del 321 a. C.. Si ricostruirà il “nostro” Sannio come Regione amministrativa e non solo storica, tanto caro ai molti studiosi locali? Chi vivrà vedrà!
Giuseppe Pace