Un cittadino dell'Alto Casertano, tornato da poco dall'Australia iniseme alla moglie, pensionati entrambi quindi, spiegano il loro punto di vista sulla vicenda della morte dell'albanese, proponendo anche dei paragoni...logici...
Prima di entrare in argomento, mi presento. Dal governo italiano percepivo una pensione ridicola: 450 euro mensili. Avendo sempre lavorato all’estero, in Italia non versavo contributi, quindi dall’Australia mi giunge una pensione inferiore a quella che lo Stato italiano mi riconosce. Lo stesso vale per mia moglie: 460 euro mensili più una pensioncina australiana. Ebbene due anni fa circa mi giunse una lettera dall’INPS con la quale mi si comunicava che percepivo troppo, di conseguenza avrebbero ridotto la mia pensione a 320 euro circa e da questa avrebbero sottratto 68 euro mensili per quattro anni allo scopo di far sì che l’INPS recuperasse quanto concessomi per (loro) errore. La scorsa settimana sempre dall’INPS giunse una nuova raccomandata, questa volta indirizzata a mia moglie, ma contenente lo stesso avvertimento terroristico: l’Inps aveva sbagliato, mia moglie aveva percepito, per loro errore, più del dovuto. Di conseguenza doveva restituire l’eccesso. Credete che sia finita qui? In data 10/10/2012 una nuova raccomandata dalla quale, dopo avermi informato di un NUOVO errore, scrivono quanto segue: . Non crediate che con questa ennesima mazzata i paraculetti siano sazi, tutt’altro: una nuova raccomandata allietò mia moglie, infatti ecco quanto i farabutti informano: No, caro amico che leggi, queste lettere dell’INPS non sono firmate dal Presidente dell’INPS, egli percependo uno stipendio annuo pari a euro 460mila euro, più altre entrate provenienti da una mezza dozzina di enti o svariate società, non ha tempo di occuparsi di queste quisquilie.
Nella nostra attività lavorativa, ripeto all’estero, avevamo ben guadagnato ed eravamo riusciti a risparmiare, per fortuna, quanto poi necessario per tappare le falle che lo Stato italiano ci procura.
Ma i denari possono terminare, e dopo?
Ricevute queste lettere terroristiche, il mio primo impulso fu di procurarmi un mitra e affrontare i manigoldi colpevoli di tante infamie. Poi, calmatomi, ho preso la penna e, allora entriamo in argomento: riconosco che l’attuale è un’era di “libertà” dove ognuno è libero di vivere la propria vita come non vorrebbe che fosse vissuta.

Qualche tempo fa lessi su un quotidiano che a Roma una signora, Anna D.A. di 35 anni aveva scoperto un furto di un pollo all’interno di un supermercato sulla Tiburtina e voleva bloccare il ladro. Questi, un polacco di 36 anni che viveva di espedienti, ha reagito malmenando la donna al punto di fratturarle una vertebra, poi è fuggito. L’uomo è stato inseguito da due persone che si trovavano all’interno dell’esercizio e che avevano assistito alla scena; l’extracomunitario fu bloccato e, quindi, consegnato ad una pattuglia della polizia prontamente giunta sul posto. Processato per direttissima, condannato. Due giorni dopo era nuovamente libero
commenta la povera donna dopo aver lasciato l’ospedale.
La signora Anna D.A. guarirà in 60 giorni, salvo complicazioni.
Ho narrato questo fatto che, se vogliamo, è estremamente meno grave di altri migliaia che accadono giornalmente nelle nostre città. Un uomo affamato ruba un pollo, è estremamente meno grave di altri, ma rimane il fatto delle botte e conseguente frattura della vertebra. Solo per questo fatto un giudice in altri tempi avrebbe agito in maniera ben diversa.
Ho sempre sostenuto – e continuo a sostenere – che la classe politica insediatasi nel dopoguerra concepisce leggi per favorire la delinquenza. Anzi, dopo aver assistito domenica sera alla trasmissione “Report” e dopo aver letto e conosciuto tanti altri casi di ruberie a danno del cittadino (e, soprattutto dei pensionati a reddito ridicolo), il mio giudizio è più pesante, e cioè: la classe politica è formata da delinquenti che emettono leggi per favorire la delinquenza, e per essere più chiari, loro stessi.
Il polacco che per fame ruba un pollo, non può essere paragonato ai tanti Fiorito, i quali dopo aver godono di lautissimi stipendi, fissati da loro stessi, quindi legali. Ecco il delinquente che favorisce il delinquente.
Allora, mi assale l’ira, il disgusto e, calmandomi, la
NOSTALGIA
Sì, la nostalgia, perché c’era una volta…
Sì, siamo sempre nelle favole, ma sono favole che è Storia. Allora, c’era una volta in “un mai sufficientemente deprecabile, infausto Ventennio” (facciamo così contenti gli imbecilli) un giurista, Alfredo Rocco, un teorico del Diritto, di uno Stato Organico, etico che doveva elargire giustizia a coloro che avevano il diritto di averla, siai alla signora assalita dal polacco, sia a me e a mia moglie assaliti dallo Stato famelico, ma giustizia anche per i delinquenti che infestano il Parlamento, il Senato, le Regioni, ecc. ecc. insomma .
Ora sappiamo che è in studio (ah! ah!) alla Camera la legge anticorruzione. Quante volte abbiamo sentito da lorsignori deridere, condannare i “Codici Rocco” perché fascisti? Se fossero stati nefasti (come hanno sostenuto) perché non sostituirli? D’altronde hanno avuto a disposizione ottant’anni e più! Hanno provato per la verità, a toccare qua e là qualche articolo, ma hanno combinato un tale casino… Premesso tutto ciò, ci chiediamo: che bisogno c’è di inventarsi la nuova legge anticorruzione? Se volevano veramente intervenire per combattere la corruzione, si dovevano applicare con serietà i Codici Rocco; ma la verità è un’altra, e la conosciamo bene…Avevamo un Governo onesto, attivo, un Uomo che tutto il mondo ci invidiava. Poi la maggioranza degli italidioti si è schierata con coloro che la volevano combattere per imporre il sistema di cui oggi godiamo i soprusi. E quell’Uomo, che alcuni vermetti per godere dei vantaggi che questo sistema concede loro, lo hanno battezzato male assoluto.
Ma torniamo al grande collaboratore dell’(adorabile) male assoluto.
Rocco fu ininterrottamente Guardasigilli dal 1925 fino al 1932. Le riforme legislative ebbero un’importanza fondamentale per il regime con il quale Rocco cercò di fondere le aspirazioni ideologiche con la realtà e la nuova concezione dello Stato.
Con la promulgazione del Codice Penale, che entrò in vigore il 1 luglio 1931, Rocco completava il suo lavoro di giurista dello Stato Fascista. Prima ancora della presentazione dei Codici, così egli li anticipò (non sperate di trovare qualcosa di simile nei vermetti dell’itaglia di oggi): In queste parole intravediamo una straordinaria simbiosi con il pensiero gentiliano e con quello mussoliniano. Ma si evidenzia anche un profondo abisso fra questi pensieri e la miseria del vivere di oggi. E ciò è possibile solo perché gli italidioti non sanno, in quanto lorsignori dispongono a piene mani dell’informazione tutta e, grazie a ciò, della storia fanno scempio.
Rocco fu stroncato da una grave malattia che lo portò alla tomba il 25 agosto 1935. Ma il processo di codificazioni non terminò: si protrasse per tutto il periodo del Governo fascista, regolamentando tutti i settori nei quali la rivoluzione mussoliniana intendeva intervenire.
Po ci fu la guerra del sangue contro l’oro, vinse quet’ultimo e assistiamo, fra le tante altre, a queste furbatine: si concepiscono leggi con le quali le caste possono rubare e, quindi, rubano legalmente.
Ed ora la speranza, per noi di avere giustizia, e di risollevare le sorti di questo Paese è affidata alle capacità politiche di un comico; povera Patria mia, esclamò Pitt sul letto di morte.
LETTERA FIRMATA
1 commenti:
Caro Caiazzo Rinasce, da Assiduo Lettore e sopratutto Estimatore del Vs interessante lavoro di informazione locale devo rappresentarVi però il dissenso rispetto ad una lettera (che ingiustamente è stat ritenuta degna di essere pubblicata a modello di insegnamento)che fà della confusione il proprio credo.
Il ventennio fu (senza dubbio per me che ne sono pro nipote e per le future generazioni) un disastro per l'Italia.
Basta pensare che l'Uomo Mussolini ben felice era dell'allenza con un Altro Uomo, Hitler.
E questo chiuderebbe il discorso.
MA nel caos del commento leggo che si fa di tutta un'erba un fascio.
Mussolini aveva degli ottimi consulenti (Come tutti i Dittatori più crudeli) e Rocco è stato un vero Cultore del Diritto, figlio del Suo Tempo (riusci a creare un codice completo e severo ma mai crudele).
Vero è invece che nel ventennio di quel codice (vero monumento giuridico) ne fu fatto scempio dal sistema. E per restare in argomento, il Capozzo che oggi gode del principio di non colpevolezza e di sanzioni miti che GIUSTAMENTE evidenziano molte attenuanti: prima tra tutte la paura e il delitto di impeto)nel ventennio sarebbe stato massacrato laddove non avesse prima esposto la tessera del partito Fascista.
Terapia: olio di ricino tre volte al dì.
La famiglia dell'albanese (sol perche albanese) sarebbe stata IMMEDIATAMENTE cacciata dall'Italia, con prole al seguito.
In parole semplici, cosa c'entra il Grande ROCCO?
Che nel ventennio siano state fatte ottime e durature legge, nessuno lo mette in dubbio, ma definire quell'Uomo migliore di FIorito è una bestemmia (ha milioni di morti sulla coscienza, tra cui quella del genero!!!)
Solo per essere precisi: la migliore Legge l'hanno di poi fatta gli antifascisti (GIURISTI SENZA TEMPO) con la Costituzione del 1948, ESEMPIO IMMORTALE di DIRITTO E SOCIOLOGIA.
Da De Gasperi e Monti sono passati tanti Governi, più o meno criticabili, ma la COSTITUZIONE oggi è l'unica vera garanzia dell'Italia in generale, del CAPOZZO, dell'albanese DAshamir (che riposi in pace) e della sua famiglia.
Non rievochiamo fantasmi del passato che tanto dolore hanno dato alla patria e al Mondo intero.
COn la stima di sempre per CR
Un giovanne avvocato ITALIDIOTA
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