La 59enne Giovanna Zazzarino era intenta a svolgere alcuni lavori nella sua casa di campagna a Sant'Angelo d'Alife, quando inavvertitamente è stata punta dal grosso insetto...
Una signora di Alife, Giovanna Zazzarino 59 anni è ricoverata al Reparto di terapia intensiva dell'ospedale civile di Piedimonte Matese, dopo che è stata punta da un calabrone nella sua tenuta ubicata a Sant'Angelo d'Alife. La donna era intenta a curare la campagna, allorquando, improvvisamente, martedì mattina è stata punta da un grosso calabrone. Avvertito il forte dolore, la signora cercava un rimedio al morso dell'insetto, ma non dava peso più di tanto all'incidente. Li per li infatti non accusava alcunchè se non appunto il fastidio del dolore. Ma il pungiglione una volta penetrato nella cute, continuava ad emanare veleno e la signora improvvisamente veniva colta da convulsioni. In quel preciso istante però riusciva a chiamare la figlia Antonella, la quale appresa la notizia proprio dalla madre, allertava immediatamente il 118 che da Piedimonte Matese inviava un equipaggio in soccorso. Sul posto il personale medico le praticava una prima iniezione e trasportava la donna presso l'ospedale cittadino, laddove veniva disposto il ricovero in terapia intensiva, dove la signora Zazzarino si trova tuttora, ma sembra sia fuori pericolo. Il caso capitato alla 59enne deve far riflettere molto, poichè una semplice puntura di una vespa o nella fattispecie di un calabrone, se non presa immediatamente sul serio, può condurre addirittura alla morte per asfissia, dovuta allo shock anafilattico.
E' POSSIBILE VACCINARSI. - E' possibile, per le persone a rischio, 'vaccinarsi' contro la puntura di un calabrone, dolorosa e spiacevole per la maggioranza, ma che può essere tragica o addirittura letale per il 10% della popolazione. Persone che corrono rischi maggiori perché allergiche al veleno o per condizioni di salute precarie. L'ultimo drammatico episodio la morte di un imprenditore viterbese, deceduto per shock anafilattico dopo la puntura dell'insetto. Ma i dati indicano 15 decessi l'anno in Europa, "sottostimati", secondo Domenico Schiavino, direttore del Servizio di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma. "Difendersi da questo tipo di incidente è difficile", spiega Schiavino. E' necessario soprattutto evitare la puntura, utilizzando, in campagna, un abbigliamento adeguato. "Ma bisogna avere anche un po' di fortuna", per scoprire, ad esempio, di essere a rischio prima che sia troppo tardi. "Le persone che hanno avuto reazioni non solo locali, ma sistemiche (ovvero con il coinvolgimento di parti del corpo lontane dalla parte pizzicata) alla puntura di un imenottero (api, bombi, vespe, calabroni) hanno più probabilità di essere allergiche al veleno dell'insetto". Per loro, quindi, è consigliabile fare le indagini necessarie, realizzabili soltanto in laboratori altamente specializzati, per verificare l'eventuale allergia specifica al calabrone. In caso di positività, poi, "è possibile fare un trattamento di desensibilizzazione", spiega Schiavino.
In pratica, "il paziente viene sottoposto ad una terapia periodica, una volta al mese per 5 anni. Ha lo stesso meccanismo d'azione dei vaccini per le allergie respiratorie, solo che in questo caso si inietta una dose media di veleno di calabrone. In questo modo l'organismo si abitua poco a poco e si ha una buona protezione". Il problema, però, "è avere in tempo dei segnali che mettano in allarme e indichino la necessità di una protezione", dice Schiavino. La desensibilizzazione, per chi è a rischio, "è un trattamento salvavita. Per questo al nostro Servizio di Allergologia (06-30154965) del Gemelli di Roma inseriamo questi pazienti fuori dalla lista d'attesa".
- La desensibilizzazione è specifica per ciascun tipo di imenottero. Il consiglio di sottoporsi alla diagnosi specifica è rivolto a chi ha già avuto esperienze negative con qualunque di questi insetti, "perché spesso si hanno allergie crociate". Ma anche "alle persone che lavorano a contatto con questi insetti, per esempio gli apicoltori, e che possono più facilmente essere punti più volte e sviluppare una sesibilizzazione", con tutti i rischi del caso.
Oltre alle persone allergiche i rischi, al di là dello shock anafilattico, sono elevati anche per le persone anziane e con problemi cardiaci. "La liberazione di istamina nell'organismo, indotta dal veleno degli animali, gli imenotteri ma anche le meduse, può alterare il ritmo cardiaco. E questo può rappresentare un grave pericolo per chi ha una situazione di base compromessa", aggiunge Schiavino.
Il calabrone, in particolare, "ha una quantità di veleno molto elevata che può mettere davvero a rischio la vita di una persona con problemi cardiaci", conclude.







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