Avrebbero costituito un’associazione a delinquere che avrebbe messo in ginocchio decine di imprenditori...
Associazione a delinquere
di stampo mafioso,
intestazione fittizia,
minacce ed estorsione
lungo l’Arno, chiuse le
indagini per 23 persone.
La Procura della Repubblica
presso il tribunale
di Firenze ha notificato
il termine della fase
investigativa a Benedetto
D’Innocenzo e altri
ventidue indagati per
aver messo su un’organizzazione
dedita alle
estorsioni ai danni di
imprenditori e commercianti
toscani.
Benedetto D’Innocenzo, considerato dalla Procura promotore di un’associazione a delinquere e ritenuto vicino ai clan Ligato, Russo e Bardellino, insieme a Diocrate D’Innocenzo, quale suo principale socio d’affari e all’occorrenza esecutore di spedizioni punitive, avrebbero “spogliato” alcune società per ottenerne l’acquisizione e il controllo mediante una serie di prestanomi. Tra le persone finite nella rete di D’Innocenzo, A. R., titolare di una ditta di importazioni di articoli da giardino. L’uomo, in gravi difficoltà economiche, sarebbe stato costretto a cedere, per la metà del loro valore, i beni immobili personali e societari ad un prestanome dell’indagato, che si sarebbe appropriato così di fatto di tutto il suo patrimonio. Le proprietà della vittima sarebbero, poi, confluite in un nuova ditta creata ad hoc. Per impedire ai legittimi titolari di rientrate in possesso di quanto ingiustamente gli era stato sottratto, questi sarebbero stati sottoposti a continue intimidazioni, tra le quali l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco all’indirizzo della sua autovettura. Giuseppe Laurenza, residente a Santa Maria Capua Vetere, sarebbe stato, invece, uno degli esecutori materiali delle minacce. Insieme a Alfonso Di Penta, di Caserta, avrebbe preso di mira più di un commerciante. Tra questi il titolare di un’autofficina specializzata nella preparazione di auto da rally che sarebbe stato costretto ad effettuare costose riparazioni alla macchina di Di Benedetto che intendeva partecipare ad una competizione sportiva. Al fine di conseguire il loro scopo, si sarebbero portati dietro anche delle armi. Il sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Firenze, al termine della fase investigativa, ha notificato per tutti l’avviso della conclusione indagini. Nel collegio difensivo gli avvocati Carlo De Stavola, Antonello Fabbrocile e Pierfrancesco Lugnano.
Benedetto D’Innocenzo, considerato dalla Procura promotore di un’associazione a delinquere e ritenuto vicino ai clan Ligato, Russo e Bardellino, insieme a Diocrate D’Innocenzo, quale suo principale socio d’affari e all’occorrenza esecutore di spedizioni punitive, avrebbero “spogliato” alcune società per ottenerne l’acquisizione e il controllo mediante una serie di prestanomi. Tra le persone finite nella rete di D’Innocenzo, A. R., titolare di una ditta di importazioni di articoli da giardino. L’uomo, in gravi difficoltà economiche, sarebbe stato costretto a cedere, per la metà del loro valore, i beni immobili personali e societari ad un prestanome dell’indagato, che si sarebbe appropriato così di fatto di tutto il suo patrimonio. Le proprietà della vittima sarebbero, poi, confluite in un nuova ditta creata ad hoc. Per impedire ai legittimi titolari di rientrate in possesso di quanto ingiustamente gli era stato sottratto, questi sarebbero stati sottoposti a continue intimidazioni, tra le quali l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco all’indirizzo della sua autovettura. Giuseppe Laurenza, residente a Santa Maria Capua Vetere, sarebbe stato, invece, uno degli esecutori materiali delle minacce. Insieme a Alfonso Di Penta, di Caserta, avrebbe preso di mira più di un commerciante. Tra questi il titolare di un’autofficina specializzata nella preparazione di auto da rally che sarebbe stato costretto ad effettuare costose riparazioni alla macchina di Di Benedetto che intendeva partecipare ad una competizione sportiva. Al fine di conseguire il loro scopo, si sarebbero portati dietro anche delle armi. Il sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Firenze, al termine della fase investigativa, ha notificato per tutti l’avviso della conclusione indagini. Nel collegio difensivo gli avvocati Carlo De Stavola, Antonello Fabbrocile e Pierfrancesco Lugnano.
Antonella Giannattasio








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