martedì 9 ottobre 2012

Calvi Risorta. Estorsione in Toscana, indagati 23 soggetti tra i quali anche un uomo e due donne caleni

Avrebbero costituito un’associazione a delinquere che avrebbe messo in ginocchio decine di imprenditori...
Associazione a delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia, minacce ed estorsione lungo l’Arno, chiuse le indagini per 23 persone. La Procura della Repubblica presso il tribunale di Firenze ha notificato il termine della fase investigativa a Benedetto D’Innocenzo e altri ventidue indagati per aver messo su un’organizzazione dedita alle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti toscani.
Benedetto D’Innocenzo, considerato dalla Procura promotore di un’associazione a delinquere e ritenuto vicino ai clan Ligato, Russo e Bardellino, insieme a Diocrate D’Innocenzo, quale suo principale socio d’affari e all’occorrenza esecutore di spedizioni punitive, avrebbero “spogliato” alcune società per ottenerne l’acquisizione e il controllo mediante una serie di prestanomi. Tra le persone finite nella rete di D’Innocenzo, A. R., titolare di una ditta di importazioni di articoli da giardino. L’uomo, in gravi difficoltà economiche, sarebbe stato costretto a cedere, per la metà del loro valore, i beni immobili personali e societari ad un prestanome dell’indagato, che si sarebbe appropriato così di fatto di tutto il suo patrimonio. Le proprietà della vittima sarebbero, poi, confluite in un nuova ditta creata ad hoc. Per impedire ai legittimi titolari di rientrate in possesso di quanto ingiustamente gli era stato sottratto, questi sarebbero stati sottoposti a continue intimidazioni, tra le quali l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco all’indirizzo della sua autovettura. Giuseppe Laurenza, residente a Santa Maria Capua Vetere, sarebbe stato, invece, uno degli esecutori materiali delle minacce. Insieme a Alfonso Di Penta, di Caserta, avrebbe preso di mira più di un commerciante. Tra questi il titolare di un’autofficina specializzata nella preparazione di auto da rally che sarebbe stato costretto ad effettuare costose riparazioni alla macchina di Di Benedetto che intendeva partecipare ad una competizione sportiva. Al fine di conseguire il loro scopo, si sarebbero portati dietro anche delle armi. Il sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Firenze, al termine della fase investigativa, ha notificato per tutti l’avviso della conclusione indagini. Nel collegio difensivo gli avvocati Carlo De Stavola, Antonello Fabbrocile e Pierfrancesco Lugnano.
Antonella Giannattasio

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