Le scoperte: "una galleria di larghezza e di altezza tali che un uomo di media statura
vi può camminare dentro liberamente... parallela e decorre sotto
il letto del Torano che arriva poi ad Alife... scoperta per
caso da un contadino del luogo ne fu subito chiuso l'accesso anni
addietro per non avere grane sul suo terreno" e "...un pilastro in brecciame...".
"Se ne sarebbero perdute traccia e memoria - ci scrive Sisto Spinelli (nella foto, sopra), se non fosse stato per Gianfrancesco Trutta, storico del '700, che con le "Dissertazioni Istoriche delle Antichità Alifane" tramandò fino a noi l'esistenza di un colossale acquedotto che dalle sorgenti del Maetto portava l'acqua in ALife romana. Infatti ai suoi tempi ne esistevano ancora le rovine ed egli in una dissertazione dedicata agli acquedotti, tra l'altro così testualemnte scriveva: "... Tale acquedotto all'avvicinarsi per ad Alife uscendo sotterra camminava sopra una fortissima e larga muraglia che nientedimeno rotta dall'empito della corrente e restata a sinistra di essa e l'acquedotto giungeva sopra ad archi ad una Torre a parallelogrammo edificata che sta ancora in piede e che era il castello dell'acqua, dalla cui alta conca in più condotti divisa tornava a calare sotterra...". Dalle parole "larga muraglia" - continua Spinelli - si deduce che esso portava una grande quantità di acqua. Inoltre le parole "nientedimeno rotta dall'empito della corrente" suggeriscono che quando le arcate caddero per effetti devastanti di qualche terremoto la forza dell'acqua in grande quantità ossia l'impeto della corrente ruppe e consumò la muraglia "fortissima" tutta a un lato e "restata a sinistra di essa". A seguito poi di altri eventi distruttivi anche "l'acquedotto che camminava sotterra" smise di funzionare e l'acqua del Maretto riprese il suo naturale cammino. Conseguentemente i cittadini alifani, già nel III secolo dopo Cristo, dovettero scavare i pozzi per attingere l'acqua potabile ed incanalarono parte dell'acqua derivandola dal corso naturale del Torano a Piedimonte in prossimità del luogo oggi sorge l'Opera dei Salesiani. Essi realizzarono unfosso artificiale passando sopra la galleria dell'acquedotto e poi a fianco delle arcate cadute e portarono l'acqua fino ad Alife ed dentro la città praticando un foro sotto le mura romane. Negli ultimi secoli e fino al 1966 questo corso d'acqua fu utilizzato anche per far girare le macine di due mulini, per una officina di produzione dell'energia elettrica che forniva l'illuminazione al paese. Dal 1966 l'aqua fu captata ed immessa nelle condotte dell'Acqudotto Campano ed ora non c'è più. C'è invece ancora il fossato. Spinto da curiosità e da interesse, sulla base delle notizie che immediatamente precedono, lo scrivente è stato mosso a ricercare le tracce dell'acquedotto ancora oggi esistente di questo antico e colossale acquedotto ed ecco quanto sono riuscito a trovare. La prima traccia si rinviene nel territorio di Piedimonte, al confine tra Piedimonte ed Alife. Trattasi di una galleria di larghezza e di altezza tali che un uomo di media statura vi può camminare dentro liberamente. Essa è parallela e decorre sotto il letto del Torano che arriva poi ad Alife in quel tratto. Scoperta per caso da un contadino del luogo ne fu subito chiuso l'accesso anni addietro per non avere grane sul suo terreno. La seconda traccia si trova nel territorio di Alife, nel punto in cui la strada è deviata davanti alla Caserma dei Carabinieri. Trattasi di un pilastro in brecciame, cioè lo stesso materiale che fu usato per costruire le mura romane, salvatosi perchè racchiuso nella quinta torre del Castello Medioevale, apparentemente di oltre due metri di larghezza sicuramente era rivestito in opus incertum o lastroni di pietra. La sua posizione suggerisce che questo acquedotto, nel suo decorso, scvalcava le mura romane. La terza traccia si trova in un disegno di Alife non datato ma risalente sicuramente agli anni anteriori al devastante terremoto del 1561. Nel predetto disegno si nota chiaramente la presenza della torre a parallelogramma che descrive il canonica Trutta, dietro il Castello Medioevale. "Parallelogramma" a dirla più semplice è una piramide a punta tagliata, costruita così allo scopo di realizzare una struttura solida e forte tenuto conto del fatto che doveva mantenere l'acqua dentro... la quarta traccia è da individuare nel vasto ed ampio sotterraneo che da qualche anno è stato svuotato grazie alla disponibilità di fondi europei perchè riempitosi nei secoli di materiale alluvionale penetratovi dalle due gallerie opposte...
Un tempo l'acqua era tutta per Allifae, purissima e limpidissima ma non del tutto immune da difetti, durante le piogge abbondanti e prolungate diventava torbida. Se però, quando è torbida la si mette in un bicchiere, in pochi istanti diventa limpidissima. Gli ingegneri di quell'epoca costruirono questo vasto, ampio, colossale sotterraneo per decantare l'acqua.
Chi scrive pensa che si possono utilmente risparmiare le spese per tirare fuori l'acqua che vi sorge perchè ciò avviene alemno quattro o cinque volte l'anno, perchè travisa l'immagine del sotterraneo e perchè offende la dignità del cervellone che 2000 anni fa lo progettò e lo fece realizzare.
Lo scrivente sta facendo studi sulla fondazione di Allifae romana, fondata e costruita in piena potenza militare ed economica di Roma, quando già il mar mediterraneo era "mare nostrum"; lo scrivente sta facendo studi sulla preistorica e remota "ALIQUA", poichè "ALI" è una radice indoeuropea e vuol dire "tutto", mentre "QUA" vuol dire "acqua"; con l'influenza della magna grecia in greco venne tradotta in "ALLIBANON", in greco "ALLI" vuol dire "tutto", mentre "BA" vuol dire "sorgente" e "NON" vuol dire "terra di", e senza dubbio l'area alifana è ricchissima di sorgenti, cioè di acqua".
Sisto Spinelli











0 commenti:
Posta un commento