Sotto accusa fra gli altri l’ex assessore comunale di Caserta Gigliofiorito in quanto presidente di “Mondo Tondo”. Implicati anche Capitelli e De Angelis che erano ai vertici del consorzio sociale Icaro...
Secondo atto dello scandalo giudiziario che portò in cella il sindaco Pdl di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, poi assolto con il rito abbreviato. In questi giorni vi è stato l’avviso della conclusione delle indagini per altre persone coinvolte nelle indagini, accusate a vario titolo di corruzione, falso e omissione di atti d’ufficio aggravata dall’articolo 7. Ecco cosa si legge nel provvedimento che porta la firma del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Giovanni Conzo e che vede coinvolti imprenditori come il presidente del consorzio Icaro Gabriele Capitelli di Santa Maria Capua Vetere e il vice presidente Antimo De Angelis di San Prisco e anche ex amministratori del Comune di Caserta come Arturo Gigliofiorito (nella foto).
Nello specifico hanno ricevuto l’avviso di 415 bis Gaetano Manna di Pignataro Maggiore, Domenico Cesaro di Giugliano, Michele Di Maro di Marano. Manna e Cesario rispondono di corruzione e di peculato, Di Maro di estorsione aggravata dall’articolo 7, Gigliofiorito, Capitelli e De Angelis rispondono di omissione in atti d’ufficio aggravata dall’articolo 7 perché Gigliofiorito, quale presidente della onlus “Mondo Tondo”, Capitelli e De Angelis quali presidente e vice presidente della Icaro incaricati dalla gestione di beni confiscati alla famiglia Lubrano di Pignataro e in tale qualità di amministratori dei beni immobili confiscati alla famigliaLubrano-Ligato “omettevano di compiere un atto dovuto in ragione del loro ufficio e precisamente l’immissione del possesso dei beni e la conseguente amministrazione dei beni suddetti consentendo che la famiglia Lubrano continuasse a gestire e percepire redditi relativi a tali beni”. Capitelli, per il quale il pm chiese l’arresto, richiesta rigettata dal giudice per le indagini preliminari Terzi, risponde anche di falso perchè, sempre secondo quanto si legge nel provvedimento della magistratura, “in qualità di incaricato di pubblico servizio attestava il falso in una relazione di servizio indirizzata al comune di Pignataro e perché in qualità di presidente attestava di essere entrato in possesso di beni della famiglia Ligato il sette giugno del 2007 e non il 18 maggio del 2005”. De Angelis risponde inoltre dell’accusa di falso ideologico per lo stesso episodio contestato a Capitelli nell’ambito di questa inchiesta. Fanno parte del collegio difensivo gli avvocati Carlo De Stavola, Alfonso Reccia e Mauro Iodice.

Nello specifico hanno ricevuto l’avviso di 415 bis Gaetano Manna di Pignataro Maggiore, Domenico Cesaro di Giugliano, Michele Di Maro di Marano. Manna e Cesario rispondono di corruzione e di peculato, Di Maro di estorsione aggravata dall’articolo 7, Gigliofiorito, Capitelli e De Angelis rispondono di omissione in atti d’ufficio aggravata dall’articolo 7 perché Gigliofiorito, quale presidente della onlus “Mondo Tondo”, Capitelli e De Angelis quali presidente e vice presidente della Icaro incaricati dalla gestione di beni confiscati alla famiglia Lubrano di Pignataro e in tale qualità di amministratori dei beni immobili confiscati alla famigliaLubrano-Ligato “omettevano di compiere un atto dovuto in ragione del loro ufficio e precisamente l’immissione del possesso dei beni e la conseguente amministrazione dei beni suddetti consentendo che la famiglia Lubrano continuasse a gestire e percepire redditi relativi a tali beni”. Capitelli, per il quale il pm chiese l’arresto, richiesta rigettata dal giudice per le indagini preliminari Terzi, risponde anche di falso perchè, sempre secondo quanto si legge nel provvedimento della magistratura, “in qualità di incaricato di pubblico servizio attestava il falso in una relazione di servizio indirizzata al comune di Pignataro e perché in qualità di presidente attestava di essere entrato in possesso di beni della famiglia Ligato il sette giugno del 2007 e non il 18 maggio del 2005”. De Angelis risponde inoltre dell’accusa di falso ideologico per lo stesso episodio contestato a Capitelli nell’ambito di questa inchiesta. Fanno parte del collegio difensivo gli avvocati Carlo De Stavola, Alfonso Reccia e Mauro Iodice.
Tina Palomba






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