Intercettazioni telefoniche evidenti, ma coloro che hanno subito richieste di danaro affermano che non è vero...
Continuano a negare, spesso anche contro le evidenze delle intercettazioni telefoniche, le presunte vittime delle estorsioni della “camorra delle montagne”. Ieri, dinanzi alla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, si è svolta una nuova seduta del processo a carico di Raffale Ligato, Pietro Ligato (nella foto), Antonio Raffaele Ligato classe 1974, Pietro Mercone, Michele Lettieri, Primo Letizia, Maurizio Mauro e Giuseppe Pettrone, accusati di associazione a delinquere ed estorsione. Ascoltato come teste un imprenditore del settore del movimento terra in qualità di persona offesa, ma anche di imputato in reato connesso. L’uomo ha affermato di non aver mai ricevuto direttamente richieste estorsive dal figlio del boss, reggente del clan, Pietro Ligato, ma di essere stato minacciato da due persone giunte in moto nei pressi del cantiere all’interno del quale stava lavorando a Vitulazio. La sua versione, però, è stata continuamente contestata dal pubblico ministero che, verbali alla mano, ha messo in dubbio le dichiarazioni reticenti del teste. In diverse conversazioni telefoniche, infatti, ci sarebbe traccia di quelle richieste estorsive e dell'aiuto chiesto dall'imprenditore di Pignataro Maggiore al clan dei Casalesi, in particolare a Carlo Del Vecchio, affinchè lo liberassero dalle pressioni di Ligato. Questo il contenuto di alcune intercettazioni tra il teste e un'altra persona: “Stavo ad aspettare un camion e arrivò Pierino ’o piccirill con altra gente, si misero a girare nel cantiere con le macchine. Al paese lo sanno già, l'ho già detto. Mi hanno detto che adesso lo fanno smettere, che se mi succede una piccola cosa prendono una decisione”. Chiara la replica del suo interlocutore: “Loro lo hanno già sparato fino a fuori casa. Se vogliono possono fare quello che vogliono” (chiaro riferimento ad uno degli agguati subiti da Pietro Ligato). La Corte ha, quindi, ascoltato le dichiarazioni di Olimpia Abbate, capogabinetto della Questura di Caserta.
Antonella Giannattasio





0 commenti:
Posta un commento