martedì 10 luglio 2012

Racket del caro estinto. Nei guai anche Della Cioppa, originario di Camigliano

L’inchiesta ha riguardato complessivamente 89 persone. Sgominata l’organizzazione che tentava di accaparrarsi i trasporti funebri...
Approfittano della vulnerabilità di chi perde un parente per fare cassa: in tempo reale vengono a sapere chi muore negli ospedali, riescono ad avere i dati personali dei familiari del defunto e li contattano, offrendosi di organizzare le esequie in tempi brevi e senza intoppi di natura burocratica. Prezzo della prestazione: tra i 1500 e i 4000 euro. E’ il modus operandi di alcune note ditte di onoranze funebri che operano a Napoli, finite nel mirino della procura della Repubblica di Napoli: i riflettori della magistratura si sono accessi, tra gli altri, sui Trombetta, Dominech, Villani, Bellomunno e Montuoro. Ieri mattina gli agenti della Squadra Mobile hanno dato esecuzione a 45 provvedimenti restrittivi, di cui tre in carcere, 15 ai domiciliari (quattro misure sono rimaste inevase) e 27 obblighi di firma: in calce all’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari Paola Pasqualina Laviano su richiesta del pm Henry John Woodcock, ci sono le accuse di associazione per delinquere, falso in atto pubblico e corruzione. Altre 44 persone sono indagate a piede libero; tra questi ci sono Vincenzo Martino, 47 anni, socio e liquidatore della ditta di onoranze funebri La Concordia, di Casal di Principe, Giuseppe Della Cioppa, originario di Camigliano, e Gemma Immacolata Criscuolo, originaria di Villa di Briano. Nei guai sono finiti non solo dipendenti e gestori delle società di pompe funebri, ma anche medici legali e dipendenti cimiteriali. Dall’inchiesta, che poggia prevalentemente sulle intercettazioni telefoniche, è emerso infatti che i responsabili delle ditte di onoranze funebri pagavano chi lavorava negli ospedali o negli obitori per essere tempestivamente informati sui decessi al fine di poter avvicinare i familiari del morto prima di altre ditte e assicurarsi così i funerali. In cambio gli informatori avrebbero ricevuto alcune centinaia di euro. Quanto al ruolo svolto dai medici legali, secondo la procura i professionisti redigevano i certificati di morte al buio: non si recavano di persona ad accertare l’avvenuto decesso come prevede la legge, compilavano la scheda e il certificato necroscopico nei loro studi o seduti al tavolino di un bar servendosi delle indicazioni spesso fornite telefonicamente. Uno degli indagati, come si evince dall’ordinanza di custodia cautelare, il 9 febbraio 2010 telefonò ai carabinieri della stazione di San Cipriano d’Aversa e si presentò come addetto al consolato ucraino per avere notizie relative al decesso di un cittadino di quella nazionalità. Il 15 marzo si spacciò come il dottor Razavan, sempre del consolato di Romania, chiedendo notizie su un decesso ai carabinieri delle stazioni di Lusciano, Trentola Ducenta e Aversa. Un sistema truffaldino che, hanno sottolineato i magistrati, andava ad incidere sui costi che i familiari dello scomparso dovevano sostenere per le esequie: i parenti dei defunti, infatti, si ritrovavano a pagare anche quelle somme di denaro che le ditte di onoranze funebri sborsavano agli ‘amici’ corrotti. I casi documentati dalle indagini riguardano il 2009, ma il business andava avanti da tempo. Gli ospedali in cui sono stati accertati i casi sono il Centro Traumatologico Ortopedico e il Cotugno, ma è estremamente verosimile che il fenomeno si verificasse anche in altri nosocomi cittadini e della provincia”.
ma.ga.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Succede in ogni luogo;
nell'alto casertano c'è gente che con questo giochetto si è pagata i mutui.