domenica 12 febbraio 2012

SPECIALE VATICANO/ Così la "Santa" Sede indaga sul complotto e soprattutto vogliono scoprire la talpa

Un documento confidenziale, scritto in tedesco, probabilmente perché possano capirlo solo Joseph Ratzinger e il suo segretario, padre Georg. È stato consegnato direttamente al Pontefice e contiene il “report” della visita che il cardinale Romeo (arcivescovo di Palermo) ha fatto in Cina nel novembre scorso. Tre i punti principali riportati nel documento: l’annunciata morte violenta del Papa entro l’anno, i difficili rapporti con il cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano. E la possibile successione di Angelo Scola (attualmente arcivescovo di Milano) allo stesso Ratzinger...
L’inchiesta è già partita. Il capo della Gendarmeria dello Stato Vaticano, Domenico Giani, è stato investito ufficialmente e sfrutterà tutti i poteri di cui dispone. Questo ex funzionario dei servizi segreti civili italiani, proveniente dai ranghi della Guardia di Finanza, da quando nel 2006 è divenuto ispettore generale del corpo che cumula le funzioni di polizia, vigili del fuoco e servizio segreto, ha stravolto e potenziato la struttura che ha raccolto l’eredità delle disciolte forze vaticane. Oltre alle novità sbandierate per dare l’impressione di un corpo moderno come le Ducati 1200 e le Smart elettriche, i corsi all’Fbi, l’adesione all’Interpol e l’istituzione di un gruppo di pronto intervento antiterrorismo, Giani dispone di una vera e propria sala segreta per le intercettazioni telefoniche e ambientali alla quale può accedere con tessera elettronica solo solo un numero ristretto di fedelissimi.
QUESTA squadretta abile anche nei pedinamenti fa della Gendarmeria un’arma temibile nelle mani del promotore dell’azione penale, l’avvocato Nicola Picardi, che riveste le funzioni di pm nello Stato Vaticano. A sua volta Picardi risponde formalmente al Santo Padre ma le leve reali del potere, sono come al solito nelle mani del cardinale Tarcisio Bertone. Le intercettazioni telefoniche e ambientali sono già state usate nell’ambito dell’inchiesta scaturita dalle lettere dell’ex segretario generale del Governatorato Carlo Maria Viganò, poi promosso-rimosso nunzio negli Stati Uniti. Nel 2008 un’altra indagine delicatissima era stata affidata alla Gendarmeria per appurare cosa ci fosse di vero nelle ricorrenti denuncie che giungevano sui servizi tecnici del Governatorato. Si potrebbe immaginare che al centro dell’inchiesta affidata alla Gendarmeria stavolta ci sia l’angoscioso oggetto in neretto in testa al documento pubblicato dal Fatto venerdì: “il Cardinale Romeo ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre”. Ma la sensazione è che, come nel caso dell’inchiesta scaturita dalle denuncie di monsignor Viganò, gli accertamenti non mirino tanto a sfruttare la finestra aperta dai documenti consegnati alla segreteria di Stato e poi pubblicati dai giornali bensì a chiuderla. L’indagine della gendarmeria accerterà come il documento sia giunto nelle mani del Cardinale Dario Castrillon Hoyos e cercherà di chiarire anche le misteriose circostanze del viaggio in Cina del cardinale Paolo Romeo. Ieri l’arcivescovo di Palermo ha tenuto a ribadire: “indiscussa fedeltà e gratitudine per quanto ci dona attraverso il suo illuminato magistero al Santo Padre”. Ma il giallo sul suo viaggio in Cina, misterioso e non autorizzato ufficialmente, resta. Ma soprattutto l’indagine punta a scoprire chi ha fatto uscire dalle mura leonine i documenti pubblicati in questi giorni dal Fatto. Il Segretario di Stato Tarcisio Bertone è letteralmente infuriato per quello che ha letto. Il documento consegnato dal cardinale Dario Castrillon Hoyos a metà gennaio era ovviamente noto al cardinale ma leggere quel documento sui siti di mezzo mondo non gli ha fatto certamente piacere.
ANCHE PERCHÉ in quel testo sono riportate considerazioni che non mettono certo in buona luce Bertone. Il segretario di stato è dipinto come un collaboratore non stimato e malsopportato da Ratzinger e per di più come un elemento poco gradito anche al successore designato da papa Ratzinger: l’arcivescovo di Milano Angelo Scola. Su questo secondo punto delicatissimo, quello della successione a Benedetto XVI, però oggi il Fatto pubblica un altro documento inedito che dimostra come talvolta il Papa non segua i consigli dell’arcivescovo Scola. Anche quando si tratta della sua vecchia diocesi. Da poche settimane, come è noto, è stato nominato patriarca di Venezia monsignor Francesco Moraglia. Per quel posto prestigioso (dal quale spiccarono in passato il volo verso Roma ben tre pontefici) erano in ballottaggio due nomi: Moraglia appunto e Andrea Bruno Mazzoccato, arcivescovo di Udine. Il Fatto ha rintracciato una lettera del 31 ottobre del 2011 scritta proprio dall’ex patriarca di Venezia, Angelo Scola al Nunzio in Italia Luca Lorusso. Il nunzio chiedeva a Scola di indicare un nome per la sua vecchia diocesi e l’arcivescovo di Milano rispondeva così: mi sento di indicare in ordine di preferenza i seguenti nomi: “1. S.E. Mons. Andrea Bruno Mazzoccato; 2. S.E. Mons. Francesco Moraglia; 3: S.E. Mons. Gianni Ambrosio. Salvo miglior giudizio Nel Signore”. E il giudizio del Papa è stato opposto: il patriarca di Venezia oggi è Francesco Moraglia.
Al di là del Tevere “un nido di vipere” WASHINGTON E I REPORT SUL VATICANO DAGLI ANNI ’70...
Bisognerebbe interrogarsi da cosa derivi il potere del Vaticano sui media italiani. Ne sa qualcosa questo giornale (Il Fatto Quotidiano, ndr), che sfidando l’ira dei colleghi quotidiani, ha appena pubblicato un documento sconcertante. Documento minimizzato dagli altri giornali. Per non concedere al Fatto l’onore delle armi di fronte a uno scoop giustamente definito una bomba da Santoro in trasmissione? Non credo sia questa la ragione.
IL MOTIVO risiede nel timore reverenziale di urtare la “sensibilità” d’oltre Tevere. Ringraziamo Internet e la stampa internazionale, se lo scoop del Fatto ha ricevuto la giusta attenzione. A mio avviso la parte più drammatica del documento inviato al Papa non è nella rivelazione di un possibile attentato (ora grazie alla pubblicazione di sicuro allontanato; almeno di questo si renderà merito). L’elemento più inquietante è nelle righe che sottintendono una faida interna in seno alle segrete stanze. Il New York Times, che se c’è da dare una notizia dell’ira del Vaticano se ne frega, ha cominciato a frugare in quei segreti, a partire dalla trasmissione di Gianluigi Nuzzi su La7 a proposito della lettera dell’attuale Nunzio apostolico a Washington (pare ancora per poco) sulla presunta corruzione all’interno del Governatorato di Città del Vaticano. Questo silenzio omertoso che costringe gran parte dei media italiani a tenere la schiena poco dritta ha radici antiche. Quando negli anni Settanta insegnavo a Washington, ebbi l’avventura di “liberare” per la prima volta una serie di documenti segreti della amministrazione americana che riguardavano l’Italia e il Vaticano. Si trattava di rivelazioni scottanti, antesignane del lavoro che fa oggi Julian Assange, incluse le fotocopie degli assegni pagati ai politici nostrani e ad alcuni prelati. Questi documenti li ho pubblicati in un primo libro circolato indenne grazie alla Feltrinelli, gli americani in Italia, e poi in un secondo, Il Malaffare, subito tolto dal mercato dalla Mondadori. Alla vigilia della Liberazione, un documento Top secret dell’ambasciata americana a Roma informa Washington che sono stati “agganciati” due alti prelati, Monsignor Perrone e Monsignor Dadaglio, i quali spifferano agli yankee quanto sta avvenendo in Vaticano, ovvero i timori di Pio XII per un possibile governo con dentro i comunisti. I due prelati rivelano che in Vaticano non tutti sono d’accordo con il Papa, tra questi Monsignor Tardini, che è a capo di una corrente “non ostile” al Pci. La documentazione relativa a questi “intrighi del Vaticano”, così li definisce la stessa amministrazione americana, viene inviata ad alcuni giornalisti italiani perché ne scrivano, favorendo così il deflagrare di alcune posizioni troppo progressiste. Come si vede, quando si vuole scrivere si scrive. Ancora più scottante la documentazione che concerne Monsignor Giovambattista Montini. Prima di diventare Segretario di stato e poi Papa Paolo VI, Montini viene “agganciato” da James Angleton, capo del controspionaggio di stanza a Roma. È convinto delle capacità del prelato, ma preoccupato del suo orientamento “poco conservatore”. Lo farà intercettare e monitorare tramite cimici piazzate nei suoi uffici da alcuni prelati compiacenti. Le “trame in Vaticano”, così le qualificano i documenti, si fanno particolarmente accese, quando negli anni Sessanta si prepara il Concilio Vaticano II e la DC sta per aprire al partito socialista. Giovanni XXIII appare favorevole, ma non sono pochi i cardinali che la pensano diversamente evorrebbero metterlo “sotto tutela”.
SI AGITANO come in un balletto il Sottosegretario di stato Monsignor Dell’Acqua e i monsignori Berloco e Iginio Cardinale, capo protocollo della Segreteria. Monsignor Vagnozzi, il delegato apostolico nella capitale americana, fa addirittura la spia di nascosto al Papa. Si presenta in gran segreto ai dirigenti del Dipartimento di stato per comunicare che “Giovanni XXIII ha un cancro inoperabile. Gli restano da vivere dai 6 ai 12 mesi. Monsignor Vagnozzi ha pregato di non fare il suo nome”. Lo stesso monsignore diventerà Presidente della Prefettura per gli Affari economici. Ai tempi del breve e misterioso pontificato di Papa Luciani il cardinale Palazzini gli contesterà la sua reticenza sugli “immorali affari dello IOR” di Monsignor Marcinkus, “in combutta con Calvi e Sindona”. Tutto questo cicaleccio preoccupa la stampa americana, che comincia a filtrare notizie. Silenzio invece sui nostri quotidiani. Spiegano bene all’Italian desk del Dipartimento di stato: il Vaticano e la Chiesa sono due entità diverse: il primo è un vero e proprio stato con un suo governo. E come tutti i governi è attraversato da correnti e conflitti interni. La Chiesa invece, scrivono a Washington, si occupa delle anime dei fedeli, in quanto vera erede di Cristo. Il Vaticano, aggiungono, talvolta appare in dissidio con la Chiesa. È sicuramente il “partito” italiano più influente, temuto dalla stampa, riverito e omaggiato persino dal partito comunista. Poi in una nota definiscono la città del Vaticano “un nido di vipere”. Ora come allora?
È AUTENTICO La conferma del documento su tutti i giornali del mondo. Dopo aver fatto il giro del mondo, anche il giorno dopo i giornali internazionali continuano a occuparsi della complotto ai danni del Papa. Lo fanno dando conto delle ultime notizie dal Vaticano, a cominciare dalla conferma dell’autencità del documento pubblicato dal Fatto, e riportando anche stralci del dibattito che la notizia ha provocato sulla stampa italiana. Hanno scritto i corrispondenti da Roma dei principali quotidiani inglesi: il Times, l’Independent, il Guardian, il Daily Telegraph e il Daily Mail. Nella stampa americana in particolare hanno dedicato spazio alla notizia il Washington Post e il San Francisco Chronicle, che ha costruito un pezzo sulla “Spectre ” mondiale che complotta contro il Vaticano, ricapitolando i principali scandali da Papa Luciani, allo Ior all’omicidio Calvi. In Francia parlano dell’articolo del Fatto sia Le Monde che Le Figaro e la notizia viene ripresa anche da TF1, la RaiUno d’Oltralpe. In Spagna se ne occupano ancora El Mundo e La Vanguardia. Ricostruisce i fatti anche l’edizione on line del settimanale tedesco di approfondimento Der Spiegel. E poi ci sono i quotidiani sudamericani. Raccontano delle vicende dei cardinali Romeo e Castillon (che è colombiano) sia l’argentino Clarin che i brasialiani Globo e Jornal do Brasil. In Australia ne scrive il Sidney Morning Herald.
Come (e perché) dal tg1, tg2,tg3, passando per tg4, tg5, Studio Aperto e Tg La7, ignorano la notizia...Per promuovere l'8 per mille e le missioni evangeliche, la Cei ha comprato spazi tv per oltre 12 milioni. E fioccano le raccomandazioni dei "pretini" per le nomine in Rai...
Stavolta la televisione è davvero uno schermo: respinge d'istinto il documento esclusivo su Benedetto XVI che pubblica il Fatto e che numerosi quotidiani, italiani e stranieri, commentano o discutono. Soltanto i canali d'informazione – Rainews, Skytg24 e Tgcom24 - dedicano spazio e creano dibattito, i telegiornali classici ignorano semplicemente l'argomento, tranne i servizi di Tg3 e TgLa7. Nei secoli fedele a se stesso, il Tg1 si distingue in serata: in tre secondi tre, il conduttore Attilio Romita cita una smentita del Vaticano senza spiegare la notizia. L'importante è smentire, il resto è noia. Il legame tra le televisioni e il Vaticano è più temporale che spirituale, figure che si mescolano, interessi che s'incrociano. Anche la pubblicità ha un valore (economico). Quei milioni che la Santa Sede spende attraverso la Conferenza episcopale per promuovere l'otto per mille o le missioni evangeliche: la Cei ha comprato spazi televisivi che costano oltre 12 milioni di euro nel 2011, sommetta non propriamente caritatevole. La Cei preferisce Mediaset (6 milioni) e Rai (5), spiccioli per La7, Sky e stampa. Il rapporto speciale, però, è fra il Vaticano e viale Mazzini: la nomina di Lorenza Lei a direttore generale è il miglior esempio di alleanze più o meno visibili e indubbiamente potenti. La bolognese Lei aveva già un buon numero di amicizie in Vaticano: i cardinali Camillo Ruini e Angelo Bagnasco (Cei), l'ex dg Ettore Bernabei (per ragioni di vicinanza all'Opus Dei). Ma l'intervento del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, è stato determinante. Il tramite è Marco Simeon, responsabile relazioni internazionali di viale Mazzini nonché direttore di Rai Vaticano. Il nome di Simeon compare in una lettera (rivelata dal Fatto ) di monsignor Carlo Maria Viganò, in cui denunciava veleni e malaffare in Vaticano e l'indifferenza proprio di Bertone. Appena tre settimane fa, aula di conciliazione del Vicariato, Lorenza Lei ha recitato un'omelia pasquale di Benedetto XVI assieme al vescovo Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense. Tema: l'uomo nuovo, mito o realtà? Sarà surreale, però, il direttore Antonio Preziosi (Radio Rai) è “consultore del Pontificio Consiglio di comunicazioni sociali”: è l'unico giornalista esterno nel comitato fra Giovanni Maria Vian (Osservatore Romano), Marco Tarquinio (Avvenire), padre Antonio Spadaro (Civiltà Cattolica). Il Papa ha conferito l'incarico a Preziosi a metà dicembre, un paio di settimane prima - durante la giornata mondiale contro l'Aids - la segretaria di Preziosi inviò una circolare ai giornalisti: “Vietato pronunciare la parola preservativo”. Anche il vicedirettore generale Giancarlo Leone è stato “consultore” per il Vaticano. Mentre Mario Marazziti, il portavoce di Sant'Egidio, è ancora dirigente di Rai Vaticano. Marco Zuppi dirige la struttura di controllo interno (Auditing) Rai, il fratello Matteo è il nuovo arcivescovo ausiliare di Roma.
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