La maggioranza dei sodalizi si dedica all’imposizione delle macchinette nell’area di competenza. I Casalesi arrivano fino in Emilia Romagna: i Bidognetti con le sale Bingo, gli Schiavone gestendo le puntate on line...
Le macchinette nei bar nelle zone di origine, le sale bingo nel nord Italia. Questa sarebbe la divisione coi quali i clan di Terra di Lavoro ed i Casalesi in particolare entrano nel grande business del gioco d’azzardo. Tutto per un unico scopo finale: che a vincere sia sempre e solo la camorra. A svelare tale scenario, comunque già noto a magistrati e forze dell’ordine è stato anche recentemente un dossier presentato dall’associazione “Libera” di don Luigi Ciotti e denominato appunto “Azzardopoli”. “Azzardopoli” significa letteralmente “la città del gioco d’azzardo”. In realtà in tale business, spesso gestito dalle organizzazioni malavitose, sono implicate aree esterne alla regione Campania. Secondo il rapporto di “Libera”, sono sei i clan casertani impegnati a pieno titolo nel business legato al gioco d’azzardo: i Bidognetti gestiscono sale Bingo, videopoker, slot machine in tutta la provincia di Caserta ed in Emilia Romagna; i Belforte e gli Amato impongono i videopoker rispettivamente a Marcianise, Capodrise e Castel Morrone, nella zona di Santa Maria Capua Vetere, San Prisco; gli Schiavone si occupano di videopoker, roulette, ma anche delle gestione dei tavoli di poker on line in tutta la provincia di Caserta, nel Modenese e nel Basso Lazio; i La Torre sono impegnati nell’imposizione del videopoker ma nella sola zona di Mondragone; i Tavoletta conservano tuttora il monopolio nel noleggio dei videopoker sul litorale domizio. Tante le inchieste aperte dalla Dda di Napoli su questo fronte. Da questo punto di vista, nel dossier dell’associazione, viene menzionato l’imprenditore Renato Grasso, già coinvolto nell’operazione Hermes. Molte inchieste hanno delineato l’importanza di coloro che fungono da collante per alcuni sodalizi criminali. Figure che servono a stringere accordi coi clan, assicurando nelle zone di competenza, ad alcune imprese “scelte” un effettivo monopolio nel settore del gioco. Tali ditte riescono ad avere l’esclusiva nell’installazione e nel noleggio dei videopoker illegali e leciti nonché nella raccolta delle scommesse, legali e clandestine. Tale esclusiva viene ovviamente assicurata attraverso la forza di intimidazione che i clan esercitavano nella loro zona di influenza. In cambio di tale appoggio viene garantito ai clan un consistente introito fisso o una determinata percentuale dei profitti derivanti dalle varie attività. Profitti così alti che alcuni personaggi riescono ad avere la forza di diventare una sorta di sportello bancario per i vari sodalizi criminali. L’entità degli introiti assicurati da tale sistema criminale era tale da richiedere una sorta di struttura contabile composta da un referente di zona, ovvero una persona di fiducia del clan, che doveva controllare l’andamento delle attività, e da un contabile di zona, incaricato di effettuare i conteggi settimanali dopo essersi relazionato con i vari operatori coinvolti nelle attività di gioco e di scommesse. Agli accordi suddetti partecipavano i maggiori clan: un patto sul quale non si transige. La camorra sa che su determinati tavoli si vince sempre.
Slot e videopoker per controllare il territorio, la strategia delle cosche. Gli Amato e i Belforte pronti alle ronde armate per il monopolio del settore - “Facciamo scoppiare le macchinette”. Quelle degli altri ovviamente. Per i clan questa era una parola d’ordine all’interno di bar e locali che “dovevano” essere interessati all’affare. A Santa Maria Capua per imporre i propri videopoker gli Amato si erano organizzati addirittura con le “ronde armate”. Stesso metodo mutuato dai Belforte di Marcianise, che avevano le armi sempre pronte quando si trattava di far capire quali dovessero essere gli apparecchi “mangiasoldi”. Impianti che ovviamente erano estranei ai controlli e dai guadagni impossibili da quantificare. Controllare i videopoker e gli impianti di gioco in provincia di Caserta, per i clan significa anche controllare meglio il territorio. Significa avere orecchie ed occhi in bar e locali della città, far sentire il ‘fiato sul collo’ ai commercianti delle proprie aree di interesse, anche senza chiedere il pizzo. Sale Bingo, scommesse clandestine, videopoker, slot machine. Il mondo del gioco d'azzardo è interesse della criminalità organizzata. Più di un interesse. Un vero e proprio affare. Spesso gestito in regime di monopolio. Con un giro d’affari sottostimato di dieci miliardi di euro all'anno. E che non conosce confini. Sono quarantuno le organizzazioni malavitose italiane che si spartiscono la “grande roulette”. Di queste sei sono della provincia di Caserta, anche se i loro interessi va ben più a nord del fiume Garigliano. Al tavolo da gioco non manca nessuno: c’è la camorra casalese ed i clan partenopei, già consapevoli delle zone da diversi. E ci sono i boss della ’ndrangheta, della sacra corona unita e cosa nostra. Il gioco d'azzardo è un affare d'oro, la nuova voce nel loro bilancio criminale, utile per riciclare denaro, per reclutare malaugurati perdenti, indebitati sino al collo e stretti nelle morse dell'usura. Sono ben 10 le Procure della Repubblica direzioni distrettuali antimafia che nell'ultimo anno hanno effettuati indagini: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma. Sono invece 22 le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle forze di polizia in materia di gioco d'azzardo con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata. In totale si stima che oltre il 9% dei beni sequestrati ai clan riguardano agenzie di scommesse e sale giochi. Anche le osservazioni contenute nella Relazione dell’Antimafia 2010 sono piuttosto precise e circostanziate. “Nell’ambito delle scommesse clandestine per via telematica, attraverso gli internet point, risulta evidente l’inserimento della criminalità organizzata, reso più agevole dalla circostanza che questa forma di scommessa viene esercitata attraverso bookmaker stranieri (privi di ogni autorizzazione da parte dei Monopoli) con ulteriori difficoltà nello svolgimento dei controlli”. Altro settore di infiltrazione della criminalità organizzata è quello delle corse ippiche, dove l’illiceità delle attività può riguardare sia la gestione delle scommesse presso i punti autorizzati, sia la gestione delle stesse corse che possono essere influenzate da accordi occulti tra scuderie, da atteggiamenti minatori verso i fantini o dalla pratica del doping sugli animali. “La criminalità mafiosa non si è certo lasciata sfuggire l’opportunità di penetrare in un settore da cui possono derivare introiti ingenti e, attraverso il quale possono essere riciclate e investite, in maniera tranquilla, elevatissime somme di denaro.
Slot e videopoker per controllare il territorio, la strategia delle cosche. Gli Amato e i Belforte pronti alle ronde armate per il monopolio del settore - “Facciamo scoppiare le macchinette”. Quelle degli altri ovviamente. Per i clan questa era una parola d’ordine all’interno di bar e locali che “dovevano” essere interessati all’affare. A Santa Maria Capua per imporre i propri videopoker gli Amato si erano organizzati addirittura con le “ronde armate”. Stesso metodo mutuato dai Belforte di Marcianise, che avevano le armi sempre pronte quando si trattava di far capire quali dovessero essere gli apparecchi “mangiasoldi”. Impianti che ovviamente erano estranei ai controlli e dai guadagni impossibili da quantificare. Controllare i videopoker e gli impianti di gioco in provincia di Caserta, per i clan significa anche controllare meglio il territorio. Significa avere orecchie ed occhi in bar e locali della città, far sentire il ‘fiato sul collo’ ai commercianti delle proprie aree di interesse, anche senza chiedere il pizzo. Sale Bingo, scommesse clandestine, videopoker, slot machine. Il mondo del gioco d'azzardo è interesse della criminalità organizzata. Più di un interesse. Un vero e proprio affare. Spesso gestito in regime di monopolio. Con un giro d’affari sottostimato di dieci miliardi di euro all'anno. E che non conosce confini. Sono quarantuno le organizzazioni malavitose italiane che si spartiscono la “grande roulette”. Di queste sei sono della provincia di Caserta, anche se i loro interessi va ben più a nord del fiume Garigliano. Al tavolo da gioco non manca nessuno: c’è la camorra casalese ed i clan partenopei, già consapevoli delle zone da diversi. E ci sono i boss della ’ndrangheta, della sacra corona unita e cosa nostra. Il gioco d'azzardo è un affare d'oro, la nuova voce nel loro bilancio criminale, utile per riciclare denaro, per reclutare malaugurati perdenti, indebitati sino al collo e stretti nelle morse dell'usura. Sono ben 10 le Procure della Repubblica direzioni distrettuali antimafia che nell'ultimo anno hanno effettuati indagini: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma. Sono invece 22 le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle forze di polizia in materia di gioco d'azzardo con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata. In totale si stima che oltre il 9% dei beni sequestrati ai clan riguardano agenzie di scommesse e sale giochi. Anche le osservazioni contenute nella Relazione dell’Antimafia 2010 sono piuttosto precise e circostanziate. “Nell’ambito delle scommesse clandestine per via telematica, attraverso gli internet point, risulta evidente l’inserimento della criminalità organizzata, reso più agevole dalla circostanza che questa forma di scommessa viene esercitata attraverso bookmaker stranieri (privi di ogni autorizzazione da parte dei Monopoli) con ulteriori difficoltà nello svolgimento dei controlli”. Altro settore di infiltrazione della criminalità organizzata è quello delle corse ippiche, dove l’illiceità delle attività può riguardare sia la gestione delle scommesse presso i punti autorizzati, sia la gestione delle stesse corse che possono essere influenzate da accordi occulti tra scuderie, da atteggiamenti minatori verso i fantini o dalla pratica del doping sugli animali. “La criminalità mafiosa non si è certo lasciata sfuggire l’opportunità di penetrare in un settore da cui possono derivare introiti ingenti e, attraverso il quale possono essere riciclate e investite, in maniera tranquilla, elevatissime somme di denaro.
Andrea Terracciano

16.1.12







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