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sabato 10 dicembre 2011

Teano. «Caro Galileo»: ritrovate le lettere del vescovo sidicino Giovanni De Guevara

L’insolita corrispondenza tra il pastore e lo scienziato emersa da un lavoro di ricerca dello scomparso sindaco Zarone. Nello scambio di scritti il religioso vissuto nel Seicento interpellava lo studioso soprattutto sui nuovi strumenti ottici...
Il vescovo della Diocesi di Teano, Giovanni De Guevara, nominato nel 1627 su ordinazione di Papa Urbano VIII, intratteneva rapporti epistolari con l’astronomo Galileo Galilei (nel quadro sopra una fase del famoso processo). Le corrispondenze, attraverso le quali il pastore di Teano chiedeva soprattutto consigli allo scienziato sull’uso delle migliori lenti da studio e da vista, sono avvenute proprio negli anni in cui Galilei iniziava il lavoro degli scritti critici chiamati «Dialogo» utilizzati per esporre le teorie sulla cosmologia (e quindi anche quella copernicana). Non solo. De Guevara, al secolo Juan de Guevara (deceduto nell’agosto del 1641), appassionato di strumenti ottici e di misura, nel 1627 fece eseguire la famosa cartina della Diocesi di Teano. A testimoniare questa storia che riguarda il cinquantasettesimo vescovo di Teano ci sono adesso ben nove lettere, alcune delle quali partite con la normale corrispondenza o in alternativa con la più sicura posta del Papa e rivolte appunto a Galilei. Si tratta delle lettere scoperte dall’ex sindaco di Teano Guido Zarone, (scomparso ad agosto del 2009) e recuperate solo qualche giorno fa presso gli archivi galileani dopo lunghe e meticolose ricerche svolte in memoria dell’amico scomparso dall’ex presidente della proloco Teanum Sidicinum e appassionato di archeologia e storia locale, Antonio De Simone. Le date delle comunicazioni, che spaziano dal 1627 al 1931, attestano che De Guevara comunicò con Galilei a ridosso del completamento del libro (avvenuta nel 1630) per il quale fu chiamato a rispondere dell’accusa, scansata con un’abiura, di aver aggirato l’ordine di non trattare l’ipotesi copernicana, gabbando i censori ecclesiastici. Le lettere e il libro sembrano convivere in una casualità temporale, ma anche se i manoscritti di Teano miravano a ottenere consigli scientifici, in alcuni passi fanno proprio accenno al libro.
Ecco come i testi del vescovo caracciolino (nella foto a fianco) svelano pezzi mancanti della ricostruzione storiografica del susseguirsi dei vescovi alla guida della Diocesi. «Un lavoro di ricostruzione iniziato dal mio amico Guido, di felice memoria che intendeva pubblicare - svela De Simone - la storia della Diocesi di Teano attraverso i vescovi che vi hanno svolto il loro servizio Pastorale, a partire dal Santo Patrono, Paride, fino a Sua Eccellenza Arturo Aiello». De Simone si spinge a spiegare che l’opera fu scritta ma non pubblicata per la prematura morte del suo autore, Zarone. Il certosino storiografo voleva perfezionare gli ultimi capitoli e le ricerche su San Francesco Caracciolo, patrono dei cuochi d’Italia e compatrono della Città di Napoli, fondatore dei Chierici Regolari Minori, la cui mamma, Isabella Barattucci, era di Teano. Nel 2008 in occasione dei 400 anni dalla morte del Santo, De Simone e Zarone si recarono a Napoli per partecipare a una conferenza tematica. Quel giorno nella chiesa della Pietrasanta sempre Zarone indicò la botola dove si accede alla cripta del tempio di cui asseriva con magistrale intuito che in quel luogo era sepolto anche Stefano delle Chiaie. «In quell’occasione - dice ancora De Simone - Guido ebbe la gioiosa conferma, dalla professoressa Paleopatologa Marielva Torino di ciò che sosteneva sull’intreccio tra il vescovo De Guevara, Preposito Generale dell’ordine dei Caracciolini e San Francesco Caracciolo, tra la mamma del Santo e la Diocesi assegnata al novello Vescovo De Guevara». Dunque, Zarone voleva recuperare e pubblicare le lettere di De Guevara indirizzate a Galilei per farle conoscere e custodirle gelosamente a Teano tra i numerosissimi documenti della Storia di questo Popolo. Un lavoro continuato dai suoi amici. L’auspicio adesso è di quelle lettere si possa avere una pubblica fruizione, attraverso uno sforzo del Comune o della biblioteca diocesana che potrebbe ospitarle.
Elio Zanni

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