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martedì 6 dicembre 2011

CAMORRA/ Retata della DIA e dei Carabinieri. Arrestati 57 esponenti dei casalesi. Secondo ordine di arresto per Nicola Cosentino/ I NOMI

Beni per oltre 100 mln di euro sono stati sequestrati su ordine dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, dei carbinieri del Comando provinciale di Caserta e del centro Dia di Napoli nell'ambito dell'operazione che ha portato all'arresto di 57 persone coinvolte in un'indagine sul clan dei Casalesi gruppo Bidognetti e gruppo Schiavone. Di questi 52 indagati sono stati rinchiusi in carcere, altri 5 sono stati condotti agli arresti domiciliari. Una 58esima ordinanza e' stata consegnata al parlamentare del Pdl Nicola Cosentino, sul cui arresto dovra' decidere la Camera dei deputati, cui l'ex sottosegretario appartiene. Indagato anche... Giggino a' Purpett'! I nomi degli arrestati a fondo post...
Voto di scambio e' l'accusa in base alla quale, nell'ambito dell'inchiesta della Dia di Napoli e dei carabinieri di Caserta che ha portato a 57 misure cautelari. Oltre al Parlamentare Cosentino, sono stati arrestati politici locali del casertano, componenti delle giunte degli ultimi anni a Casal di Principe, roccaforte del clan dei Casalesi, oggi Comune in amministrazione straordinaria. Tra questi, Angelo Ferraro, ex assessore ai Beni confiscati, nominato ad agosto scorso dall'ultimo sindaco, Pasquale Martinelli, quando era gia' indagato; ma anche il fratello Sebastiano, ex consigliere provinciale per i Popolari Udeur, che nell'aprile 2010 lo sospesero dal partito in via cautelativa dopo aver appreso che era stato raggiunto da un avviso di garanzia per questo reato. In manette anche i fratelli Corvino, Antonio, ex assessore al Personale e alla Cultura della giunta di Cristiano Cipriano, primo cittadino in carica fino al 2009 e arrestato anche lui, e Demetrio, entrambi figli di Gaetano, gia' vice sindaco di Casal di Principe nella cui casa, con il blitz detto "di Santa Lucia", le forze dell'ordine nel 1990 interruppero un summit di capoclan dei Casalesi.
COSENTINO REFERENTE DEI CASALESI. - Cosentino e'indagato per falso, riciclaggio e altri reati, con l'aggravante di aver agevolato gli interessi del clan camorristico dei Casalesi - e' indicato anche come ''sostenitore, attraverso attivita' illecite'' del progetto per la realizzazione (mai concretizzatasi) del centro commerciale Il Principe, a Casal di Principe (Caserta), da parte della societa' Vian srl, subentratata alla societa' Sirio, della quale avrebbero fatto parte alcuni presunti componenti del clan camorristico, arrestati questa mattina dalla Dia e dai carabinieri.
TRE METODI PER TRUCCARE IL VOTO. - Sono 57 i provvedimenti di custodia cautelare eseguiti nell'ambito dell'inchiesta "Il principe e la (Scheda) ballerina" sui condizionamenti alla vita economica e politica nel casertano in cui e' coinvolto il deputato del Pdl Nicola Cosentino. Di questi, 52 sono provvedimenti per il carcere e 5 con il beneficio dei domiciliari. Le accuse agli arrestati vanno da quella di associazione a delinquere di stampo mafioso, a quelle di estorsione, voto di scambio, concussione elettorale, truffa, abuso d'ufficio, riciclaggio e reimpiego di capitali di illecita provenienza. Tre i filoni di indagine che si sono intrecciati nel tempo, il primo legato al 'governo' del ciclo del calcestruzzo da parte del clan dei Casalesi; un altro relativo al condizionamento da parte della camorra delle elezioni politiche e amministrative tra 2007 e 2010 a Casal di Principe; ed infine quello legato alla nascita annunciata e poi mai avvenuta del centro commerciale "Il Principe" a Villa Briano, nel quale, oltre a Cosentino, sono coinvolti 3 funzionari Unicredit. In carcere infatti tre 'colletti bianchi' Andrea Pierpaolo Maccio', dell'area finanziamenti di Roma Tiburtina; Alfredo Protino, direttore responsabile area Centro Sud; e Cristofaro Zara responsabile della filiale Roma Tiburtina. Sono stati loro tre, dicono i pm, su pressioni di Cosentino, a concedere una apertura di credito di 5,6 milioni euro all'imprenditore Nicola Di Caterino, titolare della societa' che avrebbe dovuto acquisire i terreni per la costruzione del centro di commerciale e considerato organico al clan. I pm hanno individuato tre sistemi usati per manipolare il voto. Uno prevedeva la duplicazione delle schede elettorali di persone disabili, sorvegliati speciali o malati di mente; ai seggi si presentavano cosi' persone con documenti falsi e con la scheda elettorale duplicata, e votavano il candidato della camorra. Un'altro era quello del pagamento all'elettore del suo voto con 'tariffe' da 50 a 100 euro ma anche posti di lavoro. Infine, il piu' sofisticato, quello della scheda ballerina, con la complicita' di apparati comunali; si rubava cioe' una scheda firmata, l'elettore 'condizionato' dal clan votava con quella e portava all'uomo di fiducia della camorra la sua scheda firmata che veniva poi utilizzata da un altro elettore che a sua volta ne riportava indietro un'altra.
CASALESI VOTAVANO AL POSTO DEI MALATI DI MENTE E DEI TESTIMONI DI GEOVA.-
Nell'ambito dell'inchiesta sono emerse sconcertanti irregolarita' riguardanti le elezioni amministrative a Casal di Principe del 2008 e del 2010. Nel 2007, in particolare, grazie a falsi documenti procurati con la complicita' di dipendenti comunali, esponenti del clan dei casalesi si sostituirono a certe tipologie di iscritti - come i malati di mente, persone molto anziane, che vivevano lontano dal comune o appartenenti ai testimoni di Geova che, per scelta, non esercitano il diritto di voto - depositando le schede elettorali al loro posto. In occasione della tornata elettorale del 2010, si sono registrati, secondo la Procura, ''intimidazioni, corruzioni, indebite pressioni, brogli'' e, in un caso, addirittura minacce di morte: il boss Demetrio Corvino, armato di pistola, obbligo' un uomo a salire in auto e lo minaccio', dicendogli che se suo fratello non avesse smesso di parlare con una giornalista, gli avrebbe fatto del male. Sempre nel 2010, venne utilizzato il meccanismo della scheda ballerina, che ha dato il nome all'operazione: i sostenitori del candidato a sindaco Antonio Corvino, dovevano portare all'esterno dei seggi una scheda elettorale in bianco che, dopo essere stata contrassegnata con il voto di preferenza, veniva consegnata a un altro elettore, il quale la inseriva nell'urna. Quest'ultimo, a sua volta, portava fuori dal seggio la scheda da votare che gli era stata legittimamente consegnata dagli addetti alle sezioni per l'esercizio del voto, reiterando il meccanismo.
INDAGATO ANCHE IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI NAPOLI LUIGI "GIGGINO" CESARO (A' PURPETT').- Il coinvolgimento del presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro nell'inchiesta contro le infiltrazioni del clan dei Casalesi, e' relativo al maxi finanziamento per la costruzione del centro commerciale ''Il principe''. Il presidente della Provincia di Napoli, secondo l'accusa, accompagno' Cosentino a Roma per sollecitare i vertici di Unicredit a concedere il credito, peraltro garantito da una falsa fidejussione. ''Pochi giorni dopo tale intervento - e' scritto in un comunicato della Procura - il finanziamento, che fino a quel momento aveva incontrato ostacoli e rallentamenti, veniva sbloccato''. Il finanziamento ammontava a 5 milioni e mezzo di euro. All'epoca Cosentino era sottosegretario all'economia.
STORIA, POLITICA E AFFARI DEL CLAN DEI CASALESI. - I cospicui affari del potente clan dei Casalesi, dal piccolo comune casertano di Casal di Principe dove e' nato, si sono allungati nel corso degli anni in tutt'Italia, oltre che in numerosi paesi europei ed extraeuropei, anche se, dal 2008, forte e' stata la pressione di magistratura e forze dell'ordine che hanno conseguito notevoli successi. Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano, nel suo bestseller ''Gomorra'', lo ha definito il clan del cemento proprio per la sua capacita' di operare nel settore edile efficientemente, grazie alle sue aziende, aggiudicandosi appalti per la realizzazione di infrastrutture di enorme valore e conseguendo profitti elevatissimi. Ma le attivita' e i traffici illeciti dei Casalesi - componente che tra le mafie si distingue per la sua attitudine imprenditoriale - si estendono anche alle estorsioni, al traffico di armi e, di recente, anche a quello della droga, producendo ogni anno un volume d'affari stimato intorno ai trenta miliardi di euro. Il ''capostipite'' dell'organizzazione e' stato Antonio Bardellino, affermatosi fin dagli anni Settanta nel settore del cemento e ucciso in Brasile (il suo cadavere non e' mai stato ritrovato). Il tessuto organizzativo del clan e' stato delineato durante il processo ''Spartacus'' contro molti affiliati e le cui condanne sono divenute definitive nel 2010. Ad emergere nel clan e' stato, per lungo tempo, il gruppo di Francesco Schiavone, detto ''Sandokan'', arrestato nel 1998 e Francesco Bidognetti, detto ''Cicciotto o'mezzanotte'', finito in cella cinque anni prima. Si tratta del gruppo uscito vincitore dal conflitto per il controllo dei traffici illeciti con le fazioni che tentavano di ostacolare il predominio dei camorristi di Casal di Principe, come i De Falco e i La Torre. Negli ultimi tempi la cosca e' stata guidata da Antonio Iovine, arrestato a meta' del novembre 2010 e ora, capo indiscusso e' ritenuto il superlatitante Michele Zagaria, attivamente ricercato da forze dell'ordine e magistratura. Sulla cosca di Casal di Principe da tempo si concentra l' attivita' investigativa e numerosi sono gli arresti messi a segno anche grazie alla collaborazione di boss e gregari. Indubbiamente il processo ''Spartacus'' ha segnato un punto di svolta nella lotta al clan e ora, dopo l'arresto del boss manager Antonio Iovine, detto 'o' ninno'', si attende di assicurare alla giustizia anche la primula rossa Zagaria e il suo luogotenente Mario Caterino. Ma le attivita' del clan del cemento non sono state caratterizzate unicamente dalla sua efficiente capacita' imprenditoriale. Delle loro fila faceva parte anche una fazione definita ''scissionista'', la cosiddetta ala stragista del clan, guidata da Giuseppe Setola, implicata nella tristemente famosa strage di Castel Volturno dove, nel 2008, vennero uccise sette persone a colpi di kalashnikov. Nota e', ormai, anche la volonta' del clan di colpire istituzioni e magistrati, come gli ingenti sequestri di armi effettuati di recente nel Casertano dimostrano. Arsenali dotati di enorme capacita' di fuoco individuati e sequestrati in numerose recenti operazioni. Ma l'efferata strategia di Setola era fortemente avversata da Iovine e Zagaria, particolarmente preoccupati delle ripercussioni che i suoi metodi sbrigativi avrebbero procurato agli affari del clan. Da quel momento, infatti, di molto si innalzo' la presenza delle forze dell'ordine sul territorio gestito dal clan. I tentacoli dei casalesi si estendono sull'agro aversano, in tutta la zona detta dei ''mazzoni'' (Cancello ed Arnone, Grazzanise e Santa Maria La Fossa), sul litorale domizio facente parte del comune di Castel Volturno, compreso il cosiddetto Villaggio Coppola. Ma, in realta', e' noto che i Casalesi detengono il controllo di tutta l'area metropolitana di Napoli a nord di Giugliano, arrivando fino al Basso Lazio. Da qualche tempo i casalesi hanno interessi economici anche a Milano dove si sono inseriti evitando contrasti con Cosa Nostra e 'Ndrangheta. Di recente l'Antimafia ha anche individuato la loro presenza nel traffico degli stupefacenti e nel controllo dei prezzi sui prodotti cinesi.
LE PRIME REAZIONI POLITICHE: DI PIETRO "SI AD ARRESTO DI COSENTINO". "E' la seconda volta che i magistrati chiedono di arrestare Cosentino, e' necessario che questo signore si sottoponga alla giustizia nei modi in cui la giustizia lo chiede". Lo dice a Radio Radicale il leader dell'Idv Antonio Di Pietro che aggiunge: "L'altra volta per un gioco di potere ed un voto di scambio in Parlamento Cosentino l'ha fatta franca, mi auguro che questa volta il Parlamento non svenda ancora la propria dignita' e che soprattutto non si crei questo inciucio traversale all'insegna del volemose bene. Siccome adesso c'e' una grande coalizione che appoggia Monti, non vorrei ci fosse una grande coalizione che appoggia tutti coloro che vogliono impedire ai magistrati di voler perseguire tutti quelli che sono accusati di reati gravissimi".
BELISARIO: "FUORI LA MAFIA E LA CAMORRA DALLO STATO!" . ''Non ci sono piu' scuse: Cosentino deve dimettersi e farsi processare. Non si puo' restare in parlamento con l'accusa di aver agevolato gli interessi del clan camorristico dei Casalesi''. Lo afferma il presidente del gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario che sottolinea come ''la richiesta di arresto del deputato del Pdl riapre la ferita della collusione tra politica e criminalita' organizzata''. ''Ora mi aspetto che il Parlamento - aggiunge Belisario - voti a favore e sono curioso di assistere al doppio salto mortale della Lega che, solo un anno fa, ha negato l'utilizzo da parte dei magistrati delle intercettazioni dell'ex sottosegretario, ostacolando la giustizia e infangando l'etica pubblica''. Secondo il capogruppo dell'Idv a Palazzo Madama, ''se non sara' lui a togliere il disturbo dovra' essere la Camera ad autorizzarne l'arresto per difendere un principio di democrazia: su chi si occupa della cosa pubblica non deve esserci neanche l'ombra di un sospetto. E sul 'partito degli onesti', come Alfano chiama il Pdl, pesano come un macigno gravissime ambiguita'. ''I cittadini - conclude Belisario - hanno il diritto di avere un parlamento pulito e norme piu' severe per scardinare il sistema di connivenze tra politica e malaffare. Fuori le mafie dallo Stato''.
I NOMI DEGLI ARRESTATI. - Marcello Bianco, Mario Cacciapuoti, Antonio Cantiello e Arturo Cantiello, Salvatore Cantiello, Maurizio Capasso, Salvatore Capasso, Gian Giuseppe Carpenedo, Francesco Cavalieri, Alessandro Cirillo, Antonio Corvino, Caterina Corvino, Demetrio Corvino, Luigi Corvino, Nicola Corvino, Cipriano Cristiano, Nicola Di Caterino, Gennaro Diana, Gianluca Diana, Mario Diana, Vincenzo Falconetti, Angelo Ferraro, Serbastiano Ferraro, Luigi Fichele, Marco Galante, Mario Iavarrazzo, Alberto Francesco La Rocca, Mauro La Rocca, Luigi Lagravanese, Alfonso Letizia, Giovanni Lubello, sposato a Katia Bidognetti, Andrea Pierpaolo Macciò, Giuliano Martino, Flavio Pelliccioni, Francesco Petito, Silvio Prosperi, Alfredo Protino, Massimo Russo, Antonio Russo, Nicola Schiavone, Vincenzo Schiavone, Cristoforo Zara, Raffaele Bidognetti, Raffaele Cerullo, Bernardo Cirillo, Francesco Cirillo, Giuseppe Diana, Francesco Di Maio, Salvatore Iorio, Guido Mercurio. Ai domiciliari Maria Assunta Di Lauro, moglie di Elio Natale, Stefano Di Rauso, Gaetano Iorio, Rossano Tirabassi, Giuseppe Valmassoni.
COSENTINO DOVEVA GIA' ESSERE IN GALERA. LEGGI LA CRONISTORIA...

L'AMORE DEI NAPOLETANI PER IL LORO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA...

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Nicò pripar' a nappata!!!
Stavota te se portano!!!!

Anonimo ha detto...

ERA ORA

Anonimo ha detto...

Anonimi voi sognate!!!In Italia i politici non vanno in galera!!

Anonimo ha detto...

Amico 18:50 On. Pappppaaaa è ancora a Poggioreale, quindi forse tu sogni , la Magistratura fa i fatti. Una domanda forse questi sono del tuo partito o amici tuoi???

Anonimo ha detto...

L'On.Le Papa è in parlamento dove è giusto che resti fin quando il popolo sovrano non deciderà diversamente (speriamo con una diversa legge elettorale - e oggi lo sapremo -). Che in giro ci sia un diffuso giacobinismo è risaputo; più il popolo soffre, stenta ad arrivare a fine mese, non legge, non si diverte, chiudono le fabbriche, c'è disoccupazione, c'è crisi e più si rimane soddisfatti quando chi vive in condizioni agiate ed è ad un diverso livello sociale passa una disgrazia o viene arrestato (anche i ricchi piangono)....! Questo comportamento purtroppo è sintomatico di un malessere profondo ed è fisiologico dei popoli, delle nazioni, della gentes, che è costretta a vivere in condizioni difficili e frustranti. La differenza la fa la cultura che non è, grazie a Dio, prerogativa dei ricchi: chi è colto, anche che vive in condizioni disagiate e soffre, sa individuare le cause della sua condizione sociale e organizza la lotta per il riscatto. Invito i soloni ed i forcaioli a riflettere sul fatto che quella parte di casta che oggi sollecita provvedimenti esemplari - senza che sia stato celebrato alcun processo e dunque provvedimenti nei confronti di una persona, rappresentante del popolo, presunta colpevole dalla magistratura inquirente oltre che dal GIP e quindi innocente fino a sentenza passata in giudicato - lo sa benissimo che si sta "forzando la mano", sono gente colta costoro non buzzurri scalmanati, ma si comportano come si stanno comportando perché ritengono che "E' il popolo che lo vuole"...! Il loro popolo lo vuole. E' vero anche che in altri paesi civili Onorevoli accusati di inezie rispetto alle accuse rivolte a Cosentino si siano dimessi senza batter ciglio ma è anche vero che in questi paesi non c'è una magistratura inquirente come c'è invece in alcune procure italiane. Non state lì ad etichettare la gente infuriati come siete nel voler il male di tutti quelli che pensate stiano meglio di voi, rilassatevi e cercate di lavorare per un paese più civile e più sano da consegnare ai nostri figli. Chi scrive queste poche sconnesse righe non è affatto un seguace di BerlusKaiser né di Nik o MeriKano, ma "state scialli", perché certamente non mi riconosco nemmeno in Bassolindo & C., Penati & C. che, badate bene, considero tutti innocenti fino a sentenza passata in giudicato. Invece di invocare la forca bisogna chiedere con forza di celebrare i processi, cosicché, una volta accertata la colpevolezza i colpevoli possano essere sottoposti alla pena loro comminata. Se invece, com'è già più volte capitato ( Caso TORTORA docet), si vogliono arrestare persone che poi, nel regolare processo, dove le accuse e i sospetti dovranno tradursi in prove, risulteranno invece innocenti, chi mai li ripagherà della pena ingiustamente subita?
Ma non vi viene il sospetto che, forse, la celebrazione del regolare processo e l'accertamento della verità non sia l'obbiettivo principale che si vuole raggiungere con queste procedure straordinarie? Domandiamoci una cosa, l'arresto è subordinato alla ricorrenza di tre particolari condizioni che la legge prescrive dettagliatamente. Non sto qui a ricordarvele ma se qualcuna di queste, ricorrevano nei confronti dell'On.Le Papa, deputato ed ex magistrato, al punto da strapparlo dai suoi compiti istituzionali, dalla sua famiglia, dai suoi affetti, dai suoi amici, dalla sua vita normale, per rinchiuderlo subito a Poggioreale, adesso che è ritornato in parlamento, non c'è più il pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove, visto che di celebrazione del processo non sembra se ne parli ancora??? Oppure si ritiene, da parte di qualcuno, raggiunto l'obbiettivo???
Meditate forcaioli, meditate. Un antico proverbio dice che chi vuole il male per gli altri quello riservato a lui sta dietro l'uscio della propria casa...!