Vengono create società ‘pulite’ per il traffico di droga e di orologi di lusso.Sulle tracce dei malviventi la Guardia Civil e la Polizia Nazionale che ‘scovano’ i boss nei ristoranti italiani...
Amato, Mazzarella, Caiazzo, Teste Matte, Nino-Pianese, Contini, Genovese, Esposito (nella foto il capoclan Mario Esposito di Sessa Aurunca), Di Lauro, Nuvoletta. La Spagna è diventata il rifugio di molti boss e gregari della camorra napoletana. Una vera e propria seconda casa in cui i malavitosi riescono a integrarsi non come emigranti, ma come veri e propri imprenditori. Si sceglie la Spagna per sfuggire alla giustizia italiana o clan rivali. “A loro piace il nostro paese per il tempo e il linguaggio, per la sua vicinanza all’Italia e per il paradiso fiscale di Andorra. Qui si possono nascondere, camuffare da imprese ‘pulite’, pur continuando a condurre le loro attività illegali”, dicono gli esperti della criminalità organizzata Guardia Civil. Gli arresti dei signori della droga sono tuttavia aumentati a seguito della firma nel 2007 di un accordo di cooperazione con l’Italia. Ristoranti italiani, club, immobili e turismo. Alla camorra piace creare strutture ‘legali’ per evitare di dare nell’occhio. La violenza? Quella c’è, naturalmente, ma i clan in trasferta ne fanno un uso limitato. Business e soldi (valanghe di soldi) quindi, ma senza proiettili. Imprese pulite sì, “ma non rinunciano al loro vero e proprio business, il traffico di cocaina e hashish e di orologi di lusso. Sì, la camorra controlla il furto e il contrabbando di orologi di lusso nelle zone turistiche”. La Guardia Civil e la Polizia Nazionale oramai hanno capito da dove iniziare per stanare i boss che si nascondono in Spagna: “Seguiamo la pista dei ristoranti italiani, si stabiliscono principalmente nelle città col mare e, anche se cercano di passare inosservati, ostentano lusso. Non possono farne a meno”. Come accadde per Patrizio Bosti, 49 anni, capo del clan dei Contini, nel mese di agosto 2008 a Girona fu arrestato mentre usciva da un ristorante a Playa de Aro in cui si cucinano specialità di mare. A quell’appuntamento si era recato con la sua Audi da 120mila euro. Al polso portava un Rolex da 60mila euro e nel portafogli ‘custodiva’ 28mila euro in tagli da ‘500’. “Quando la polizia gli chiese perché avesse con sé quella somma, Bosti rispose che era normale”. Le zone costiere sono un’altra attrazione irresistibile per la camorra. Dei 22 boss arrestati a partire dal 2000 in Spagna, solo quattro sono stati arrestati nell’entroterra della penisola iberica (tre a Madrid). Uno di questi fu Vincenzo Scarpa, 44 anni. Nel 2009 era considerato il braccio destro del capo degli ‘spagnoli’ Raffaele Amato. Fu arrestato nel quartiere madrileno di Rivas il 26 maggio. Scarpa aveva riunito tre società utilizzate per riciclare denaro ottenuto dal traffico di droga. Aveva un bar e una pizzeria, ‘La Bella Napoli’, con un import alimentare italiano, Italascar, il cui sito offre prodotti squisiti molto difficili da trovare in Spagna come il caciocavallo siciliano. La sua vita lussuosa lo tradì. La Guardia Civil sequestrò 200mila euro e 11 automobili di lusso.
Gennaro Scala

30.12.11







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