Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Tammaro Diana e Nicola Cangiano hanno svelato un meccanismo che il consigliere regionale Fabozzi avrebbe posto in essere. Entro domani è attesa la decisione del Riesame sulla scarcerazione di Malinconico e degli altri fermati...
Sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Tammaro Diana e Nicola Cangiano ad incastrare l’ingegnere Claudio Valentino (residente a Casagiove, attualmente ricopre la funzione di direzione e gestione del settore Politiche del territorio presso il Comune di Orta di Atella, dove quattro anni fa scoppiò il caso Angelo Brancaccio, oggi sindaco della città) e il collega Antonio Pota dell’ufficio tecnico del Comune di Villa Literno; i due professinisti sono citati nella nuova ordinanza che è stata notificata l’altro giorno all’ex sindaco e attuale consigliere regionale, Enrico Fabozzi e agli imprenditori Giovanni Malinconico, Giuseppe e Pasquale Mastrominico. Sono tutti accusati di turbativa d’asta e illecita concorrenza. Camorra e politica, una nuova inchiesta giudiziaria della Dda di Napoli, pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio, che si allarga a macchia d’olio, che tira in ballo nomi importanti, come quello di un altro politico casertano, Nicola Ferraro (già indagato per concorso esterno nell’altra inchiesta giudiziaria che ha visto poi sfociare in altre indagini come quella a carico di Fabozzi). Tammaro Diana dichiara: “Il sindaco Fabozzi aveva architettato un ingegnoso sistema per arricchirsi. Aveva nominato un suo amico, tale ingegnere Valentino con studio a Caserta, quale dirigente dell’ufficio urbanistica e dell’ufficio tecnico e comunque dell’ufficio che gestisce gli appalti al Comune di Villa Literno. Questo ingegnere dipendeva in tutto e per tutto da Fabozzi come dicevano vari consiglieri comunali, fra cui anche mio cognato Tammaro Ucciero, per autorizzare l’esecuzione di qualsiasi lavoro edile imponeva al richiedente lo studio professionale che avrebbe dovuto seguire la pratica, fare i progetti, la direzione dei lavori. Egli indicava anche le ditte che dovevano fare i lavori. Ci fu la riprova quando mio fratello presentò una licenza edilizia per eseguire un capannone a via Porchiera a Villa Literno per conto della società Diana Group. Ebbene, mio fratello entrato in contatto con Valentino per ovvie ragioni inerenti la pratica, si sentì nominare la stessa persona, l’architetto o ingegnere Pota. Si tratta di uno che lavora a Caserta con Valentino. Perciò aderimmo per ottenere il nostro obiettivo altrimenti avremmo avuto tremila ostacoli. Ricordo che Pota ci chiese la parcella più alta e ricordo che siccome con Pota si aprivano tutte le porte a Villa Literno presentammo altre richieste edilizie”. Sono state queste confessioni che hanno portato anche gli uomini della Dda di Napoli a fare una serie di perquisizioni ai due professionisti Pota e Valentino (che sono indagati, e fino a condanna definitiva sono da ritenere innocenti). Le ricostruzioni dei magistrati dell’Antimafia stanno permettendo di far venire a galla un nuovo spaccato di favoritismi tra politica e camorra che spiega anche altre vicende giudiziarie rimaste poco chiare fino ad oggi. Politici collegati a imprenditori e imprenditori collegati a boss come Antonio Iovine e Michele Zagaria. Ed equazioni come Nicola Schiavone, il nipote di Sandokan, amico di Carmine Iovine, cugino del latitante, e a sua volta con tanti interessi tra Villa Literno e Orta di Atella dove il cerchio dell’inchiesta si apre e si chiude.
IL CASO DAVANTI AL TRIBUNALE DEL RIESAME IERI MATTINA - Ieri dinanzi alla ottava sezione penale del tribunale del Riesame di Napoli, presieduta dal dottore Lo Monte, giornata interamente dedicata alla vicenda di Villa Literno. E’ stato un lungo alternarsi di arringhe dei difensori. Sono state trattate le posizioni dei fratelli Pasquale e Giuseppe Mastrominico, difesi dall’avvocato Vittoro Giaquinto; di Nicola Caiazzo , difeso dall’avvocato Michele Di Fraia; di Vincenzo Caiazzo, difeso dall’avvocato Raffaele Gaetano Crisileo. Infine è stata trattata la posizione di Giovanni Malinconico, di Ailano, difeso dall’avvocato Giuseppe Stellato. Lunghe le arringhe, sia dei difensori che dell’accusa, pm Marco del Gaudio e Antonello Ardituro. La decisione del tribunale della libertà è prevista nelle prossime ore e comunque non oltre domani. I pubblici ministeri hanno depositato in udienza nuove confessioni dei pentiti Massimo Iovine, Tammaro Diana e Nicola Cangiano, i quali hanno puntato l’indice contro gli arrestati ricostruendo in modo particolare la vicenda che ha riguardato sia l'imposizione da parte del clan di voto di scambio e sia per quanto riguarda l’aggiudicazione di appalti pilotati.
Tina Palomba

1.12.11








2 commenti:
Ma questa non è la prassi di ogni comune..............non voglio santificare nessuno ma è l' iter procedurale di ogni comune il responsabile del servizio tecnico (colui il quale fa girare come dite voi le palle di Abramo) stretto amico del sindaco non scelto per meriti sul campo (tramite contratto di 6 mesi in sei mesi tacitamente rinn.) e ovviamente la voce da ascoltare è sempre quella del Padrone come ti ho messo ti levo............si no fai tu o fa un altro, mo ci sto arrecogliemmo tutto po se vere....
chill sta copp e sctule o sindac pe se fa a casa non è iut a do i nuostr e allora va a o Tar tant nui ni pagamm gli avvocat i paga semp u popoli, e i ranni manc........
Monti devi eliminare le province e i comuni (dobbiamo diventare come l' africa)
Molisana
Monti gia che ci sei elimina i finanziamenti alla stampa.
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