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martedì 25 ottobre 2011

CAMORRA/ Processo Normandia 2 il Comune di Piana di Monte Verna si costituisce parte civile nel procedimento. Armando Riccio chiede il rito ordinario

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Ieri la requisitoria del pm: 14 e 10 anni per Nicola e Luigi Ferraro. Emilio Di Sarno rischia 8 anni, il geometra Letizia 10. Dieci anni a testa per Paolo e Giacomo Caterino, 14 per un nipote del boss Schiavone. L'ex tecnico comunale di Piana di Monte Verna andrà a giudizio ordinario. Chiesta l'assoluzione per l'imprenditore di Dragoni Giuseppe Offreda...
Processo “Normandia 2”, ieri mattina i pubblici ministeri antimafia Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio hanno chiesto la condanna di 25 imputati a complessivi 162 anni e 4 mesi e tre assoluzioni. Le richieste sono state avanzate in sede di giudizio abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena. Le condanne più alte sono state proposte per Nicola Ferraro (ex consigliere regionale dell'Udeur) e per il fratello Luigi: rischiano rispettivamente 14 anni e 10 anni; 14 anni anche per Nicola Schiavone, nipote di Francesco Schiavone Sandokan; 8 anni per il costruttore Emilio Di Sarno, padre dell’ex sindaco di San Cipriano di Aversa; 10 anni per il geometra del Comune di Casal di Principe Giacomo Letizia; 10 anni a testa per Paolo e Giacomo Caterino, il primo ex sindaco di San Cipriano d’Aversa ed ex consigliere comunale a Caserta, il secondo ex consigliere provinciale. Chiesti tre anni per l’ex assessore di Casal di Principe Aniello Giusti, mentre per due noti imprenditori, Tullio e Salvatore Iorio, sono stati invocati sei e otto anni. Gli imputati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, riciclaggio, turbativa d’asta, truffa, abuso d’ufficio e corruzione. I pubblici ministeri, infine, hanno chiesto tre assoluzioni, per Nicola Di Caterino, per Giuseppe Offreda e per Michele Sorrentino. Al centro del processo i rapporti tra politici e imprenditori con il clan dei Casalesi. Rapporti che la camorra sfruttava - secondo l’impostazione accusatoria - per infiltrarsi negli appalti pubblici e privati. I pm, durante la requisitoria, hanno affermato che gli imputati avevano messo in piedi “un’associazione mafiosa che ha condizionato le gare d’appalto con l’utilizzo di imprenditori cosiddetti dalle ‘unghie nere’ che si sono prestati a monopolizzare interi settori dell’economia. Un’associazione che ha fatto leva sull’omertà e anche se non ha sparato e ucciso, possiamo considerarla il braccio economico del clan dei Casalesi”. In particolare, sotto i riflettori della magistratura inquirente, sono finite le gare delle concessioni delle opere nei Comuni tra Casal di Principe, Piana di Monte Verna, Frignano, Orta di Atella e altri. L’indagine fu effettuata dai Ros di Napoli unitamente ai carabinieri del comando provinciale. Tra gli indagati c’è Giacomo Letizia, dell’ufficio tecnico comunale Casal di Principe, che ha chiesto il rito ordinario, come Armando Riccio, dell’Utc, di Piana di Monte Verna in qualità di addetto alla gestione amministrativa delle gare d’appalto per l’aggiudicazione dei lavori di completamento dell’impianto sportivo e realizzazione di un parcheggio con sottostanti locali pubblici alla frazione Villa Santa Croce di Piana di Monte Verna. Nel procedimento si sono costituiti parte civile il Comune di Caserta, il Comune di Piana di Monte Verna e l’associazione Fai (Federazione antiracket italiana). Nel collegio difensivo gli avvocati Mauro Iodice, Giovanni Cantelli, Carlo De Stavola, Alessandro Diana, Giuseppe Stellato, Mario Griffo, Alfonso Baldascino, Mirella Baldascino, Domenico Della Gatta, Paolo Caterino e Vittorio Giaquinto.
“Colletti bianchi” dei Casalesi per accaparrarsi i lavori pubblici. - Nicola Ferraro era stato accusato di risolvere incombenze burocraticoamministrative connesse agli appalti, avvalendosi di una rete di pubblici funzionari compiacenti, tra cui un dirigente del settore pianificazione programmazione e assetto del territorio del Comune di Caserta. L’inchiesta che ha portato al processo, ha incluso imprenditori al servizio del clan che per infiltrarsi negli appalti pubblici e privati assicuravano a politici voti e regali. Un esercito di imprenditori al servizio del clan dei Casalesi per aggiudicare gli appalti pubblici e privati. Un’organizzazione di cui facevano parte politici, impiegati comunali e funzionari pubblici. Le buste truccate nelle gare delle concessioni delle opere pubbliche nei comuni tra Caserta, Casal di Principe, Piana di Monte Verna, Frignano, Orta di Atella, Pietramelara, Falciano del Massico e San Potito Sannitico. Così la camorra casertana condizionava le assegnazioni dei lavori in diversi comuni in Terra di Lavoro che ha portato nel corso dell'operazione denominata "Normandia 2", effettuata dai Ros di Napoli unitamente ai carabinieri del comando provinciale e del gruppo di Aversa nel mese di luglio dello scorso anno, all’arresto di 16 persone, con 57 indagati a piede libero. Un intero fabbricato di lusso a Casal di Principe e un resort sul litorale domizio, quello che per la Dda farebbero parte del patrimonio dei Casalesi sotto posto a sigilli nel corso della stessa operazione coordinata dalla Dda di Napoli. Centotrentotto gli appartamenti sottoposti a sequestro, alcuni dei quali poi dissequestrati. Gli indagati erano accusati a vario titolo di associazione mafiosa, riciclaggio, turbativa d'sta, truffa, abuso d'ufficio e corruzione. Tra gli arrestati i fratelli Luigi e Nicola Ferraro quest'ultimo ex consigliere regionale dell'Udeur. Un'altra figura centrale è quella di Nicola Schiavone, 32 anni, cugino dell'omonimo reggente del clan dei Casalesi già detenuto al 41 bis come il padre Francesco, ritenuto pedina fondamentale di questo sistema. Era lui, ipotizza l’Antimafia, il punto di collegamento tra i colletti bianchi e l'organizzazione malavitosa. Lui svolgeva un compito di primo piano per la famiglia del boss Francesco Schiavone allo stesso modo c’è chi lo svolgeva per la famiglia Iovine.
Tina Palomba

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