Gli arrestati avrebbero distratto circa 50 milioni di euro. Le Fiamme Gialle hanno anche eseguito sequestri di immobili per 20 milioni di euro e di conti correnti, titoli azionari, depositi bancari in 28 istituti di credito e quote societarie. Gli indagati sono in tutto 26, di cui tre della provincia di Caserta.La società liquidata a Pignataro Maggiore due settimane fa...Bancarotta, riciclaggio, appropriazione indebita e trasferimento fraudolento di valori. Per questi reati oggi il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, guidato dal colonnello Pietro Bianchi, su richiesta del Gip di Roma, Tommaso Picazio, ha eseguito cinque misure cautelari in carcere nei confronti dell'imprenditore perugino Gabrio Caraffini, numero uno di Siltal e di Gepafim, holding a capo di un gruppo imprenditoriale attivo nei settori industriale, immobiliare e finanziario, e di quattro suoi collaboratori. Gli arresti si riferiscono alla bancarotta della Siltal, dichiarato il 22 marzo 2011 dal Tribunale di Casale Monferrato, e della Gepafim, la holding di Caraffini a capo di un gruppo imprenditoriale attivo nei settori industriale, immobiliare e finanziario, dichiarato il 18 aprile scorso. Nel 2007, attraverso la newco Siltal, Caraffini acquisto' due importanti aziende produttrici di impianti di refrigerazione di Casale Monferrato in amministrazione straordinaria, la Iar-Siltal, che allora contava 1.286 operari, e la Silia, che all'epoca contava 313 operai. Dopo essere state svuotate della parte attiva le due aziende (una serie di immobili e capannoni industriali ceduti in lease back a Intesa Leasing, societa' di Banca Intesa) sono state portate al fallimento (oggi contano in tutto 15 operai). Secondo il Procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, e i Pm, Maria Francesca Loy, Giuseppe Cascini e Maria Sabina Calabretta, gli arrestati avrebbero distratto circa 50 milioni di euro. Le Fiamme Gialle hanno anche eseguito sequestri di immobili per 20 milioni di euro e di conti correnti, titoli azionari, depositi bancari in 28 istituti di credito e quote societarie. Gli indagati sono in tutto 26.
Gli arresti eseguiti oggi arrivano al termine di una indagine partita lo scorso anno. La vicenda nasce nel 2005, quando la Collefiorito e la Progetto Pluricom, due societa' del Lazio riconducibili a Caraffini, vendono all'imprenditore Raffaele Di Mario (ex presidente del Pomezia Calcio, gia' indagato a Roma per altra vicenda) alcuni terreni destinati alla costruzione del centro commerciale "Dima Shopping Bufalotta", ottenendo una plusvalenza pari a 53 milioni di euro di crediti (in gran parte inesigibili) che, attraverso il ricorso massiccio a fatturazioni per operazioni inesistenti, vengono dirottati a Caraffini, ritenuto dagli inquirenti il "dominus" dell'operazione. Circa 11 milioni sarebbero stati a questo punto distratti a vantaggio di Caraffini e di societa' a lui riconducibili, mentre oltre 40 milioni vengono usati dall'imprenditore per capitalizzare la Gepafim, holding che attraverso la newco Siltal rileva dall'amministrazione straordinaria la Iar-Siltal e al Silia spa di Casale Monferrato. Dalle indagini e' emerso che dei crediti conferiti in Gepafim solo 17 milioni si tramutano in denaro realmente disponibile, mentre il resto viene distratto a favore di societa' riconducibili sempre a Caraffini. Quanto alla Iar-Siltal e alla Silia, acquisite grazie a finanziamenti concessi a Siltal da Banca Intesa, gli arrestati avrebbero dismesso a loro vantaggio gran parte degli immobili che costituivano il residuo patrimonio aziendale. In particolare le Fiamme Gialle hanno scoperto che la cessione dei cespiti residui di Iar-Siltal e Silia (due complessi industriali ad Abbiate Grasso, in provincia di Milano, e a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta) e' avvenuta attraverso un contratto di lease back con Intesa Leasing. Al termine dell'operazione, l'istituto bancario e' rientrato dei soldi ma nell'ordinanza con cui ha disposto gli arresti il Gip afferma che il ruolo della banca in questa vicenda, al momento sospeso, va approfondito. Chi indaga vuole capire come mai nessuno abbia vigilato sulla effettiva consistenza patrimoniale della Gepafim.
La società era stata liquidata due settimane fa. Questo il comunicato stampa del 15 settembre scorso: "Ieri mattina (14 settembre, ndr), presso i cancelli dell'ormai liquidata fabbrica Silia di Pignataro Maggiore (produzione frigoriferi e linee per il freddo) si è scatenata la protesta di alcuni ex operai per lo smembramento che la proprietà dell'industria, la Gepa, sta portando avanti, a detta dei lavoratori, senza informare la base di coordinamento delle maestranze. Ieri mattina sono state smontate e portate via due grandi presse che facevano parte della linea di montaggio più importante dello stabilimento di via del Conte a Pignataro. "Abbiamo appreso che la struttura industriale, ormai, è nella mani della Banca San Paolo Intesa - ha commentato l'assessore alle attività produttive, Giorgio Vito - ma i macchinari sono della Gepa e della Iar, le due cordate che hanno caratterizzato questo triste periodo di dismissione dello stabilimento. Un fatto che compromette seriamente la possibilità di vendere a nuovi imprenditori la struttura. Vedete, io sono sindacalista e so benissimo quanto sia importante avere una facilità di accesso alla compravendita della fabbrica, ma se le palazzine e i capannoni sono di una banca e i macchinari sono della vecchia proprietà, diventa difficile trovare qualcuno disposto a rilevare una situazione così difficile e complessa da sanare. Ieri mattina mi sono sentito personalmente con il commissario liquidatore, il dottor Michele Vigna, per avere un quadro complessivo della situazione e cercare di non far ricadere anche questo evento sulle spalle dei lavoratori. Di concerto con il sindaco, chiederemo in queste ore un tavolo di chiarimento con il ministero delle Attività Produttive per capire se esista o meno la volontà di non far diventare lo stabilimento Silia di Pignataro l'ennesimo esempio di abbandono industriale". Alle parole dell'assessore Vito, ha fatto eco l'intervento del sindaco, Raimondo Cuccaro, preoccupato dalla vicenda dello smembramento Silia. "Io non posso promettere nulla a nessuno, soprattutto agli ex operai Silia che tante prese in giro hanno dovuto sopportare da parte di industriali e politici - ha detto il sindaco di Pignataro Maggiore - ma nelle mie funzioni di sindaco e nella mia etica di cittadino di Pignataro Maggiore farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per sostenere i lavoratori delle industrie della zona. Alle proprietà delle fabbriche e agli imprenditori dico solo di non alimentare sogni e illusioni nel cuore di lavoratori che non hanno come mettere il piatto a tavola. Questa terra ha bisogno di certezze, non di chiacchiere e comparsate televisive".
Gli arresti eseguiti oggi arrivano al termine di una indagine partita lo scorso anno. La vicenda nasce nel 2005, quando la Collefiorito e la Progetto Pluricom, due societa' del Lazio riconducibili a Caraffini, vendono all'imprenditore Raffaele Di Mario (ex presidente del Pomezia Calcio, gia' indagato a Roma per altra vicenda) alcuni terreni destinati alla costruzione del centro commerciale "Dima Shopping Bufalotta", ottenendo una plusvalenza pari a 53 milioni di euro di crediti (in gran parte inesigibili) che, attraverso il ricorso massiccio a fatturazioni per operazioni inesistenti, vengono dirottati a Caraffini, ritenuto dagli inquirenti il "dominus" dell'operazione. Circa 11 milioni sarebbero stati a questo punto distratti a vantaggio di Caraffini e di societa' a lui riconducibili, mentre oltre 40 milioni vengono usati dall'imprenditore per capitalizzare la Gepafim, holding che attraverso la newco Siltal rileva dall'amministrazione straordinaria la Iar-Siltal e al Silia spa di Casale Monferrato. Dalle indagini e' emerso che dei crediti conferiti in Gepafim solo 17 milioni si tramutano in denaro realmente disponibile, mentre il resto viene distratto a favore di societa' riconducibili sempre a Caraffini. Quanto alla Iar-Siltal e alla Silia, acquisite grazie a finanziamenti concessi a Siltal da Banca Intesa, gli arrestati avrebbero dismesso a loro vantaggio gran parte degli immobili che costituivano il residuo patrimonio aziendale. In particolare le Fiamme Gialle hanno scoperto che la cessione dei cespiti residui di Iar-Siltal e Silia (due complessi industriali ad Abbiate Grasso, in provincia di Milano, e a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta) e' avvenuta attraverso un contratto di lease back con Intesa Leasing. Al termine dell'operazione, l'istituto bancario e' rientrato dei soldi ma nell'ordinanza con cui ha disposto gli arresti il Gip afferma che il ruolo della banca in questa vicenda, al momento sospeso, va approfondito. Chi indaga vuole capire come mai nessuno abbia vigilato sulla effettiva consistenza patrimoniale della Gepafim.
La società era stata liquidata due settimane fa. Questo il comunicato stampa del 15 settembre scorso: "Ieri mattina (14 settembre, ndr), presso i cancelli dell'ormai liquidata fabbrica Silia di Pignataro Maggiore (produzione frigoriferi e linee per il freddo) si è scatenata la protesta di alcuni ex operai per lo smembramento che la proprietà dell'industria, la Gepa, sta portando avanti, a detta dei lavoratori, senza informare la base di coordinamento delle maestranze. Ieri mattina sono state smontate e portate via due grandi presse che facevano parte della linea di montaggio più importante dello stabilimento di via del Conte a Pignataro. "Abbiamo appreso che la struttura industriale, ormai, è nella mani della Banca San Paolo Intesa - ha commentato l'assessore alle attività produttive, Giorgio Vito - ma i macchinari sono della Gepa e della Iar, le due cordate che hanno caratterizzato questo triste periodo di dismissione dello stabilimento. Un fatto che compromette seriamente la possibilità di vendere a nuovi imprenditori la struttura. Vedete, io sono sindacalista e so benissimo quanto sia importante avere una facilità di accesso alla compravendita della fabbrica, ma se le palazzine e i capannoni sono di una banca e i macchinari sono della vecchia proprietà, diventa difficile trovare qualcuno disposto a rilevare una situazione così difficile e complessa da sanare. Ieri mattina mi sono sentito personalmente con il commissario liquidatore, il dottor Michele Vigna, per avere un quadro complessivo della situazione e cercare di non far ricadere anche questo evento sulle spalle dei lavoratori. Di concerto con il sindaco, chiederemo in queste ore un tavolo di chiarimento con il ministero delle Attività Produttive per capire se esista o meno la volontà di non far diventare lo stabilimento Silia di Pignataro l'ennesimo esempio di abbandono industriale". Alle parole dell'assessore Vito, ha fatto eco l'intervento del sindaco, Raimondo Cuccaro, preoccupato dalla vicenda dello smembramento Silia. "Io non posso promettere nulla a nessuno, soprattutto agli ex operai Silia che tante prese in giro hanno dovuto sopportare da parte di industriali e politici - ha detto il sindaco di Pignataro Maggiore - ma nelle mie funzioni di sindaco e nella mia etica di cittadino di Pignataro Maggiore farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per sostenere i lavoratori delle industrie della zona. Alle proprietà delle fabbriche e agli imprenditori dico solo di non alimentare sogni e illusioni nel cuore di lavoratori che non hanno come mettere il piatto a tavola. Questa terra ha bisogno di certezze, non di chiacchiere e comparsate televisive".

29.9.11







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