Nel mirino gli uffici con meno di 15 togati e i giudici di pace. La ‘rivoluzione’ è salutata con soddisfazione dagli addetti ai lavori. Ovviamente Piedimonte Matese (Giudice di Pace e Tribunale) in "pole position" per la chiusura...
Via i tribunali(ni) con meno di quindici giudici. Chiusura forzata, ma i criteri per lo stop sono ancora da stabilire, anche per le sedi distaccate dei palazzi di giustizia principali. E, per finire, sfoltimento drastico delle strutture che ospitano i giudici di pace. Sono i “punti cardine” del piano di revisione della geografia giudiziaria che il neo Guardasigilli Francesco Nitto Palma è intenzionato a portare avanti. Una prima bozza del progetto c’è già e, stando a leggere le prime stime, i tagli pensati dal Governo in materia di giustizia dovrebbero portare ad un risparmio tra i 70 e gli 80 miliardi di euro all’anno di spese vive, laddove per spese vive si intende il pagamento di luce, acqua, gas, sorveglianza, pulizia, manutenzioni ordinarie e ogni altro tipo di intervento economico necessario alla gestione dei locali dove ogni giorno viene esercitata la giustizia, civile e penale. Una riforma epocale, divenuta necessaria oggi per via della crisi finanziaria che sta imponendo al Governo il perseguimento di una politica di restrizioni e di recupero fondi per evitare il tracollo del Paese. E la squadra del premier, sul punto, intende viaggiare speditamente: l’intenzione del ministro Francesco Nitto Palma è quella di arrivare alla presentazione di testi di legge delega già entro la metà di ottobre. Idee progettuali ci sono già e le novità introdotte non sembrano dispiacere ad avvocati e magistrati che da tempo sollecitano una revisione delle circoscrizioni. In Campania, dove la Giustizia viene amministrata tra mille difficoltà per via dell’evidente sproporzione tra l’elevato numero di reati commessi sul territorio e gli uomini e i mezzi a disposizione nelle procure e nei tribunali, la notizia della volontà del Governo di mettere mano ad una riorganizzazione degli uffici viene accolta con soddisfazione. “Siamo sempre stati dell’idea di operare una razionalizzazione delle sedi e del personale, di fare accorpamenti di strutture e riduzioni – ricorda il pubblico ministero antimafia Antonello Ardituro, che fa parte della giunta nazionale dell’Associazione nazionale magistrati – E’ un dato innegabile che anche in realtà come la nostra ci siano delle strutture molto piccole che hanno carichi di lavoro minori e che per questo potrebbero essere chiuse con un recupero di risorse, di uomini e mezzi, che potrebbero essere spostate in uffici dove le problematiche sono maggiori. Ma il punto è che questo tipo di operazione andrebbe fatta valutando la realtà dei singoli territori e le loro criticità”.
Il timore è che i tagli potrebbero essere operati in maniera indiscriminata, utilizzando un unico criterio da Nord a Sud che non tenga conto, soprattutto in materia penale, del carico di lavoro che i tribunali e le procure del Meridione sono costretti ogni giorno a sostenere per via della massiccia e tenace presenza della criminalità organizzata. Per ora l’unico criterio fissato nella bozza di revisione della geografia giudiziaria riguarda la soppressione dei tribunalini, di quei tribunali principali che insistono nelle varie città: se non hanno più di 15 giudici, possono chiudere. In Campania, giusto per fare un esempio, questo tipo di sforbiciata porterebbe allo stop dell’attività dei tribunali di Sant’Angelo dei Lombardi e di Ariano Irpino, che oggi vanno a dividersi il lavoro col tribunale di Avellino. Da fissare ancora, invece, le condizioni per la chiusura delle sedi distaccate (penali) dei tribunali. E qui, il tema, rischia di farsi rovente proprio alla luce della diversità di reati e di popolazione che contraddistinguono il Nord e il Sud. L’avvocato Francesco Caia, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati napoletani, pone subito l’accento sulla spinosa questione: “A Napoli abbiamo sedi distaccate che sono espressioni di grandi realtà che corrispondono a realtà metropolitane del centro nord. Penso alla sede distaccata di Marano che serve una popolazione pari a quella servita dal tribunale di una città come Bologna, che non è un comune come Marano e che non ha le stesse problematiche di Marano quando si parla di criminalità organizzata. Alla luce di questa considerazione è chiaro che si deve adottare un criterio ad hoc per decidere quali sedi chiudere”. Più scettico, invece, il presidente del tribunale di Napoli Carlo Alemi, che non crede andrà a buon fine la decisione di chiudere tribunali come Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi: “E’ una vita che chiediamo la soppressione di tanti uffici giudiziari, ma la verità è che il Governo ha paura di perdere l’elettorato di quei comuni che sarebbero interessati dai tagli. Se consideriamo che la provincia di Caserta, dove la criminalità organizzata è quella che è, ha un solo tribunale e Avellino ne ha ben tre, si vede qual è l’assurdo della situazione attuale. Ma questo è stato possibile perché in quei territori sono prevalse determinate logiche politiche”. Ci va giù duro Alemi, che da anni è costretto a tirare la cinghia per evitare la paralisi del suo maxi-ufficio. “Allo stato ho problemi per costituire i collegi dei giudici, abbiamo una carenza paurosa di personale amministrativo – ricorda Alemi – Ecco, io sono favorevole ad una nuova articolazione delle sedi più piccole, perché questo potrebbe essere un modo per razionalizzare meglio le risorse. Ma il mio timore è che alla fine si rischi di penalizzare alcuni territori. Ritengo che il criterio da adottare per chiudere le sedi distaccate sia quello della popolazione che un tribunale serve e della diffusione dei reati. A mio avviso sedi come Marano, Ischia e Pozzuoli non dovrebbero essere toccate, semmai andrebbero messe in condizioni di lavorare meglio. Si potrebbe invece intervenire su Portici, Afragola e Frattamaggiore. Ma questa è una mia idea”. Un’idea che Alemi è pronto a mettere sul piatto. “Se dovesse essere chiesto il nostro contributo per la stesura di un progetto che tenga conto delle reali esigenze del territorio, sarei felicissimo di darlo – conclude Alemi – Non so quale siano le reali intenzioni del Governo, per ora c’è solo una bozza. Il mio timore resta purtroppo quello che si vada a ruota libera senza prendere nessuna decisione seria, cosa che fino ad oggi è accaduta”.
Manuela Galletta
Il timore è che i tagli potrebbero essere operati in maniera indiscriminata, utilizzando un unico criterio da Nord a Sud che non tenga conto, soprattutto in materia penale, del carico di lavoro che i tribunali e le procure del Meridione sono costretti ogni giorno a sostenere per via della massiccia e tenace presenza della criminalità organizzata. Per ora l’unico criterio fissato nella bozza di revisione della geografia giudiziaria riguarda la soppressione dei tribunalini, di quei tribunali principali che insistono nelle varie città: se non hanno più di 15 giudici, possono chiudere. In Campania, giusto per fare un esempio, questo tipo di sforbiciata porterebbe allo stop dell’attività dei tribunali di Sant’Angelo dei Lombardi e di Ariano Irpino, che oggi vanno a dividersi il lavoro col tribunale di Avellino. Da fissare ancora, invece, le condizioni per la chiusura delle sedi distaccate (penali) dei tribunali. E qui, il tema, rischia di farsi rovente proprio alla luce della diversità di reati e di popolazione che contraddistinguono il Nord e il Sud. L’avvocato Francesco Caia, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati napoletani, pone subito l’accento sulla spinosa questione: “A Napoli abbiamo sedi distaccate che sono espressioni di grandi realtà che corrispondono a realtà metropolitane del centro nord. Penso alla sede distaccata di Marano che serve una popolazione pari a quella servita dal tribunale di una città come Bologna, che non è un comune come Marano e che non ha le stesse problematiche di Marano quando si parla di criminalità organizzata. Alla luce di questa considerazione è chiaro che si deve adottare un criterio ad hoc per decidere quali sedi chiudere”. Più scettico, invece, il presidente del tribunale di Napoli Carlo Alemi, che non crede andrà a buon fine la decisione di chiudere tribunali come Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi: “E’ una vita che chiediamo la soppressione di tanti uffici giudiziari, ma la verità è che il Governo ha paura di perdere l’elettorato di quei comuni che sarebbero interessati dai tagli. Se consideriamo che la provincia di Caserta, dove la criminalità organizzata è quella che è, ha un solo tribunale e Avellino ne ha ben tre, si vede qual è l’assurdo della situazione attuale. Ma questo è stato possibile perché in quei territori sono prevalse determinate logiche politiche”. Ci va giù duro Alemi, che da anni è costretto a tirare la cinghia per evitare la paralisi del suo maxi-ufficio. “Allo stato ho problemi per costituire i collegi dei giudici, abbiamo una carenza paurosa di personale amministrativo – ricorda Alemi – Ecco, io sono favorevole ad una nuova articolazione delle sedi più piccole, perché questo potrebbe essere un modo per razionalizzare meglio le risorse. Ma il mio timore è che alla fine si rischi di penalizzare alcuni territori. Ritengo che il criterio da adottare per chiudere le sedi distaccate sia quello della popolazione che un tribunale serve e della diffusione dei reati. A mio avviso sedi come Marano, Ischia e Pozzuoli non dovrebbero essere toccate, semmai andrebbero messe in condizioni di lavorare meglio. Si potrebbe invece intervenire su Portici, Afragola e Frattamaggiore. Ma questa è una mia idea”. Un’idea che Alemi è pronto a mettere sul piatto. “Se dovesse essere chiesto il nostro contributo per la stesura di un progetto che tenga conto delle reali esigenze del territorio, sarei felicissimo di darlo – conclude Alemi – Non so quale siano le reali intenzioni del Governo, per ora c’è solo una bozza. Il mio timore resta purtroppo quello che si vada a ruota libera senza prendere nessuna decisione seria, cosa che fino ad oggi è accaduta”.

21.8.11







4 commenti:
Questo governo ci distrugge. Fra poco non rimarrà nulla. Mai più voterò centro destra in particolare il senatore Sarro.
Sono strafelicissima se si chiudesse il tribunale di Piedimonte. E vorrei il licenziamento di un paio di dipendenti che tutto hanno fuorchè la voglia di lavorare.
mi sembra una decisione giusta!uffici inutili in una zona con poco contenzioso e con personale maleducato e poco produttivo.
La giustizia, al pari della sanità, è una cosa seria e non può dipendere solo dalle esigenze dell'economia perchè i beni protetti sono senza dubbio superiori agli errati calcoli della "massaia"-. Fatta questa doverosa premessa, va ricordato come le pregresse esperienze in materia di accorpamenti degli Uffici Giudiziari hanno solo creato ulteriori disagi rallentando la giustizia in ogni settore, con l'aumento dei relativi costi-. Mi riferisco alle soppressioni delle preture con la conseguente istituzione delle Sezioni Lavoro presso i Tribunali Circondarialii (che per la mole degli afflussi hanno rallentato i relativi processi), ed alla istituzione delle Procure prima Circondariali, poi uniche presso i Tribunali, che, di fatto, hanno rallentato la gestione dei processi penali e svuotato il controllo del territorio prima efficacemente e capillarmente tenuto dal Pretore-.
Peraltro, per il momento, sembra di capire che ancora non si parli di soppressione delle Sezioni distaccate, ma solo dei Tribunali Circondariali-. Invero seguendo detta logica non rimarrebbe più alcuna Sezione distaccata sicchè nel Ns. circondario resterebbe solo S.M.C.V. a gestire le risposte di giustizia per oltre un milione di persone (dove li trovano i locali e gli archivi; cosa potra gestirsi un simile "pachiderma"?)-.
Ne consegue che i giudizi non possono essere affrettati ovvero mossi da antipatia o simpatia, ma devono radicare sul principio che il popolo è sovrano e lo Stato deve essere al tempo stesso il suo servitore e tutore, altrimenti lo stato di diritto cesserà ed il cittadino per avere giustizia potrebbe rivolgersi al malaffare od instaurare un novello al nuovo far west. Speriamo che il Sen. Sarro, ed i Sindaci di ogni comunità (perchè tutti ne sono interessati), avendone certamente la possibilità e la capacità, possano difendere le istituzioni -.
Gli stessi, pochi magistrati indicati (che non rappresentano affatto la maggioranza), non possono ragionare nell'ottica corporativistica, ma devono tenere presente che il loro mandato va svolto nel luogo ove serve il loro impegno, senza deleghe e senza alcuno sradicamento dal contesto territoriale nonchè nel rispetto della tradizione giuridica (cfr. commissario di campagna, pretori ecc..)-.
Del resto non è mai stato condivisibile, nè il Legislatore lo ha mai voluto, che una comunità debba avere il suo giudice ad oltre 70 Km od addirittura debba contattarlo telematicamente-.
Accorpare significherebbe ridurre un servizio essenziale a tanto ed indi abrogarlo-.
Posta un commento