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sabato 28 maggio 2011

Stalking. In due anni un reato al giorno compreso i festivi. In Procura indagate 658 persone ed aperti 559 fascicoli!

La legge è entrata in vigore nel 2009 con l'introduzione dell'articolo 612 - bis del Codice penale. Ad oggi sono pochi gli operatori specializzati per trattare con le vittime questo reato particolare
In due anni e mezzo, ossia dall’entrata in vigore della normativa che ha previsto il reato, in provincia di Caserta, la Procura di S. Maria Capua Vetere ha aperto 559 fascicoli per stalking ed indagato 658 persone. Un dato che esprime in cifre, non solo l’attività degli uffici giudiziari, ma anche la sensibilità verso casi di violenza su fasce deboli, non solo donne quindi, ma anche minori e immigrati. Il tutto del resto si è anche tradotto, su iniziativa del Procuratore Corrado Lempo, in un protocollo d’intesa tra istituzioni e associazioni su «maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, violenze sessuali, sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina» che verrà firmato al Belvedere di San Leucio il 10 giugno prossimo. La legge sullo stalking è entrata in vigore nel 2009 con l’introduzione nel codice penale dell’articolo 612-bis (atti persecutori) che recita «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita». Nello stesso anno la Procura di S. Maria ha aperto 206 procedimenti e indagato 250 persone per tale reato; nel 2010 i procedimenti sono stati 271 con 316 indagati; nei primi quattro mesi di quest’anno ben 82 procedimenti con 92 indagati. Ma la legge non basta. Lo riconosce lo stesso Procuratore Lembo quando dice: «Accanto ai progressi dal punto di vista del diritto penale - afferma il capo della Procura di S. Maria Capua Vetere - non c’è stato un miglioramento in merito alle prassi operative connesse all’accertamento dei delitti di violenza sessuale o, più in generale, dei reati commessi ai danni delle fasce deboli. Basti pensare ad esempio ai problemi relativi all’accertamento dei reati in questione, derivanti dalla mancanza di personale dei servizi di polizia giudiziaria specializzato nel raccogliere con la dovuta sensibilità e delicatezza la denuncia di una donna gravemente traumatizzata. È addirittura mortificante può diventare la sottoposizione della vittima a visite mediche nelle parti intime o a rilievi fotografici». Per conciliare le esigenze di indagine con quelle di rispetto della persona e assistenza della vittima del reato nasce quindi l’iniziativa del protocollo d’intesa. È lo stesso Procuratore Lembo ad illustrarne necessità ed obiettivi: «Le più recenti esperienze legislative e giudiziarie in materia di tutela delle vittime dei reati appartenenti alle cosiddette fasce deboli, hanno consolidato in tutti gli addetti ai lavori il convincimento che, per rendere efficace l’azione di tutela, occorre realizzare un sistema integrato di protezione con il concorso di tutte le istituzioni pubbliche e delle associazioni private, seriamente impegnate a costituire e rendere operativa una rete di coordinamento permanente tra magistratura inquirente, forze di polizia, operatori culturali, sanitari e sociali». Tra le associazioni che firmeranno il Protocollo d’intesa anche l’associazione «Casa di Rut» che si occupa di donne vittime di violenza e ragazze immigrate costrette a prostituirsi. «L’iniziativa - dice la responsabile di Casa di Rut, suor Rita Giannetta - ha un grande valore simbolico in quanto sottolinea la necessità di coordinamento tra istituzioni e volontari a beneficio delle vittime di reati incredibilmente devastanti per chi li subisce. La speranza è che, anche dal punto di vista operativo, si possano da subito vedere dei risultati in quanto noi operatori sul capo dobbiamo spesso lottare con intoppi, ostacoli, anche burocratici e normativi, che con il Protocollo spero possano essere superati. E questo nell’interessi di chi ha bisogno del nostro aiuto».
Claudio Coluzzi

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi auguro che una mia amica abbia il coraggio di denunciare tutte le violenze subite per anni e quelle che anche da separata subisce oggi.
C.Corinzi