La giovane deputata scopre oggi che Magliocca sarebbe "Colluso con la camorra!!!"ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00641
Dati di presentazione dell'atto Legislatura: 16 Seduta di annuncio: 90 del 20/11/2008 Firmatari Primo firmatario: PICIERNO PINA Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO Data firma: 20/11/2008 Elenco dei co-firmatari dell'atto Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma GRAZIANO STEFANO PARTITO DEMOCRATICO 20/11/2008 BOSSA LUISA PARTITO DEMOCRATICO 20/11/2008 PICCOLO SALVATORE PARTITO DEMOCRATICO 20/11/2008 Destinatari Ministero destinatario:MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE MINISTERO DELL'INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 20/11/2008 Stato iter:
IN CORSO Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-00641 presentata da PINA PICIERNO giovedì 20 novembre 2008, seduta n.090 PICIERNO,GRAZIANO, BOSSA e PICCOLO.
Al Ministro dell'Economia e dellefinanze, al Ministro dell'interno.- Per sapere - premesso che:
A Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, sono da tempo attivi clan camorristici direttamente legati alla mafia siciliana e al clan dei casalesi, così come confermato da importanti inchieste giudiziarie ed alle deposizioni di numerosi collaboratori di giustizia;
le numerose inchieste hanno dato il via all'adozione di provvedimenti cautelari personali, trasformatisi, in seguito, in sentenze di condanna e provvedimenti ablativi di cospicui patrimoni di provenienza criminale;
le inchieste in questione hanno rivelato serie commistioni, e hanno provato l'esistenza di condizionamenti camorristico-mafiosi, tra i clan e parte delle istituzioni;
tali condizionamenti hanno riguardato, e riguardano, la gestione dei beni confiscati ai camorristi;
il sindaco e consigliere provinciale di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, è stato rinviato a giudizio per corruzione, voto di scambio e falso, accusato da un dipendente comunale che in seguito a questa vicenda si è tolto la vita, dandosi fuoco;
Magliocca era stato accusato, tra lealtre cose, di aver avuto contatti, nel 2002, con il boss mafioso Lello Lubrano, capo indiscusso del clan Nuvoletta di Marano, poi ucciso per mano di killer riconducibili al clan dei casalesi, in un agguato il 14novembre 2002;
la magistratura, ai tempi, era già intervenuta nei confronti di Lubrano, confiscandogli diversi terreni a PignataroMaggiore;
l'omicidio di Lubrano modificò gli assetti camorristici di tutta la provincia e sancì la supremazia sul territorio del clan dei casalesi;
agli incontri con il Lubrano parrebbe fossero presenti altre persone già ascoltate dagli inquirenti, che, nel corso delle indagini, avevano riferito gli argomenti trattati durante l'incontro: gestione indiretta dei beni confiscati in cambio dell'appoggio elettorale;
nel maggio 2002, da consigliere provinciale, Magliocca vinse le elezioni amministrative e divenne sindaco di Pignataro Maggiore;
la gestione dei beni confiscati, nel territorio di Pignataro, è stata negli ultimi anni caratterizzata, a quanto consta agli interroganti, da scarsa trasparenza e rapidi dietrofront:emblematica è stata la vicenda relativa ad alcuni beni confiscati alclan Nuvoletta, che dovevano essere dati in gestione adun'associazione, l'«A.C.L.I. terra di Benevento» sospettata di rapporti non chiari, per stessa ammissione del sindaco (secondo il quale l'affidamento dei beni a tale associazione avrebbe significato fartornare i beni in mani poco chiare) con il clan dei casalesi;
nonostante questi timori, il sindaco, dopo poco, cambiò idea e stipulò proprio con l'ACLI una convenzione per la gestione dei beni inquestione;
in seguito, nel giugno 2007, venne pubblicamentedenunciato il mancato utilizzo dei beni confiscati, che sono, nei fatti, rimasti nella piena disponibilità dei boss, dei loro familiari e dei loro prestanome, come ad esempio un'estensione di terreno, chiamata «Cento Moggia», acquisita al patrimonio indisponibile del comune condeliberazione n. 182 del 18 dicembre 2001 della Commissione Straordinaria Prefettizia, ma che tuttora è coltivata solo per unapiccola a assoluta ente marginale;
sui terreni confiscati al boss Raffaele Ligato un blitz delle Forze dell'ordine nel 2007 ha sorpreso a lavorare nel pescheto persone che sono risultate in possesso di un«contratto di affitto» firmato dalla moglie del boss Ligato;
anche«Villa Ligato», villa bunker confiscata a Raffaele Ligato, condannato all'ergastolo per l'omicidio Imposimato, che risulta ad oggi essere adibita a caserma dei Carabinieri e della Guardia di finanza è rimasta,a quel che consta agli interroganti, nei fatti nella disponibilità dei an;
all'inizio del 2005, un incendio, a seguito del quale intervennero i vigili del fuoco e i Carabinieri fece emergere che la villa bunker, ormai solo sulla carta di proprietà del comune di Pignataro Maggiore, era in realtà adibita a deposito di automobili rubate;
nel 2007 il Giornale di Caserta pubblicò le foto della villa completamente devastata: risultò dunque che, per sfregio alle istituzioni, la camorra aveva ridotto a un rudere, praticamente distruggendo la villa bunker;
in seguito molti altri sono stati gli episodi che denunciano una, quantomeno, cattiva gestione dei beni confiscati, i quali, invece di essere restituiti allo Stato e ai cittadini del martoriato territorio del casertano, troppo spesso rimangono o proprio nelle mani degli stessi soggetti ai quali sono stati sequestrati, magari tramite loro familiari o affiliati, oppure in una «zona grigia» che non ne permette la giusta utilizzazione:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare al fine digarantire, con urgenza, la corretta gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, in conformità alle leggi dello Stato?
La risposta di Giorgio Magliocca
Il sindaco di Pignataro: Chi mi accusò di aver incontrato Raffaele Lubrano in un ristorante è già sotto processo per calunnia. Sui beni confiscati non ho mai cambiato idea. Per quel che riguarda il processo, sarò presto assolto: è una bufala
“Vogliono zittirmi sulla vicenda delle varie inchieste che sto portando avanti in Provincia di Caserta e che, evidentemente, hanno messo seriamente in difficoltà il centro sinistra casertano. Ma non ci riusciranno. “I fatti sono vecchi e sono stati già tutti verificati, in modo positivo per il sottoscritto, dagli organi competenti”.
In particolare, per quanto riguarda la presunta cena che avrei tenuto con un boss locale, è bene precisare che coloro che hanno fatto girare questa falsa notizia sono attualmente convenuti in un processo presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in cui il sottoscritto risulta parte offesa per danni alla sua reputazione ed alla sua onorabilità. I proprietari del famoso locale dove si sarebbe tenuto l’incontro hanno, infatti, dichiarato ed affermato che il sottoscritto non è mai stato presso il loro ristorante né da solo, né tantomeno con Raffaele Lubrano.
Relativamente, invece, al mio presunto cambio di opinione circa il non affidamento dei beni confiscati alla camorra ed affidati all’associazione Acli Terra di Benevento gli interroganti si sbagliano di grosso. Il sottoscritto non ha mai cambiato idea. Rimango sempre dell’avviso che quell’affidamento, che fu effettuato direttamente da parte dell’Agenzia del Demanio con il parere negativo del comune, determinò indirettamente il ritorno dei cespiti confiscati nelle mani della camorra locale. La convenzione fu, invece, firmata in quanto la Prefettura di Caserta con nota del 16 febbraio del 2003, a firma dell’allora Prefetto Schilardi, mi suggeriva di procedere alla stipula della convenzione nell’attesa della verifica da parte dell’autorità giudiziaria delle accuse che avevo mosso nei confronti del presidente di quella associazione. “Ciò - scrisse la Prefettura - per evitare che l’abbandono e l’incuria dei beni in argomento possa favorire azioni delittuose in danno degli stessi, ma anche perché la collettività abbia la percezione piena ed evidente dell’affermarsi delle regole dello stato di diritto”. Su tale punto, tra l’altro, la Picierno dimentica che lo zio, sindaco di Teano, ha anch’egli affidato i beni confiscati del suo paese all’associazione Acli Terra di Benevento. La Picierno, quindi, mi deve spiegare perché le rimostranza che muove verso il sottoscritto non valgono per lo zio.
Vi è poi la questione relativo al mancato riutilizzo dei beni confiscati. Anche questa accusa risulta falsa. Infatti, la mia amministrazione nel giro di poco anni ha realizzato interventi di riammodernamento delle strutture confiscate per oltre 3 milioni di euro. Opere tutte realizzate e finanziate dalla Regione Campania e dal Ministero degli Interni. Non solo. Come risulta dal verbale del 16 ottobre scorso del Presidio Operativo Misto, struttura di controllo della Prefettura di Caserta, i terreni confiscati di Pignataro Maggiore risultano tutti coltivati. In particolare, grazie alla raccolta effettuata sul pescheto adiacente la villa confiscata a Ligato, l’associazione “Icaro” e quella di “Libera” hanno trasformato le pesche in purea presso la zuegg di Avellino. In queste settimane tale prodotto sarà trasformato in succo di frutta presso l’azienda lattearia del Matese, sita in Gioia Sannitica, e nel mese di dicembre sarà pronto risultando il primo prodotto realizzato su un bene confiscato alla camorra in Regione Campania. E’ evidente che la Picierno e gli altri interroganti hanno ricevuto informazioni sbagliate sullo stato attuale dei beni confiscati a Pignataro Maggiore.
Le uniche cose vere risultano sono quelle relativa all’incendio e alla devastazione che si verificò presso l’ex villa Ligato. Fatti che prontamente e direttamente denunciai in qualità di sindaco alle autorità competenti.
Circa il mio rinvio a giudizio per i reati che scrivono gli interroganti, come già più volte dichiarato, ribadisco la mia serenità con la speranza che il processo possa finire al più presto per evitare ulteriori strumentalizzazioni da parte dei miei avversari. Se vi fosse un giornalista di buona volontà che potesse occuparsi delle carte di quel processo si renderebbe conto che è una grande bufala. Infine, mi sia consentito elencare, oltre a quanto già detto in precedenza, ulteriori atti che dimostrano la mia seria ed intransigente azione contro la camorra da quando faccio il sindaco di Pignataro Maggiore:
1) il 26 luglio 2002 ho emesso l’ordinanza n. 43 di chiusura dei vani siti in via Regina Elena in danno di Lubrano Raffaele. Vani che erano in stato di abbandono ed occupati da extracomunitari, manovalanza della malavita organizzata;
2) il 17 settembre 2002 ho emesso l’ordinanza n. 53 di chiusura di un esercizio commerciale sito in Piazza Umberto I in danno del signor Lubrano Raffaele. Esercizio commerciale che secondo le forze dell’ordine era luogo in cui avveniva lo spaccio locale della droga;
3) il 28/01/2003 ho emesso l’ordinanza n. 12 in danno dei detentori dei fondi confiscati alla sas Viticola Nuova di Nuvoletta Ciro & C. In particolare è necessario qui ricordare che tali beni, confiscati in data 22 gennaio 1993, nel mese di maggio del 1995 furono locati, per una durata di 13 anni, da parte dell’amministratore giudiziario, avvocato Walter Galoppo, ai signori Baiano Antonio di Marano, Amoroso Raffaele di Marano, Miraglia Mario di Giugliano e Pezzella Castrese di Marano. Tale contratto di affitto avrebbe potuto ostacolare l’acquisizione del bene al patrimonio indisponibile dell’ente, il sindaco Magliocca, pur tuttavia si assunse la responsabilità di far liberare i terreni affrontando direttamente la questione; Il 28 luglio 2003 durante l’acquisizione al patrimonio indisponibile del comune dei “100 moggi” confiscati ad Angelo Nuvoletta ai sensi della legge n. 575/1965 fu necessario operare uno sgombero materiale del bene. Il che avvenne grazie ad una grande operazione di polizia concordata in data 10 luglio 2003 presso la Prefettura di Caserta alla presenza di sua eccellenza il Prefetto e il Questore di Caserta come risulta dal verbale di consegna. In quella occasione vi furono delle forti rimostranze degli affittuari che minacciarono duramente il sindaco Magliocca. Nonostante ciò, Magliocca diede ordine di sgombrare i terreni (come risulta dalla nota del 28 luglio 2003 del comandante dei vigili urbani di Pignataro Maggiore comandante Alberto Parente che scrive: Si da atto che alla presenza dell’avvocato Leuci difensore del Miraglia viene edotto il Sindaco telefonicamente delle rimostranze di cui al punto 1,2, e 3 del presente atto il quale ribadisce l’ordine di rimuovere le pompe” che fino ad allora aveva ostacolato l’acquisizione dei cespiti al patrimonio del comune. Non solo, in quella occasione il sindaco personalmente piantò dei tabelloni per delimitare i terreni con su scritto “COMUNE DI PIGNATARO MAGGIORE – BENI CONFISCATI ALLA CAMORRA”;
4) Il 26 agosto 2003, grazie ad una grande operazione della polizia coordinata dal signor Prefetto e dal sottoscritto, fu sgomberata la villa sita in via del Conte di Ligato Raffaele, fino ad allora nel possesso della sua famiglia. Le operazioni furono coordinate dal sindaco Magliocca e dal Prefetto dalla sede comunale e dalla Prefettura;
5) Il 27 settembre 2003 fu inaugurato il Centro Pilota per la formazione di giovani in agricoltura sui terreni confiscati alla malavita organizzata. Non solo, i frutti prodotti su tali terreni furono confezionati e distribuiti in tutte le scuole con la dicitura “frutti nati sui beni confiscati alla camorra – Comune di Pignataro Maggiore.” Una distribuzione di cocomeri fu fatta anche in Piazza Umberto I e in Piazza Vanvitelli a Caserta con la presenza del Prefetto Schilardi.; A dicembre del 2003 Magliocca ha coordinato un’operazione congiunta dei carabinieri e dei vigili urbani per evitare l’apposizione di stelle di Natale imposte dalla camorra locale ai vari commercianti di Pignataro. Per questo fatto, ripreso anche dalla stampa locale, il 12 gennaio 2004 (come risulta dagli atti della stazione dei Carabinieri di Pignataro Maggiore) il Magliocca fu denunciato per diffamazione a mezzo stampa da parte del boss Raffaele Ligato;
6) Il 17 luglio 2004, in collaborazione con la Prefettura di Caserta, il comune di Pignataro Maggiore organizzò una manifestazione anticamorra alla presenza di tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine provinciale e del magistrato Russo della DDA di Palermo in commemorazione dell’anniversario della morte di Paolo Borsellino. Non solo.
7) In data 27 settembre 2007 ho firmato un protocollo d’intesa con la Prefettura di Caserta “per l’incremento della collaborazione istituzionale in materia di appalti” e per evitare infiltrazioni nella pubblica amministrazione da parte di ditte in odore di camorra nella realizzazione di lavori pubblici.
8) Con delibera di G.C. n. 174 del 16.10.03, ho istituito “l'Ufficio beni confiscati” in senso ai servizi comunali con compiti di curare i procedimenti dei vari casi di confisca e gestione dei beni.
9) Con decreto del 10 gennaio 2008 ho istituito e nominato un Presidio Operativo Misto, composto "da personale messo a disposizione del 'ente e dai soggetti assegnatari dei beni, coordinati dalle forze dell'ordine" , al fine "di assicurare la costante vigilanza dei beni confiscati in modo da evitare che gli sessi vengano utilizzati da soggetti senza titolo con particolare riferimento alla fase che precede l'effettiva destinazione degli stessi".
10) Nell’ultimo periodo ho personalmente denunziato azioni camorristiche perpetrate sul suo territorio da parte di alcuni gruppi criminali e, per tale motivo, secondo gli inquirenti, ho subito una forte intimidazione avendo ricevuto una busta anonima con dentro un proiettile ed un bigliettino con su scritto una frase inequivocabile “sindaco sei un uomo morto”. Per questo motivo la Prefettura di Caserta ha previsto una vigilanza armata saltuaria a tutela della mia persona e di quella dei miei parenti.