«Noi non pagheremo la vostra crisi». È lo slogan dello striscione, firmato dai collettivi studenteschi casertani, che ha aperto il corteo partito stamani alle 9.30, dalla stazione ferroviaria di Caserta per manifestare contro la riforma della scuola contenuta nel decreto del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini.di Diamante Marotta
Il corteo si snoderà per le strade del centro fino ad arrivare al Provveditorato, in via Ceccano. Studenti in piazza, quindi, anche a Caserta contro la riforma della scuola che prevede, tra l’altro, l’introduzione del maestro unico, la reintroduzione del voto in condotta e tagli alla scuola pubblica. La manifestazione è organizzata dai Collettivi Studenteschi Casertani «No Pasaran», Rete dal Basso, Cub Caserta, Cobas Scuola, Comitato Precari Scuola Primaria, Collettivi Universitari Casertani. «Tagliare fino a privatizzare è la soluzione che il governo propone per la crisi - si legge nel documento a firma unitaria dei comitati studenteschi e comitati docenti precari - siamo stufi di essere il capro espiatorio su cui i governi fanno i tagli alla spesa. Non tutti potremo permetterci un’istruzione. Se il sistema capitalista è in crisi a noi non importa. Non vogliamo pagare noi. Non vogliamo che il diritto all’istruzione, già così com’è molto precario, sia sacrificato sull’altare degli interessi politico-economici». In particolare precari e studenti contestano al decreto legge della Gelmini i tagli ai fondi per la scuole pubbliche e università, la reintroduzione del maestro unico, il dimensionamento delle scuole nei piccoli centri montani, il taglio del personale Ata, l’accorpamento delle classi di concorso, la reintroduzione del voto in condotta e le assunzioni in ruolo promesse ai docenti precari. Una giornata di mobilitazione che vedrà coinvolte tutte le scuole della provincia perché in concomitanza con lo sciopero nazionale di tutto il personale della scuola indetto da Cgil, Cisl e Uil e dai sindacati autonomi Snals e Gilda che, dopo diversi anni, si ritroveranno tutti uniti per la stessa causa. Sciopereranno anche gli Unicobas, i collaboratori coordinati e continuativi (Co.co.co) e i lavoratori parasubordinati (ex Lsu) del comparto scuola. Intanto, nelle scuole superiori si stanno svolgendo assemblee di istituto nelle quali gli studenti discutono e si confrontano sulla proposta della riforma. Nessuna autogestione o occupazione. Il direttore dell’Usr, Alberto Bottino, ha inviato una circolare ai dirigenti scolastici delle scuole secondarie superiori della Campania di informare quotidianamente l’ufficio scolastico regionale in caso di agitazioni studentesche. Come previsto c'è stata stamattina una grande e allargata adesione che si riallaccia alla manifestazione romana dove tantissime sono state le adesioni da parte di docenti, personale ata e dirigenti scolastici della provincia di Caserta.
RIFORMA GELMINI IN PILLOLE
Stop agli sprechi Il decreto legge 137/2008 si accompagna alle misure previste nel dl 112, collegato alla Finanziaria, che prevede tagli agli organici e alla didattica che nel prossimo triennio puntano a far risparmiare alle casse dello stato 7,8 miliardi di euro: tra il 2009 e il 2012 verranno soppressi oltre 87 mila posti di docente praticamente in tutti gli ordini di scuole. Nel prossimo anno la “sforbiciata” sarà più consistente (- 42mila posti), poi nel 2010 se ne elimineranno circa 25.500 e l’anno successivo poco meno di 20mila.
Riorganizzazione
Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e gli esponenti del governo hanno più volte precisato che non di licenziamenti si tratta, ma di una riorganizzazione che di fatto precluderà la possibilità della riconferma per migliaia di docenti con rapporto di lavoro precario. I tagli non risparmieranno nemmeno gli Ata ovvero il personale non docente, il cui organico complessivo verrà abbattuto del 17 per cento: 44.500 tra direttori amministrativi (- 10mila), collaboratori scolastici (- 29mila), amministrativi e assistenti tecnici (- 4mila) tutti appartenenti al personale non docente. Prima dell’intervento del governo Berlusconi, i tagli previsti dal precedente governo assommavano a 20mila dipendenti. Rientrare nella media europea. La scuola conta circa 1 milione e 100mila occupati, la riduzione complessiva quindi riguarda oltre il 10 per cento del personale del comparto istruzione. L’obiettivo ultimo che si è posto il governo con il dl 112 è quello di avvicinare il rapporto alunni-docenti a quello della media Ue: attualmente in Italia è pari a 8,94, mentre con l’attuazione dei tagli nel 2012 verrebbe portato a 9,94. I calcoli fatti, tuttavia, si basano sul presupposto che il numero degli alunni resti invariato: se, invece, il numero aumenterà (confermando il trend degli ultimi anni) i tagli diminuiranno, al contrario se gli alunni dovessero diminuire il decremento di cattedre e posti potrebbe essere ancora più consistente. Nel mese di ottobre il ministero ha anche presentato il piano programmatico del decreto: un piano che prevede, tra le altre cose, la riduzione dell’offerta formativa a 28-30 ore settimanali nei licei e a 32 negli istituti tecnici e professionali; ma anche la ridefinizione dei parametri per la formazione delle classi (dove in media verranno così collocati più alunni di ora). Nel progetto attuativo è inserito poi l’accorpamento delle classi di concorso di accesso all ‘insegnamento, in modo da poter utilizzare con più facilità i docenti in esubero spostandoli da una materia all’altra (comunque affini), e la soppressione o l’accorpamento degli istituti con meno di 50-100 alunni complessivi.
Torna il maestro unico, aumenta il tempo pieno.
Nel dl 137, convertito oggi in legge dal Senato, sono invece contenute principalmente disposizioni riguardanti lo svolgimento dell’attività didattica. Ad iniziare dalla riduzione a 24 ore del modello base d’insegnamento alla primaria: un ritorno al passato che permetterà l’attivazione del maestro unico e l’abbandono, dopo alcuni decenni di sperimentazione, del modulo basato su tre maestri per due classi. La soppressione di “mezzo” docente per classe permetterà così alle ex elementari di dare il proprio contributo ai tagli sottraendo a fine manovra, rispetto all’attuale organico, tra i 20 e i 30mila posti. Il governo ha sostenuto che con il suo sistema il tempo pieno verrà confermato e rafforzato: su richiesta delle famiglie, infatti, le scuole potranno predisporre classi a tempo prolungato (27-30 ore) o pieno (40 ore), ma i maestri disposti a svolgere ore in più dovranno essere retribuiti attraverso il cosiddetto fondo d’istituto scolastico.
Torna il dieci e lode.
Nella nuova legge ci sono altre novità: l’inserimento in graduatoria degli ultimi aspiranti docenti abilitati presso le scuole di perfezionamento, i cosiddetti corsisti Ssis ed un piano straordinario per accelerare gli investimenti nel campo dell’edilizia scolastica e della sicurezza. Il passaggio ai voti espressi in decimali nella secondaria di primo grado (la “media inferiore”) e nella scuola primaria, dove però restano in vita anche i giudizi sintetici. Approvata anche, per “promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale definito dalla Carta Costituzionale”, la nuova disciplina “Cittadinanza e Costituzione”. Meno bocciature alle elementari. Dopo le polemiche sull’interpretazione dall’ art. 3 del decreto (`Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all’esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di disciplinè), che avrebbe potuto essere interpretato come un’indicazione a bocciare gli alunni di elementari e medie manche con un solo cinque in pagella, arriva un emendamento (proposto da alcuni deputati della Lega tra cui Paola Goisis) che fa chiarezza: nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado la bocciatura degli alunni dovrà non solo essere decisa all’unanimità dal consiglio di classe, ma anche essere collocata nei casi di eccezionalità e “comprovati da specifica motivazione”. La singola valutazione, relativa ad ogni materia o (come alle elementari) gruppo di materie, non sarà inoltre assegnata dal singolo docente, ma sempre e comunque “assunta a maggioranza dal consiglio di classe”.
Edilizia scolastica.
Al fine di porre rimedio alle emergenze strutturali in cui versano migliaia di scuole, si “destina un finanziamento di interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici ovvero di impianti e strutture sportive dei medesimi” attraverso la proroga fino al prossimo 30 novembre di risorse che, dopo “l’individuazione degli interventi”, verranno stabilite dal ministro dell’Economia assieme a quello del Miur. Approvati anche specifici `Provvedimenti per la sicurezza delle scuolè finalizzati a snellire le procedure per l’utilizzo dei fondi disponibili, ma anche a rendere più stabili nel tempo i finanziamenti statali: al piano straordinario per l’edilizia scolastica previsto dalla legge finanziaria del 2003 è destinato annualmente un importo non inferiore al 5% delle risorse assegnate al programma delle infrastrutture strategiche, fino al completo esaurimento degli interventi previsti. Gli interventi verranno attuati sulla base delle priorità definite da un “soggetto attuatore” che assicurerà la “messa in sicurezza di almeno cento edifici scolastici presenti sul territorio nazionale che presentano aspetti di particolare criticità sotto il profilo della sicurezza sismica”.
Giro di vite alla riedizione dei libri.
Le nuove edizioni dei libri di testo scolastici si adotteranno differentemente a seconda del ciclo di studi: alla primaria la cadenza di rinnovamento dei testi sarà quinquennale, come già previsto nella bozza iniziale del dl, mentre nella scuola secondaria di primo e secondo grado la cadenza diventa di sei anni. Permane la possibilità, per i docenti e le case editrici, di adottare nuove edizioni di testi qualora siano subentrate, anche prima dei termini stabiliti, “eventuali appendici di aggiornamento”.