Sulla questione delle telecamere (nella foto), interviene l’ex sindaco di Caiazzo Nicola Sorbo, tirato in ballo dalle rappresentanze sindacali, le quali nel caso specifico hanno fatto un grossolano autogol, in quanto hanno attribuito al predecessore di Giaquinto la delibera in questione e, addirittura, allo stesso Sorbo hanno appioppato anche la delibera dei semafori, poi scomparsi, in piazza Portavetere. Niente di vero, poiché lo stesso ex primo cittadino di Caiazzo è intervenuto, producendo per altro il documento originale, ossia la delibera nr. 81 del dicembre 2003 la cui paternità in merito ai semafori si piazza Portavetere è da ascriversi all’attuale sindaco Stefano Giaquinto. Queste alcune dichiarazioni di Sorbo: “Ho letto che l'Amministrazione da me guidata avrebbe deliberato l'installazione dei semafori in piazza Porta Vetere. La notizia è falsa come chi l'ha divulgata (riferendosi ai sindacati comunali, ndr). E' vero il contrario. Da cittadino ebbi modo di esprimere verbalmente a chi di competenza le mie perplessità su tale scelta, oltre a quella di spostare lo STOP su via Latina ( piuttosto che definire la precedenza a destra)e di rinunciare a realizzare l'originario progetto della sistemazione di piazza Porta Vetere che prevedeva la riduzione del marciapiede all'angolo con la fontana monumentale, per meglio definire il senso rotario.” Sorbo poi chiude affermando “Tale progetto prevedeva anche l'ampliamento del marciapiede della piazza sul lato sinistro che conduce a via Caiatino.Per amore della verità invio in allegato la delibera della Giunta comunale n. 81 del 17.12.2003 con la quale l'Amministrazione guidata dal Sindaco Giaquinto dispone l'installazione dei semafori. Devo purtroppo smentire anche l'installazione della video-sorveglianza all'ingresso della casa comunale, che da Sindaco avrei tanto voluto realizzare. Mi congratulo, in proposito, con l'Amministrazione Giaquinto. Qui non si tratta di violare nessuna privacy ma di garantire sicurezza ai cittadini ed evitare che personale non autorizzato possa impunemente abbandonare il proprio posto di lavoro al Comune. In questo senso, è d'obbligo tutelare il lavoro della quasi totalità dei dipendenti comunali che presta la propria opera con disciplina e onore e che non può tollerare di essere considerata, a torto, assenteista.” E incredibile ma vero, anche il capogruppo Udeur di minoranza Fabio Sgueglia, in merito alle telecamere è d’accordo: “ Non solo hanno fatto bene ad apporle per ovvi motivi, ma auspico che, con tutto quello che si sente in giro, ne appongano altre per la città!” Ha dichiarato Fabio Sgueglia. Intanto la diatriba tra dipendenti e Polizia Locale va avanti e la settimana prossima sono annunciate altre iniziative, mentre in città tutti sono favorevoli alle telecamere al Comune. giovedì 31 gennaio 2008
Caiazzo, questione telecamere. Per una volta Sorbo e Sgueglia (Fabio) sono d’accordo: “ E’ giusto e dovevano apporle prima!”
31.1.08
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Sulla questione delle telecamere (nella foto), interviene l’ex sindaco di Caiazzo Nicola Sorbo, tirato in ballo dalle rappresentanze sindacali, le quali nel caso specifico hanno fatto un grossolano autogol, in quanto hanno attribuito al predecessore di Giaquinto la delibera in questione e, addirittura, allo stesso Sorbo hanno appioppato anche la delibera dei semafori, poi scomparsi, in piazza Portavetere. Niente di vero, poiché lo stesso ex primo cittadino di Caiazzo è intervenuto, producendo per altro il documento originale, ossia la delibera nr. 81 del dicembre 2003 la cui paternità in merito ai semafori si piazza Portavetere è da ascriversi all’attuale sindaco Stefano Giaquinto. Queste alcune dichiarazioni di Sorbo: “Ho letto che l'Amministrazione da me guidata avrebbe deliberato l'installazione dei semafori in piazza Porta Vetere. La notizia è falsa come chi l'ha divulgata (riferendosi ai sindacati comunali, ndr). E' vero il contrario. Da cittadino ebbi modo di esprimere verbalmente a chi di competenza le mie perplessità su tale scelta, oltre a quella di spostare lo STOP su via Latina ( piuttosto che definire la precedenza a destra)e di rinunciare a realizzare l'originario progetto della sistemazione di piazza Porta Vetere che prevedeva la riduzione del marciapiede all'angolo con la fontana monumentale, per meglio definire il senso rotario.” Sorbo poi chiude affermando “Tale progetto prevedeva anche l'ampliamento del marciapiede della piazza sul lato sinistro che conduce a via Caiatino.Per amore della verità invio in allegato la delibera della Giunta comunale n. 81 del 17.12.2003 con la quale l'Amministrazione guidata dal Sindaco Giaquinto dispone l'installazione dei semafori. Devo purtroppo smentire anche l'installazione della video-sorveglianza all'ingresso della casa comunale, che da Sindaco avrei tanto voluto realizzare. Mi congratulo, in proposito, con l'Amministrazione Giaquinto. Qui non si tratta di violare nessuna privacy ma di garantire sicurezza ai cittadini ed evitare che personale non autorizzato possa impunemente abbandonare il proprio posto di lavoro al Comune. In questo senso, è d'obbligo tutelare il lavoro della quasi totalità dei dipendenti comunali che presta la propria opera con disciplina e onore e che non può tollerare di essere considerata, a torto, assenteista.” E incredibile ma vero, anche il capogruppo Udeur di minoranza Fabio Sgueglia, in merito alle telecamere è d’accordo: “ Non solo hanno fatto bene ad apporle per ovvi motivi, ma auspico che, con tutto quello che si sente in giro, ne appongano altre per la città!” Ha dichiarato Fabio Sgueglia. Intanto la diatriba tra dipendenti e Polizia Locale va avanti e la settimana prossima sono annunciate altre iniziative, mentre in città tutti sono favorevoli alle telecamere al Comune. Adesso è ufficiale. Abbamonte e Nocera si dimettono. La Regione Campania come il Governo Prodi, verso la crisi!
31.1.08
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Adesso è ufficiale.
I due assessori regionali dell'Udeur, agli arresti domiciliari, lasciano il loro incarico, presentando una lettera di dimissioni. A muoversi per prima è l’assessore regionale all’Ambiente Luigi Nocera, inviando una missiva al presidente della Regione Bassolino. Qualche ora dopo, tocca al suo compagno di partito e di giunta, Andrea Abbamonte, lasciare l'incarico (ha la delega al Personale). Nella nota Nocera, cui ieri il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura degli arresti domiciliari (al pari di Abbamonte) scattata nell’ambito dell’inchiesta sull’Udeur campano, precisa che «lo sconcertante evolversi dalla vicenda processuale che lo vede coinvolto, gli impone di rassegnare le dimissioni irrevocabili dalle funzioni di assessore all’Ambiente, gesto questo che ben lungi dall’essere professione di responsabilità in ordine agli addebiti, seppur provvisoriamente elevatigli dalla magistratura, sono atto necessario dettato dalla sua sensibilità come doveroso riguardo alla dignità istituzionale dell’ente Regione e alla fiducia che il presidente Bassolino ha sempre accordato alla sua persona». In conclusione, Nocera si dice «amareggiato ma ancora sereno e fiducioso che presto risulti l’assenza di ogni responsabilità di rilievo penale nella sua condotta».
I due assessori regionali dell'Udeur, agli arresti domiciliari, lasciano il loro incarico, presentando una lettera di dimissioni. A muoversi per prima è l’assessore regionale all’Ambiente Luigi Nocera, inviando una missiva al presidente della Regione Bassolino. Qualche ora dopo, tocca al suo compagno di partito e di giunta, Andrea Abbamonte, lasciare l'incarico (ha la delega al Personale). Nella nota Nocera, cui ieri il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura degli arresti domiciliari (al pari di Abbamonte) scattata nell’ambito dell’inchiesta sull’Udeur campano, precisa che «lo sconcertante evolversi dalla vicenda processuale che lo vede coinvolto, gli impone di rassegnare le dimissioni irrevocabili dalle funzioni di assessore all’Ambiente, gesto questo che ben lungi dall’essere professione di responsabilità in ordine agli addebiti, seppur provvisoriamente elevatigli dalla magistratura, sono atto necessario dettato dalla sua sensibilità come doveroso riguardo alla dignità istituzionale dell’ente Regione e alla fiducia che il presidente Bassolino ha sempre accordato alla sua persona». In conclusione, Nocera si dice «amareggiato ma ancora sereno e fiducioso che presto risulti l’assenza di ogni responsabilità di rilievo penale nella sua condotta».Stessi accenti nella lettera di Abbamonte. «Caro Antonio - scrive l'ex assessore al Personale - , credo che i tempi della vicenda giudiziaria che mi deve coinvolto non siano più compatibili con le esigenze dell’assessorato che oltre due anni orsono mi hai affidato. Consapevole di tale difficoltà non posso consentire che le mie vicende intralcino ulteriormente le funzioni peculiari della giunta e dello stesso assessorato. Ti rassegno, pertanto, con la presente le mie dimissioni».
Piedimonte Matese, dolore e sgomento nella Comunità. E’ morto Padre Beniamino. L’intero quartiere di Sepicciano a lutto.
31.1.08
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Muore Padre Beniamino Parrella. Dopo una sofferenza durata circa una settimana che si è visto ricoverare presso l'Ospedale Ave Gratia Plena di Piedimonte a seguito di alcuni accertamenti ha smesso le sue sofferenze. Il decesso è avvenuto la notte scorsa a cavallo fra mercoledì e giovedì. Padre Beniamino è stato Parroco di San Bartolomeo in Sepicciano e fondò l'asilo parrocchiale che ha permesso a molti bambini, appartenenti a famiglie indigenti, di partecipare attivamente alla vita scolastica. Padre Beniamino viene ricordato anche per molte opere che ha prestato alla Comunità pedemontana e all'intera Diocesi nel corso dei suoi 40 anni. Infatti ha donato in qualità di membro del convento di San Pasquale un aiuto essenziale a scrittori di libri di storia sul Convento francescano e quindi lo rimpiangono non solo i frati del famoso Monastero di San Pasquale, in primis il Priore Padre Elia Calmieri, ma anche il Vescovo S.E. Mons. Pietro Farina con l'intera Diocesi di Alife-Caiazzo. La salma è stata esposta tutta la giornata di giovedì è l'ultimo saluto sarà celebrato venerdì mattina alle 10,00 dopo di che la salma proseguirà per la Chiesa di San Marcello e San Michele in Sepicciano alle 15,00 dove verrà salutata dai fedeli di Sepicciano ai quali lo stesso frate ha lasciato un ricordo indimenticabile. Ad accogliere la salma oltre le autorità civili e militari ci sarà anche il Sindaco Vincenzo Cappello.Caiazzo. Fai della tua terra una reggia! Domani convegno a Palazzo Mazziotti
31.1.08
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Domani per chi legge, alle ore 18.00 a Palazzo Mazziotti si terrà un convegno rientrante nel progetto: “Pir fa della tua terra una Reggia” Il progetto si propone di studiare come le strutture ed infrastrutture rurali, testimonianza di un antico modo di vivere, o di antichi processi di produzione, possano diventare risorse disponibili per il territorio, e sede di attività alternative, e complementari all'agricoltura di nicchia. L'obiettivo principale è di promuovere, e incentivare lo sviluppo dell'area, e quindi delle attività produttive, mediante nuove attività, o attività complementari a quelle esistenti, che consentono di sviluppare, all'interno dei territori e tra di essi, un sistema compiuto di relazioni virtuose: una vera e propria "rete" per lo sviluppo rurale. Pertanto si dovranno utilizzare strategie comuni in grado di attivare interventi condivisi e tra loro coerenti, nell'ottica di un "agire integrato" a livello comprensoriale, attraverso il quale le risorse locali vengano appunto considerate come un insieme potenziale, e non come opportunità isolate. Il risultato previsto dall'implementazione di tale progetto è il potenziamento dell'offerta di prodotti, beni e servizi nel territorio della Provincia di Caserta attraverso lo sviluppo degli stessi, anche di quelli emergenti come l'enogastronomia, il turismo dei parchi, le vacanze sportive, il turismo rurale e il turismo dei centri d'arte minori. Il progetto "PIR: fà della tua terra una reggia" prende spunto dalla necessità di valorizzare in chiave attuale un patrimonio rurale che conserva ancora una propria vitalità e specificità. La domanda di molti attori locali di dare nuovo impulso alle attività rurali in forme ambientalmente sostenibili si coniuga con un settore agricolo che mantiene forti radici con il territorio, e con la cultura locale. Relatori saranno il presidente della Comunità Montana Raffaele De Marco, l’Europarlamentare Riccardo Ventre, il sindaco di Caiazzo Stefano Giaquinto e l’assessore della Comunità Fabio Sgueglia. Occasione unica, come hanno fatto notare molti cittadini leggendo i manifesti, per tentare una nuova, clamorosa Santa Alleanza in vista delle prossime elezioni caiatine e delle future elezioni al Parlamento europeo. D’altro canto con il partito di Sgueglia con un piede e mezzo nel centro-destra potrebbe, oggi, essere quasi “fisiologico”. Interrogazione parlamentare sulla vicenda De Franciscis - Maffei, da parte dell'Onorevole Gennaro Coronella
31.1.08
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Interrogazione a risposta scritta 4-03349 presentata da GENNARO CORONELLA giovedì 24 gennaio 2008 nella seduta n.280 CORONELLA - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che: l'interrogante, con atto di sindacato ispettivo 4-02212, pubblicato il 20 giugno 2007, chiedeva al Ministro dell'interno di disporre l'insediamento di una commissione d'accesso presso la Provincia di Caserta, ai sensi dell'art. 59 del decreto legislativo 267/2000, al fine di verificare l'attività di gestione; la richiesta da parte dell'interrogante prendeva le mosse anche da un'indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che aveva portato all'arresto dei Consiglieri della Provincia di Caserta, Bove Domenico e Caterino Giacomo, nonché del direttore generale della stessa, Acconcia Antony; si riporta, qui di seguito, il testo integrale dell'interrogazione presentata: «in data 6 giugno 2007, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di S. Maria Capua Vetere (Caserta), dr. Giuseppe Meccariello, emetteva ordinanza applicativa di misura cautelare nei confronti, tra gli altri, di Bove Domenico (Consigliere provinciale di Caserta e Presidente della Commissione che esamina i piani regolatori dei Comuni della provincia di Caserta), Caterino Giacomo (Consigliere provinciale di Caserta) e Acconcia Antony (Direttore generale della Provincia di Caserta); con il provvedimento suddetto, regolarmente eseguito, agli indagati sono stati contestati reati di particolare gravità, tra i quali anche quello previsto e punito dall'art. 416 del codice penale. "per aver preso parte ad una associazione per delinquere, operante sulla città di Caserta e nella relativa provincia, finalizzata alla commissione di una serie determinata di delitti - in particolare contro la P.A. - e soprattutto, all'acquisizione del controllo delle attività economico imprenditoriali della provincia gestita dagli Enti pubblici in cui gli indagati prestano la loro attività"; nel capo di imputazione sono stati disegnati i ruoli rispettivamente svolti dai suddetti indagati: il Bove come "capo con ampi poteri di (…) raccordo con esponenti della P.A. (anche ai massimi livelli, comunali e provinciali) ed il mondo politico"; il Caterino come garante dell' "appoggio e copertura in sede di consiglio provinciale di Caserta"; l'Acconcia come uomo di "raccordo fra il sodalizio oggetto della (…) imputazione e l'Ente in cui riveste il primario ruolo il Direttore generale, incaricato di tenere i contatti e di dare pratica attuazione ai desideri degli associati"; a Bove, Caterino ed Acconcia, tra gli altri, sono stati altresì addebitati i reati di: turbata libertà degli incanti (con riferimento a due distinte gare di appalto aventi ad oggetto i cosiddetti poli scolastici di Aversa e di Capua), per avere presentato un'offerta a nome di una società di copertura (la C.l.e.) "riportante dati di ribasso predeterminati sulla base della conoscenza di dati relativi agli altri offerenti"; tentata truffa aggravata per ottenere un finanziamento comunitario; falso ideologico, con riferimento a due distinti atti (verbale della commissione permanente per i piani regolatori della Provincia di Caserta e parere relativo alle varianti del P.r.g. del Comune di Casagiove), necessari per l'approvazione delle varianti al piano regolatore del Comune di Casagiove; dall'esame della motivazione del provvedimento custodiale (emesso per le turbative d'asta ed i falsi ideologici), che contiene ampi stralci delle trascrizioni delle telefonate intercorse tra gli indagati, emerge un quadro fosco ed inquietante dei fitti rapporti tenuti dagli stessi, che appaiono tutti tesi, nel loro contesto, a piegare, così come ha rilevato il magistrato, l'attività dell'ente Provincia ad interessi ed esigenze personali e di gruppo; particolare allarme suscitano i contenuti di alcuni verbali di intercettazioni telefoniche, dai quali emerge il chiaro progetto degli indagati di occupare in maniera sistematica, programmata e strumentale i posti chiave della Provincia per assecondarli - per ricorrere ad una perifrasi eufemistica - a finalità confliggenti con quelle generali; a quanto risulta dagli atti, in questo contesto, una posizione centrale e particolare assume la figura di Antony Acconcia (alter ego del Presidente della Provincia Alessandro De Franciscis e coordinatore di importanti e delicate funzioni che comportano anche la gestione di rilevanti risorse finanziarie), la cui "nomina" a Direttore generale (per quanto emerge dalla trascrizione delle telefonate del 17 giugno 2005 e 28 giugno 2005 tra Bove Domenico ed il coindagato Ambroselli Renzo) viene annunciata, forse per virtù divinatorie, con un paio di settimane di anticipo dallo stesso Bove, il quale, peraltro, nel profetizzarla felicemente, la individua come una tappa di "occupazione delle poltrone", programmando altresì di trasferirsi nell'ufficio di Acconcia, di "mettersi in quella stanza" e di avere "parte nella gestione", disegno, questo, accolto con entusiastico fervore dall'Ambroselli medesimo, che lo asseconda esprimendo il proposito di "collegarsi" stabilmente con l'Acconcia e scalpitando nell'attesa di ricevere da quest'ultimo adeguate istruzioni per un comune progetto di gestione personale delle attività della Provincia: "dobbiamo sempre andare a trovare Antonio (Acconcia), per capire che (…) dobbiamo fare da grandi"; per la verità, l'individuazione di Antony Acconcia come sicuro futuro Direttore generale della Provincia era stata oggetto di discussioni accese nell'opinione pubblica ed all'attenzione della stampa locale per le polemiche che erano state sollevate da parte di coloro i quali sostenevano che lo schema di avviso pubblico per la selezione del Direttore generale appariva "cucito addosso" all'annunziato vincitore, tanto che, si era ipotizzato, i requisiti della laurea, di precedenti specifiche esperienze e di una professionalità mirata erano stati "sviliti" perché non posseduti dallo stesso Acconcia; sulla puntuale avvenuta scelta di Acconcia furono, poi, sollevate aspre polemiche specie da coloro (ben 22, rispetto ai 25 che avevano proposto la domanda per la selezione del Direttore generale) che lamentavano di avere sostenuto un colloquio dall'esito scontato e, evidentemente, celebrato ad pompam, solo per esigenze formali; dalla menzionata ordinanza del Gip, in un quadro di sconcertanti violazioni, emerge, inoltre, un'ulteriore allarmante vicenda che, anche se non caratterizzata da un disvalore penale (tale conclusione del Gip non è però condivisa dal P.M. che, infatti, a Bove ed Acconcia contesta per tale fatto anche il reato di tentata concussione), va segnalata per la sua inquietante gravità, perché diretta ad alterare un assetto politico sancito da libere e democratiche elezioni: l'accordo e la strategia posti in essere da Bove ed Acconcia per "sottomettere" il Consigliere provinciale di minoranza Angelo Di Costanzo e "costringerlo" così ad un passaggio di campo a sostegno della maggioranza; tale episodio, in una perversa e destabilizzante logica di gestione anche politica della Provincia, trova una sua corrispondenza nel controllo surrettizio del Consiglio provinciale che sarebbe stato svolto da parte dei suddetti indagati (controllo di cui si vanta il Bove sia nella telefonata delle ore 10.41 del 30 gennaio 2006 intercorsa con tale Mario Diana da Liberi, allorquando rimarca la non casualità di certe assenze nelle assemblee consiliari, sia quando, a quanto risulta dagli atti, in un'altra telefonata con Caterino, avvenuta alle ore 17.40 del 14 dicembre 2005, sottolinea la non presenza dei consiglieri in Consiglio provinciale: "quanti consiglieri ci stavano oggi a vedere questo consiglio? Nessuno. Cioè, comprendi il valore? Insomma, sono piccole cose che alla fine pesano. Pesano, eccome!") e si inquadra nel generale, perverso progetto di piegare ad interessi personali la gestione della cosa pubblica acquisendo, in maniera torbida ed inquietante, anche la "disponibilità" di alcuni Consiglieri provinciali in ordine a loro "programmate" assenze, al fine, evidentemente, di "spegnere" o, comunque, di manovrare ogni azione di contrasto e di controllo politico; (...) tutti i fatti sopra descritti, peraltro, danno il puntuale riscontro giudiziario di insistenti e diffuse voci relative alla gestione non corretta dell'ente Provincia e sulla quale partiti, movimenti e associazioni, da tempo e più volte, hanno espresso, sollevando una vera e propria "questione morale", le loro riserve anche in apposite conferenze stampa; dall'esame del provvedimento custodiale (a parte la vicenda relativa al piano regolatore di Casagiove, di sconcertante gravità e che, secondo il magistrato, rileva un'intesa in ordine a modifiche da apportare funzionali agli interessi degli indagati) emergono, pertanto, gravi, reiterate e persistenti violazioni di leggi che creano sconcerto ed inquietudine e che pongono l'esigenza di una verifica del complesso delle attività finora svolte dalla Provincia, anche con riferimento ad episodi e fatti che sarebbero oggetto di ulteriori procedimenti giudiziari in corso; infine, va segnalato che, per quanto rivelato da autorevoli "voci di dentro", ad alcuni aggiudicatari di importanti gare di appalto non sarebbe stato richiesto, in violazione della relativa normativa, il certificato antimafia, nella consapevolezza dell'impossibilità da parte degli stessi di poterlo ottenere; il vivo allarme per tutto quanto sopra rappresentato si è, per di più, ulteriormente aggravato a seguito di altri arresti di due dipendenti della Provincia avvenuti qualche giorno fa per fatti attinenti alle loro funzioni e che hanno esacerbato il sentimento di preoccupazione che vive tutta la popolazione casertana per il pericolo di una pervicace e costante strumentalizzazione dell'ente;»; il 19 gennaio 2008, sul quotidiano "Corriere di Caserta", è stato pubblicato un articolo che riporta integralmente la denuncia presentata il 30 novembre 2007 alla Procura generale di Napoli dal Consigliere provinciale Giacomo Caterino, già destinatario di misure cautelari nel procedimento di cui sopra. In tale denuncia, il Caterino lamenta il fatto che solo contro di lui ed altri soggetti siano state richieste e disposte misure cautelari e non anche nei confronti del presidente De Franciscis e di altri soggetti politicamente a lui vicini. Aggiunge, inoltre, il Caterino, come si legge sempre nella sua denuncia pubblicata sul quotidiano suddetto, che "nel corso delle indagini sono emersi gravi indizi a carico del Presidente della Provincia che certamente comprovano un suo diretto coinvolgimento per l'approvazione irregolare del PRG del Comune di Casagiove. Infatti, tale approvazione è, così come risulta anche dalle dichiarazioni e dai documenti raccolti, gravemente viziata da irregolarità finalizzate all'inserimento di alcuni terreni nelle aree a destinazione d'uso edilizio che risultano di proprietà di soggetti a lui vicini. Ci si riferisce, in particolare, ai terreni di proprietà di Carlo Panella (padre dell'assessore provinciale Tiziana Panella a sua volta compagna del Direttore generale, Antony Acconcia, pure oggetto di misure cautelari) e di Vincenzo Natale (dirigente del Partito Democratico di De Franciscis). Infatti, nel corso delle indagini, sono state raccolte testimonianze (come quella dell'allora Assessore all'urbanistica, Maria Carmela Caiola) che attribuiscono a De Franciscis la diretta responsabilità, non solo politica, delle modifiche del PRG di Casagiove ... durante una cena (come riferito all'Autorità Giudiziaria dall'assessore Caiola) organizzata dal presidente, da Panella, da Acconcia e dal Natale"; alcuni giorni fa, sul quotidiano "Gazzetta di Caserta", è stata riportata l'integrale trascrizione dell'interrogatorio reso presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dall'assessore Ferdinando Bosco, già Assessore ai lavori pubblici. Nello stesso, tra l'altro, il Bosco ha dichiarato di aver subito pressioni, accompagnate da offese e minacce di ritorsione, dai Consiglieri provinciali Bove e Caterino affinché pilotasse le gare di appalto a favore dei loro amici. Il Bosco, inoltre, aggiugeva, di aver informato della cosa il Presidente della Provincia; nell'ambito dell'inchiesta che ha visto in questi ultimi giorni coinvolti vari esponenti nazionali e regionali del partito UDEUR, la stampa locale e nazionale ha pubblicato la trascrizione di alcune intercettazioni telefoniche del Presidente della Provincia di Caserta, dott. De Franciscis, dalle quali è emerso un quadro a dir poco sconcertante del "sistema" di gestione e di potere esistente nell'ente Provincia; in particolare appare davvero raccapricciante il contenuto della telefonata intercettata tra il presidente De Franciscis e il Direttore generale della Provincia, Antonio Acconcia, in ordine alla nomina del direttore generale dell'azienda ospedaliera di Caserta: "Antonio, naturalmente tu mi ricambi adesso il favore e mi copri senz'altro con la camorra di Casale"; i giornali locali di sabato 19 gennaio 2008, poi, hanno riportato alcune dichiarazioni del Consigliere regionale dell'UDEUR, on. Angelo Brancaccio, che ha accusato il Presidente della Provincia di Caserta, on. De Franciscis, di "aver pilotato" alcune gare d'appalto, come quella del "Global Service"; da tutto quanto sopra esposto e rappresentato, appare evidente un quadro di assoluta gravità, che desta vivo allarme e sconcerto nell'opinione pubblica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti sopra esposti; se, in particolare, risulti ai Ministri in indirizzo che il Presidente della Provincia di Caserta, dott. Alessandro De Franciscis, sia stato iscritto nel registro degli indagati con riferimento alla vicenda che ha portato all'arresto dei consiglieri Bove e Caterino; in caso negativo, quali siano le ragioni per cui la Procura abbia ritenuto di non iscriverlo; se risponda a verità che il Procuratore della Repubblica si sia autoassegnato il suddetto procedimento; se corrisponda a verità che tra il Presidente della Provincia di Caserta, dott. Alessandro De Franciscis e il Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, dott. Mariano Maffei, intercorrono rapporti di parentela ovvero rapporti familiari o amicali che comportavano un'abituale frequentazione fra gli stessi; quali siano i motivi per i quali, per ragioni deontologiche, di opportunità e trasparenza, il dott. Maffei non abbia ritenuto di affidare ad altri sostituti il procedimento di cui sopra; se, in considerazione di tutti i fatti esposti e di quelli cui si è fatto riferimento nell'interrogazione più sopra richiamata, non si ritenga opportuno, se non necessario, l'insediamento presso l'ente Provincia di Caserta di una Commissione di accesso per verificare la corretta gestione dell'amministrazione e la eventuale infiltrazione camorristica all'interno della stessa. Caso Mastella: Si è dimesso l'assessore regionale Luigi Nocera.
31.1.08
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Pronte anche le dimissioni dell'altro assessore agli arresti domiciliari AbbamonteL’assessore regionale all’Ambiente Luigi Nocera (nella foto) si è dimesso, inviando una lettera indirizzata al presidente della Regione Bassolino. Anche il suo collega di giunta e di partito, Andrea Abbamonte, sarebbe pronto secondo indiscrezioni a lasciare l'incarico (ha la delega al Personale). Nella nota Nocera, cui ieri il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura degli arresti domiciliari (al pari di Abbamonte) scattata nell’ambito dell’inchiesta sull’Udeur campano, precisa che «lo sconcertante evolversi dalla vicenda processuale che lo vede coinvolto, gli impone di rassegnare le dimissioni irrevocabili dalle funzioni di assessore all’Ambiente, gesto questo che ben lungi dall’essere professione di responsabilità in ordine agli addebiti, seppur provvisoriamente elevatigli dalla magistratura, sono atto necessario dettato dalla sua sensibilità come doveroso riguardo alla dignità istituzionale dell’ente Regione e alla fiducia che il presidente Bassolino ha sempre accordato alla sua persona».
«AMAREGGIATO» - In conclusione, Nocera si dice «amareggiato ma ancora sereno e fiducioso che presto risulti l’assenza di ogni responsabilità di rilievo penale nella sua condotta».
«AMAREGGIATO» - In conclusione, Nocera si dice «amareggiato ma ancora sereno e fiducioso che presto risulti l’assenza di ogni responsabilità di rilievo penale nella sua condotta».
Caro Mastella dacci la spintarella
31.1.08
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Magistrati in cerca di promozioni. Appalti per l'ambiente. Più di 100 episodi da contestare. Ecco cosa c'è negli altri atti dell'inchiesta sammaritana sull'ex ministro da L'Espresso in edicola l'1 Febbraio 2008
Più di cento episodi da contestare, con un capitolo consistente sulle toghe sporche, un altro sulla spartizione di appalti e infine un filone sulle gare pilotate per i depuratori che dovevano salvare la Campania dall'inquinamento. È questa la bomba giudiziaria che la procura di Santa Maria Capua Vetere ha trasmesso ai colleghi di Napoli. Materiale grezzo, che deve essere ancora vagliato e tradotto in ipotesi di reato. O fascicoli in fase di completamento, come quello sui presunti giudici corrotti. Perché l'inchiesta capuana oggi spaventa più la magistratura che la politica. E vede per la prima volta uomini di partito e uomini di legge uniti nel tirare un sospiro di sollievo per la liberazione di Sandra Mastella, nonostante il Tribunale della Libertà abbia riconosciuto la fondatezza degli indizi e imposto l'obbligo di dimora. L'inchiesta spaventa quei pubblici ministeri che la ritengono una esagerazione, quasi una provocazione che fa il gioco della politica: una mossa azzardata e inopportuna. Ma spaventa ancora di più uno squadrone di giudici sorpresi mentre bussavano alle porte del Palazzo in cerca di una raccomandazione. La Procura capuana ha registrato uno dei momenti chiave nella storia della giustizia italiana, alla vigilia della nomina di decine di nuovi capi degli uffici giudiziari. In tanti erano pronti a contattare quelli che apparivano come i luogotenenti del ministro: il consuocero Carlo Camilleri e l'instancabile Vincenzo Lucariello, protagonista di una incredibile carriera che l'ha visto cominciare come netturbino, andare in pensione come segretario generale del Tar e finire in cella a 73 anni. Alcuni invocavano una spintarella, altri chiedevano un aiuto concreto. A leggere gli atti, venivano indicate due strade: quella maestra passava per il Csm, l'organo di autogoverno della magistratura. E
quella secondaria usava il bypass dei ricorsi amministrativi: Tar prima e Consiglio di Stato poi. Dove Lucariello vantava e dimostrava di avere agganci potenti. Non è un caso che, secondo le indagini dei pm capuani, dopo l'invio dei primi provvedimenti il neopresidente del Consiglio di Stato organizza un incontro con Lucariello in un'area di servizio sull'autostrada Roma-Napoli, ignorando di essere pedinato dai carabinieri. Il gip intercettato A settembre in una delle telefonate il presidente dei gip napoletani, Renato Vuosi, altro peso massimo nella geografia giudiziaria, descrive un incontro con l'allora ministro. Si discute della situazione di Salerno, ossia la nomina del nuovo procuratore capo. "Io gli ho detto... praticamente devi vedere come mi devi sistemare. Lui (Mastella, ndr) ha detto: 'Non ti preoccupare'". Lucariello: "Gli hai spiegato che ci sta giurisprudenza consolidata?". "Gliel'ho detto. Infatti ha detto: 'Mandami'. Loro lunedì prossimo devono incontrarsi con Mancino. Che lui l'ha chiamato: 'Mancino qua dobbiamo vedere cosa fare con tutti questi trasferimenti'. Allora lui mi ha detto: 'Tu manda, me li porti, tieni il contatto con Frunzio (vice capo di gabinetto del Guardasigilli, ndr)... Vediamo un poco in che modo che caso mai io lunedì io ne parlo pure a Mancino'".
Nicola Mancino è il vicepresidente del Csm, l'organo di autogoverno dei magistrati che decide le nomine. Ma nella registrazione è anche indicata la strada alternativa: "Lui (Mastella, ndr) mi ha detto: 'Ieri abbiamo nominato Salvatore quindi con il Consiglio di Stato se vi serve qualcosa'... Ho detto sì ma se andiamo al Consiglio di Stato, saluti e arrivederci. Hai capito?". Lucariello replica ridendo: "Paolo Salvatore è amico mio, lui l'ha conosciuto tramite me... Ah, sotto questo aspetto... Gesù, Giuseppe, Sant'Anna e Maria". E mette in campo tutta la sacra famiglia. Non sarebbe l'unico dossier di questo tenore. Molte dellespintarelle, chieste esplicitamente o solo vagheggiate, potrebbero avere un profilo disciplinare. Ma ci sono anche vicende che richiamano la corruzione. Come le trattative tra un imprenditore campano, che guida un gruppo di rilevanza nazionale e ha rapporti intensi con la pubblica amministrazione, e un alto magistrato. O le richieste di informazioni sullo stato di avanzamento di cause penali e ricorsi sugli appalti. Decine di episodi che i pm di Napoli hanno ereditato da Maurizio Giordano e Alessandro Cimmino.
quella secondaria usava il bypass dei ricorsi amministrativi: Tar prima e Consiglio di Stato poi. Dove Lucariello vantava e dimostrava di avere agganci potenti. Non è un caso che, secondo le indagini dei pm capuani, dopo l'invio dei primi provvedimenti il neopresidente del Consiglio di Stato organizza un incontro con Lucariello in un'area di servizio sull'autostrada Roma-Napoli, ignorando di essere pedinato dai carabinieri. Il gip intercettato A settembre in una delle telefonate il presidente dei gip napoletani, Renato Vuosi, altro peso massimo nella geografia giudiziaria, descrive un incontro con l'allora ministro. Si discute della situazione di Salerno, ossia la nomina del nuovo procuratore capo. "Io gli ho detto... praticamente devi vedere come mi devi sistemare. Lui (Mastella, ndr) ha detto: 'Non ti preoccupare'". Lucariello: "Gli hai spiegato che ci sta giurisprudenza consolidata?". "Gliel'ho detto. Infatti ha detto: 'Mandami'. Loro lunedì prossimo devono incontrarsi con Mancino. Che lui l'ha chiamato: 'Mancino qua dobbiamo vedere cosa fare con tutti questi trasferimenti'. Allora lui mi ha detto: 'Tu manda, me li porti, tieni il contatto con Frunzio (vice capo di gabinetto del Guardasigilli, ndr)... Vediamo un poco in che modo che caso mai io lunedì io ne parlo pure a Mancino'".
Nicola Mancino è il vicepresidente del Csm, l'organo di autogoverno dei magistrati che decide le nomine. Ma nella registrazione è anche indicata la strada alternativa: "Lui (Mastella, ndr) mi ha detto: 'Ieri abbiamo nominato Salvatore quindi con il Consiglio di Stato se vi serve qualcosa'... Ho detto sì ma se andiamo al Consiglio di Stato, saluti e arrivederci. Hai capito?". Lucariello replica ridendo: "Paolo Salvatore è amico mio, lui l'ha conosciuto tramite me... Ah, sotto questo aspetto... Gesù, Giuseppe, Sant'Anna e Maria". E mette in campo tutta la sacra famiglia. Non sarebbe l'unico dossier di questo tenore. Molte dellespintarelle, chieste esplicitamente o solo vagheggiate, potrebbero avere un profilo disciplinare. Ma ci sono anche vicende che richiamano la corruzione. Come le trattative tra un imprenditore campano, che guida un gruppo di rilevanza nazionale e ha rapporti intensi con la pubblica amministrazione, e un alto magistrato. O le richieste di informazioni sullo stato di avanzamento di cause penali e ricorsi sugli appalti. Decine di episodi che i pm di Napoli hanno ereditato da Maurizio Giordano e Alessandro Cimmino.
Il pm ostinato Cimmino è l'uomo che ha fatto nascere questa istruttoria. Non parla con i giornalisti, non ha mai rilasciato un'intervista, non ha tessere di correnti, né frequentazioni rilevanti. Trentasette anni, magistrato da 7, ne ha trascorsi quattro come pm a Foggia prima di passare a Santa Maria: una procura minore, ma strategica sull'asse di potere tra Napoli e Roma. L'unico debole che gli si riconosce è la famiglia: venne deriso quando chiese due settimane di permesso per seguire il più piccolo dei suoi tre bambini. Ogni mattina fa il pendolare guidando la sua auto per 50 chilometri: negli ultimi due anni ha quasi sempre pranzato con un panino e la cuffia in testa, per riascoltare le intercettazioni. Ha una concezione rigorosa del suo dovere: una visione così rigida e ostinata dal venire definita 'ottusa' da diversi suoi colleghi. Dicono che respinga ogni valutazione politica e tattica dell'attività inquirente. Anche le frasi di Gerardo D'Ambrosio sull'opportunità processuale per Alessandro Cimmino sono "cinismo giudiziario": sostengono che abbia una sola fede, quella dell'obbligatorietà dell'azione penale e nell'uguaglianza davanti alla legge. Nella terra degli ozi capuani non ha perso tempo: partendo da una denuncia per abusi edilizi, ha fatto arrestare un notabile ds e avviato la maxi-inchiesta sull'Udeur di Nicola Ferraro. Di sicuro però non si è fatto amare. Ha indagato su cinque colleghi, trasmettendo gli atti a Roma. Ha indagato persino sul procuratore aggiunto, accusandolo di avere spinto gli investigatori a distruggere un'informativa che riguardava il parente di un magistrato. Anche in questo caso nella capitale è stato tutto archiviato, ritenendo che quello distrutto non fosse un documento ufficiale, mentre il Csm non ha mosso un dito.Cimmino non è mai stato tenero nemmeno con le forze dell'ordine: ha fatto arrestare un poliziotto che lavorava per la Procura. Un precedente che ha contribuito a tutelare il segreto sulle indagini. Perché in questo silenzio totale, il pm aveva valutato l'ipotesi di chiedere l'arresto anche per Clemente Mastella. Ma a fine estate, quando era ancora in vigore la legge Boato che vietava l'uso delle telefonate tra parlamentari e indagati, il gip Francesco Chiaromonte aveva preso tempo: prima di chiedere al Parlamento l'autorizzazione per le intercettazioni, voleva esaminare tutte le trascrizioni. Poi la Consulta aveva annullato la legge, permettendo l'utilizzo dei colloqui. A quel punto, però, è mancato il tempo. Adesso gli ispettori del ministero stanno vagliando una pioggia di esposti contro Cimmino. I pochi che hanno potuto incontrarlo lo descrivono preoccupato, quasi rassegnato a una rappresaglia: senza però nulla di cui rimproverarsi. Ha un unico rammarico: quello di non avere completato il lavoro, per carenza di esperienza, di mezzi e forse di superiori che lo sostenessero in un'inchiesta così delicata.
Il governatore smemorato
Il governatore smemorato
Il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore ora deciderà come e se proseguire. A partire dalla posizione di Antonio Bassolino. Il governatore, presunta vittima delle manovre contestate ai Mastella, a novembre aveva ricevuto un invito a comparire. Era accusato di abuso d'ufficio per la sostituzione del commissario di una Asi sannita, l'associazione sviluppo industriale. Aveva risposto con una memoria di poche pagine, in cui sostanzialmente scriveva di essersi limitato a firmare un testo redatto dai tecnici della Regione. Peccato che gli investigatori avessero intercettato tutte le trattative tra lui, i suoi collaboratori e gli emissari di Mastella che pretendevano quella poltrona. Un esempio? L'assessore Udeur Luigi Nocera viene registrato mentre descrive l'incontro con Bassolino: "Allora lui ha chiamato davanti a me Andrea Cozzolino (assessore ds che sul suo sito si definisce 'delfino' del governatore, ndr) e ha detto: 'Fai la verifica per il commissariamento, anche se non è al 100 per cento mi assumo la responsabilità di fare il decreto'". A chi ha mentito: ai giudici o ai politici?
Caso Mastella. L'interrogatorio integrale di Luigi Annunziata
31.1.08
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Questi che riportiamo sono ampi stralci del verbale reso il 2 novembre 2007 da Luigi Annunziata (nella foto), direttore generale dell'ospedale di Caserta. Davanti ai pm Alessandro Cimmino e Maurizio Giordano, Annunziata precisa le sue accuse alla signora Sandra Lonardo Mastella e ai vertici campani dell'Udeur. In parte risponde a domande sul contenuto di intercettazioni telefoniche. È la seconda volta che viene interrogato e le sue deposizioni determineranno una delle accuse di tentata concussione contro la signora Mastella. Il verbale è stato depositato nell'udienza del Tribunale della Libertà che ha revocato gli arresti domiciliari della signora Mastella, presidente del consiglio regionale campano, dispondendo però l'obbligo di dimora. E riconoscendo quindi la fondatezza delle indagini condotte dalla procura di Santa Maria Capua Vetere. Il documento è uno spaccato impressionante sulla gestione della sanità pubblica in Campania.
Dall'ultima volta che ho reso dichiarazioni, sono continuate le richieste di mia rimozione da parte del Ferraro (ndr Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur e segretario provinciale a Caserta, anche lui arrestato) almeno con cadenza settimanale, presso l'assessorato alla Sanità. Inoltre mentre ero a Capri, ho invitato a sedersi con me per consumare un aperitivo il ministro Mastella e sua moglie Sandra Lonardo, ma la stessa testualmente diceva "se c'è lui (riferendosi a me), questo traditore, io non mi siedo". Sono andati via e null'altro è successo.
Dall'ultima volta che ho reso dichiarazioni, sono continuate le richieste di mia rimozione da parte del Ferraro (ndr Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur e segretario provinciale a Caserta, anche lui arrestato) almeno con cadenza settimanale, presso l'assessorato alla Sanità. Inoltre mentre ero a Capri, ho invitato a sedersi con me per consumare un aperitivo il ministro Mastella e sua moglie Sandra Lonardo, ma la stessa testualmente diceva "se c'è lui (riferendosi a me), questo traditore, io non mi siedo". Sono andati via e null'altro è successo.
ADR (a domanda rispondo) Il presidente Lonardo mi chiese di nominare il primario di ginecologia. Io dissi che non era possibile. Si trattava di tal Passaretti che mi fu prima indicato dal Ferraro; voglio precisare che non ho mai ritenuto di dovere riferire a lei delle mie scelte, così come a nessuno degli appartenenti al mio partito politico di iniziale "elezione", ossia l'Udeur. Il presidente si interessò. Il Ferraro fu più perentorio, proprio e anche per i suoi modi.
ADR So perfettamente che ogni giorno ossia appena può il presidente Lonardo chiede la mia rimozione all'assessore Montemarano (ndr assessore regionale alla Sanità, esponente del Pd) . Lo so perchè di volta in volta dal personale dell'assessorato mi viene riferito che la stessa si reca da lui. Ma pure quel giorno a Capri mi disse che dovevo andare via. Io ero amico del Mastella, uno che umanamente gli ero vicino.
ADR Quando dico la "nutella" indico la Lonardo
ADR La presidente non ha firmato l'interpellanza ma è stata lei a influenzare tutto il gruppo, non ha firmato solo per far vedere il suo ruolo super partes. È chiaro che se si interpellano gli altri esponenti Udeur tenderanno a negare la sua diretta partecipazione.
ADR Ricordo che mi chiese anche altro. Di nominare il primario in neurochirurgia indicatomi in Cantone. So questa circostanza perché la moglie del Cantone, tale Cingotti, mi disse che aveva parlato con la Lonardo andando a Ceppaloni per far raccomandare il marito. In seguito la Lonardo, prima delle elezioni conunali a Caserta, mi chiese come mai non avessi fatto niente per Cantone, io le dissi che non avrei fatto nulla. Dopo questi dinieghi si verificò l'interpellanza parlamentare regionale. Del resto fino a pochi mesi prima quel gruppo Udeur era tutto contento di me e dopo il mio rifiuto di nominare i due primari citati parte questa interpellanza dal gruppo politico Udeur. Il Ferraro inoltre aveva anche fini personali quali la richiesta di leggere capitolati prima di presentarli, cosa che mi sono rifiutato di fare. Io sono l'unico che dopo che il Mastella è diventato ministro mi sono messo contro la moglie dello stesso rifiutando di accondiscere alle sue richieste. Ritengo che il Ferraro sia andato dalla Lonardo a lamentare la mia non accondiscenza alle richieste del partito. Di qui la posizione stessa della Lonardo. La cosa precipità quando volevano anche il direttore sanitario. Come già le avevo detto il senatore Barbato
(ndr senatore Udeur, protagonista dello scontro nel giorno del voto su Prodi)
mi diede il direttore amministrativo. Prima della mia nomina dissi che avrei voluto come direttore sanitario Paternostro dirigente del pronto soccorso però di estrazione "Forza Italia". Fantini (ndr Antonio, segretario regionale Udeur) mi disse non c'è problema, e così feci. L'Uduer voleva Agnese Iovino, che ho ricevuto ma non ho nominato con una giustificazione di carattere politico, ovviamente Fantini non ha creduto a questa scusa riconoscendomi il mio carattere indipendente.
(ndr senatore Udeur, protagonista dello scontro nel giorno del voto su Prodi)
mi diede il direttore amministrativo. Prima della mia nomina dissi che avrei voluto come direttore sanitario Paternostro dirigente del pronto soccorso però di estrazione "Forza Italia". Fantini (ndr Antonio, segretario regionale Udeur) mi disse non c'è problema, e così feci. L'Uduer voleva Agnese Iovino, che ho ricevuto ma non ho nominato con una giustificazione di carattere politico, ovviamente Fantini non ha creduto a questa scusa riconoscendomi il mio carattere indipendente.
ADR La posizione del Mastella è quella di chi testualmente dice "Se mi dite (ossia mia moglie, gli assessori e i consiglieri Udeur) che Annunziata è un problema, va bene, eliminiamo il problema", quindi è chiaro che lui è a conoscenza del fatto e che ha dato il via libera all'intera operazione anche se mi risulta difficile pensare, per stima e per rapporti pregressi che ho con lui, che lui possa avere fatto una cosa del genere.
ADR La nomina di Izzo l'ho fatta perché è bravo. La Lonardo in tale occasione mi ha dato del delinquente all'indomani della nomina dello stesso. La Lonardo chiamò Fantini e gli disse che ero un delinquente. Era intorno al 4 febbraio 2007. Io negai di averlo fatto ma fui smentito dal presidente Fantini che mi disse proprio che la Lonardo glielo aveva detto. Attribuii la nomina alla precedente gestione ma Fantini mi chiese una copia della delibera di nomina. Non avendola mandai per fax un foglio bianco volendo far credere che il fax era rotto. Fantini richiamò ma la mia segretaria disse che in realtà il foglio bianco avrei voluto mandarglielo io così, e così fui scoperto.
ADR La Lonardo si inviperì anche all'indomani della nomina del direttore sanitario.
ADR Pur avendo saputo delle iniziative dell'Udeur nelle persone indicate di farmi fuori dall'incarico non ho mai provato per dignità di far intervenire il segretario di partito, il Mastella, proprio perchè essendo un politico non volevo riconoscere comunque questo ruolo degli altri e comunque implorando una pietà. Ho voluto resistere attraverso le capacità dimostrate sul campo non attraverso il passaggio politico. Le pressioni sono state fortissime e comunque singolari rispetto a un direttore generale. È chiaro che se i miei conti non fossero stati a posto non sarei già stato mandato via. Ora peraltro sono passati ad attaccare il direttore del Santobono con un'interpellanza simile a quella che hanno presentato contro di me
ADR Loro (ossia Lonardo e gli assessori Udeur) erano sicuri che io mi sarei prestato a richieste di carattere clientelare ma io non ho mai aderito a tale indirizzo in quanto la nomina di presidente della Giunta e dell'assessore mi .... a raggiungere obiettivi tecnici e non clientelari, come di fatto è avvenuto.
Si vota? 300 milioni di Euro in più ai partiti!!!
31.1.08
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C’è un motivo per il quale il voto anticipato conviene a tutti i leader nessuno escluso: se si andasse alle urne i partiti incasserebbero fino al 2011 rimborsi elettorali doppi. Sia quelli maturati per la quindicesima legislatura che quelli relativi alla sedicesima.Per le forze politiche la fine anticipata della legislatura si trasformerebbe in un business finanziario, per lo Stato in un aggravio di costi pari a circa 300 milioni di euro. E a poco vale a questo punto il taglio del 10% al fondo annuale per i rimborsi scattato con la Finanziaria: l’aggravio per lo Stato sarà di 270 milioni anziché di 300.I fondi elettorali di Camera e Senato ammontano infatti a circa 50 milioni di euro ciascuno e sono costituiti calcolando la cifra di 1 euro per ogni avente diritto al voto. Per le elezioni di aprile 2006 gli aventi diritto al voto erano precisamente 50.098.305 (47.258.305 gli aventi diritto al voto in Italia e 2.840.000 quelli all’estero).
Da questo fondo ad ogni partito è attribuita una quota sulla base delle percentuali di voto ottenute. Una leggina ad hoc approvata con voto bipartisan a inizio 2006, poco prima di andare a votare, sancì il diritto dei partiti a continuare a incassare i rimborsi anche in caso di voto anticipato.
Da qui l’affare: se la legislatura si esaurisce prima della sua naturale scadenza lo Stato deve comunque pagare le somme già maturate per tutti e cinque gli anni. Proprio in base a questa leggina Forza Italia ha potuto cartolarizzare i contributi che deve ancora riscuotere. Ed anche il Pd potrebbe avere la sua convenienza: Ds e Dl continueranno a incassare le risorse relative alla XV legislatura; il Pd avrà i fondi della XVI.
«È evidente che se si fosse abolita la norma inserita nel febbraio 2006 si potevano risparmiare circa 100 milioni all’anno, che invece saremo costretti a spendere se le Camere verranno sciolte a giorni», calcola Silvana Mura, deputata dell’Idv. «Cosa che avevamo ampiamente annunciato e che per ben due volte abbiamo cercato di evitare con degli emendamenti alla finanziaria 2007 e 2008. Purtroppo questo non è stato possibile per l’ostilità di tutte le altre forze politiche».
Piedimonte Matese, bilancio di inizio anno positivo per l'Arma dei Carabinieri. Sugli scudi il capitano Vitiello...
31.1.08
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Lotta spietata alla criminalità e primo bilancio da parte dell’Arma dei Carabinieri della Compagnia di Piedimonte Matese, diretta dal Capitano Salvatore Vitiello (nella foto), in questo primo mese del 2008. I primi quattro arresti, il giorno di capodanno ad Alife, dove quattro persone di origine napoletana, Mariano Mirone, 55enne, Cristian Mirone 30enne, Luigi Mirone 32enne e Vincenzo De Vita 50enne, sono stati arrestati per ricettazione di refurtiva per un valore di circa 180.000,00 euro. Ad Alvignano, il 6 gennaio, l’arresto di tre stranieri provenienti dai campi nomadi di Secondigliano, Rade Nikolic 26 enne, Goran Nikolic 26enne e Bruno Radosavljevic, 21enne, resisi responsabili di furto e ricettazione. In questo caso recuperata refurtiva per un valore di circa 20.000,00 euro e sequestrati numerosi arnesi atti allo scasso. Il 10 gennaio, tra le province di Caserta e Napoli, l’arresto di quattro pregiudicati, Ferdinando Cappabianca 40enne, di Capodrise, elemento di spicco del clan cameristico dei “Belforte”; Luigi Barra 50enne, di Casavatore, esponente di spicco del clan camorristico degli “Scissionisti” e due fratelli di origine marocchina, Salah Moufatih, 35enne e Mohamed Moufatih, 37enne, tutti responsabili di spaccio e traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, del tipo “cocaina”, “hashish” e “marijuana”. Gli stessi rifornivano i giovani “pusher” di tutto l’alto casertano. L’11 di gennaio, a Prata Sannita, finiscono in manette due immigrati clandestini, di origine indiana, Jasprit Kehal, 23enne e Amandeep Singh, 26enne, per inosservanza al provvedimento di espulsione e sospettati di essere autori di vari furti commessi nel matesino. Il 15 gennaio, ad Alife, l’arresto di un pregiudicato di origine polacca, Florin Ocu, 25enne, autore di un tentato furto aggravato dell’autovettura di proprietà di un noto costruttore edile. Il giorno successivo a finire in manette due persone, Fortunato Giardiello, 26enne e Michelina Nassa, 26enne, entrambi di Alife, sorpresi dai Carabinieri, mentre perpetravano un furto, in una abitazione di una casalinga, a San Potito Sannitico. In quella circostanza, fu recuperata refurtiva per un valore di circa 5.000,00 euro. Il 17 gennaio, ad Alife, arrestati due bosniaci, Drago Kolak 49enne e Jagoda Kolak 50enne, per ricettazione di refurtiva per un valore complessivo di oltre 160.000,00 euro. Il 23 gennaio ad Alvignano, manette ai polsi per Giancarmelo Ciccarelli, 30enne del posto, responsabile di gravi lesioni personali ai danni di un pensionato. Infine ad Ailano il 28 gennaio, nuovamente arrestato Giuseppe Rossi, 60enne di Raviscanina, per violazione all’obbligo di dimora a cui era stato sottoposto per reati di molestie sessuali ai danni di minorenni. Inoltre denunce a piede libero sono fioccate per oltre trenta persone, responsabili, a vario titolo, di reati che vanno dalla detenzione e porto illegale di armi e munizioni ai delitti contro il patrimonio e la persona; dalla guida in stato di ebrezza alla detenzione illegale di sostanze stupefacenti. Tali successi operativi, sono stati conseguiti anche grazie ad una innovata strategia anticrimine, già sperimentata positivamente nel 2007, che il Capitano Vitiello ha basato su alcuni punti fondamentali: la totale sinergia tra tutti i reparti, vale a dire tra le varie Stazioni dislocate sul territorio, le unità di pronto intervento del Nucleo Radiomobile, la componente investigativa del Nucleo Operativo e l’organo di raccordo della Centrale Operativa; l’impiego nei servizi di controllo del territorio di tutte le risorse disponibili, compreso il personale che solitamente é impiegato negli uffici per attività burocratiche; il costante ricorso a tutte le strumentazioni tecnologiche in dotazione, per il conseguimento del massimo risultato operativo, avvalendosi anche di sofisticati apparati telematici; continuo contatto e disponibilità, verso i cittadini, gli esercenti e le autorità locali per garantire la costante vicinanza dell’Arma in ogni circostanza.Caso Mastella. Ancora rivelazioni bomba domani sull'Espresso. I giudici avrebbero ulteriore documentazione.
31.1.08
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''Piu' di 100 episodi da contestare, con un capitolo consistente sulle toghe sporche, un altro sulla spartizione di appalti e infine un filone sulle gare pilotate per i depuratori che dovevano salvare la Campania dall'inquinamento''. E' questa la ''bomba giudiziaria'' che - secondo il settimanale 'L'Espresso', in edicola domani - la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha trasmesso ai colleghi di Napoli per l'inchiesta sull'Udeur campano che coinvolge l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo. Secondo il settimanale, si tratta di ''materiale grezzo, che deve essere ancora vagliato e tradotto in ipotesi di reato. O fascicoli in fase di completamento, come quello sui presunti giudici corrotti''. Il settimanale, infatti, collega il contenuto di alcune intercettazioni - di cui vengono riportati alcuni stralci - con la nomina di decine di nuovi capi degli uffici giudiziari. Tra i magistrati, in tanti - secondo l'Espresso - sarebbero stati pronti a contattare quelli che apparivano come i ''luogotenenti'' del ministro: il consuocero Carlo Camilleri e Vincenzo Lucariello, ex netturbino poi andato in pensione come segretario generale del Tar. Alcuni magistrati - si legge nell'articolo - ''invocavano una spintarella, altri chiedevano un aiuto concreto. A leggere gli atti, venivano indicate due strade: quella maestra passava per il Csm, l'organo di autogoverno della magistratura. E quella secondaria usava il bypass dei ricorsi amministrativi: Tar prima e Consiglio di Stato poi''. Negli ambienti della giustizia amministrativa Lucariello ''vantava e dimostrava di avere agganci potenti'', tra cui il neo eletto presidente del Consiglio di Stato, Paolo Salvatore. I due - secondo le indagini dei pm capuani - si sarebbero incontrati, dopo l'invio dei primi provvedimenti, in un'area di servizio sull'autostrada Roma-Napoli, ignorando di essere pedinati dai carabinieri. Tra le intercettazioni riportate dall'Espresso ce ne e' una tra Lucariello e il gip di Napoli Renato Vuosi che al suo interlocutore riferisce di un incontro avuto con Mastella per chiedergli una ''sistemazione'' negli uffici giudiziari di Salerno. Operazione "Reddito di cittadinanza" della Guardia di Finanza. Ventidue denunce a Pietravairano. Le indagini continuano...
31.1.08
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Indagini ancora in corso da parte della Guardia di Finanza. Danno per lo Stato di oltre 165 mila euroContinua l’operazione Sidicinum condotta dai militari delle Fiamme Gialle di Sessa Aurunca che aveva già portato alla denuncia di oltre 400 persone che indebitamente avevano ottenuto il cosiddetto reddito di cittadinanza. Questa volta a finire nelle maglie dei controlli sono stati alcuni cittadini del Comune di Pietravairano che hanno presentato le dichiarazioni per accedere al contributo regionale. Ventidue le istanze risultate mendaci, con il tentativo, quindi, di aggirare le norme e il rispetto della legalità. I “falsi poveri” sono stati denunciati in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, per truffa aggravata ai danni dello Stato e per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Fino ad ora l’ammontare complessivo indebitamente percepito è superiore ai 165mila euro. Le indagini, ancora in corso, sono tese a verificare se i soggetti già segnalati abbiano fruito di altri contributi, anche al fine di poter procedere alla confisca dei beni per valori equivalenti a quelli indebitamente percepiti.
L’Espresso: “Il pm Cimmino voleva arrestare anche Mastella”
31.1.08
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Il Gip Chiaromonte voleva leggere le trascrizioni. Il leader dell’Udeur ha dato mandato ai suoi legali di querelare il settimanale Ancora polemiche sull’inchiesta aperta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere che ha azzerato i vertici dell’Udeur, il partito della famiglia Mastella. Secondo quanto rivela il settimanale l’Espresso, in edicola domani, il pm Alessandro Cimmino aveva valutato l'ipotesi di chiedere l'arresto anche per l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella. L'arresto non ci fu perchè “a fine estate, in vigore la legge Boato che vietava l'uso delle telefonate tra parlamentari ed indagati, il Gip Chiaromonte, prima di chiedere al Parlamento l'autorizzazione per le intercettazioni, voleva leggere le trascrizioni”. Poi la Corte Costituzionale dichiarò in parte illegittima la legge. A quel punto mancò il tempo per seguire l’arresto. Intanto, il leader dell’Udeur Mastella ha dato mandato ai suoi legali di querelare il settimanale l'Espresso. La querela è stata motivata in merito ai contenuti delle anticipazioni del numero in edicola domani. Lo rende noto un comunicato dell'Udeur. “In particolare - spiega la nota - il leader del Campanile precisa di non essersi mai occupato di appalti”.
Mastella a Matrix: "De Franciscis ha imposto Annunziata!"
31.1.08
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«Luigi Annunziata (attuale manager dell'Azienda Ospedaliera San Sebastiano di Caserta, N.d.R.) fu indicato dall'Udeur perchè il presidente della Provincia Alessandro De Franciscis fece pressioni per lui minacciando di uscire dall'Udeur». Parole dell'ex Guardasigilli Clemente Mastella intervenuto ieri a Matrix per commentare l'ultimo passaggio della vicenda giudiziaria che ha riguardato sua moglie Sandra Lonardo, accusata di tentata concussione (e da due giorni in obbligo di dimora dopo la decisione del Riesame di Napoli) e lui stesso finiti al centro di un'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere. «Mia moglie - ha aggiunto Mastella - non ha mai potuto sopportare Annunziata, anzi un giorno che il manager ce lo ritrovammo a Capri, mia moglie disse che a tavola doveva esserci o lei o lui. Io dovevo ascoltarla, perchè le donne percepiscono maggiormente alcune sensazioni». Nel corso della trasmissione di Enrico Mentana, andata in onda ieri sera 30 gennaio, è stato mandato in onda anche uno spezzone dell'intervista realizzata da Sandro Ruotolo per Anno Zero, la trasmissione Rai di Michele Santoro, dove molti telespettatori sono rimasti un po' allibitiLuigi Annunziata: Invitai Mastella a Capri a consumare un aperitivo. La moglie non volle!
31.1.08
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L'Espresso in edicola domani riporta alcuni stralci del verbale reso il 2 novembre 2007 da Luigi Annunziata (nella foto), direttore generale dell'ospedale di Caserta. Eccone alcuni passaggi: "Dall'ultima volta che ho reso dichiarazioni, sono continuate le richieste di mia rimozione da parte del Ferraro (ndr Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur e segretario provinciale a Caserta, anche lui arrestato) almeno con cadenza settimanale, presso l'assessorato alla Sanità. Inoltre mentre ero a Capri, ho invitato a sedersi con me per consumare un aperitivo il ministro Mastella e sua moglie Sandra Lonardo, ma la stessa testualmente diceva "se c'è lui (riferendosi a me), questo traditore, io non mi siedo". Sono andati via e null'altro è successo." Pignataro Maggiore. Bucciaglia accusatore del sindaco Magliocca versa in gravi condizioni. Ha tentato il suicidio!
31.1.08
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E' il grande accusatore del sindaco di Pignataro Maggiore Giorgio Magliocca (nella foto), capogruppo di An al Consiglio provinciale, l'uomo che il 29 gennaio 2008 ha tentato il suicidio dandosi fuoco. Ricoverato in ospedale per le ustioni riportate, il dipendente comunale Giuseppe Bucciaglia versa in gravi condizioni. Ecco una sintesi della vicenda giudiziaria. Concluse le indagini preliminari del pubblico ministero della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, dottor Luigi Landolfi, per il cosiddetto “caso Bucciaglia” a carico del sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, accusato tra l'altro di corruzione. Ricevuto l'avviso, Magliocca - assistito dall'avvocato Filippo Trofino - avrà venti giorni per far sentire le proprie ragioni con un nuovo interrogatorio o presentando memorie difensive; poi il pubblico ministero potrà chiedere o l'archiviazione delle accuse o il processo a carico del sindaco. Giorgio Magliocca è indagato perché in concorso con il dipendente comunale Giuseppe Bucciaglia, con più atti esecutivi di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, in qualità di sindaco del Comune di Pignataro Maggiore riceveva dallo stesso Bucciaglia la somma di cinquemila Euro, dopo aver compiuto atti contrari ai doveri di ufficio consistiti nel consentire al dipendente comunale di occupare abusivamente l'alloggio di proprietà dello Iacp con attrezzatura per disabili sito alla via Rabin, alloggio fatto completare a spese del Comune mentre era giù occupato abusivamente da Giuseppe Bucciaglia. Fatti del marzo 2003. Come si ricorderà, quando si diffuse la notizia delle indagini Giorgio Magliocca fece sapere a mezzo stampa di essere convinto della immediata archiviazione del “caso”. Da allora, però, dopo un drammatico confronto con Giuseppe Bucciaglia e altre denunce del dipendente comunale, all'originaria accusa di corruzione si sono aggiunti altri tre siluri all'indirizzo del sindaco. E così il pubblico ministero ha contestato a Magliocca pure due casi di violazione della legge elettorale e il reato di falso. Con riferimento al maggio 2005, Magliocca è indagato perché in qualità di candidato alla carica di consigliere provinciale, per ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale del dipendente comunale, prometteva allo stesso Giuseppe Bucciaglia utilità consistita nel consentirgli di continuare ad occupare abusivamente l'alloggio dell'Iacp. Relativamente al maggio del 2006, Giorgio Magliocca è indagato perché in qualità di candidato alla carica di sindaco di Pignataro Maggiore, per ottenere a proprio ed altrui vantaggio il voto elettorale di Giuseppe Bucciaglia alla sua lista, prometteva al dipendente comunale utilità consistita nel consentirgli di continuare ad occupare abusivamente l'alloggio di proprietà dell'Iacp. Il riferimento ad un vantaggio “altrui” potrebbe riguardare la preferenza che Giuseppe Bucciaglia espresse – dice il dipendente comunale nella sua denuncia – a favore di uno dei candidati della lista del centrodestra, “Alleanza civica per le libertà”, Pietro Ricciardi (che non fu eletto). Va detto che in nessun modo Pietro Ricciardi – recentemente nominato da Magliocca nel consiglio d'amministrazione dell'azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti, “Patrimonio Pignataro srl” - risulta coinvolto nell'inchiesta per il “caso Bucciglia”. Il dipendente comunale denunciante, infatti, ha dichiarato al magistrato che ogni responsabilità è da attribuire all'attuale sindaco e che Pietro Ricciardi (molto conosciuto perché è editore e direttore editoriale della testata giornalistica online www.comunedipignataro.it) era all'oscuro della promessa elettorale. Secondo quanto è stato possibile apprendere, Giuseppe Bucciaglia avrebbe consegnato al pubblico ministero una fotografia con la scheda votata e recante la scritta con la preferenza “Ricciardi”. Poi c'è l'accusa di falso, per fatti del 22 maggio 2006. Magliocca è indagato per aver firmato un mandato ad litem a margine del ricorso nella forma di motivi aggiunti nell'interesse di Giuseppe Bucciaglia, contraffatto in ogni sua parte, depositato al Tribunale amministrativo regionale della Campania di Napoli. Gli accertamenti su quest'ultima vicenda sono stati fatti il 18 dicembre 2007. Anche Giuseppe Bucciaglia attende le decisioni del pubblico ministero – richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio – sia quale denunciante sia perché è a sua volta indagato. Il dipendente comunale – assistito dall'avvocato Pietro Romano – è indagato perché in concorso con Giorgio Magliocca, con più atti esecutivi di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi consegnava a Giorgio Magliocca quale sindaco di Pignataro Maggiore la somma di cinquemila Euro dopo che questi aveva compiuto atti contrari ai doveri d'ufficio consistiti nel consentire allo stesso Giuseppe Bucciaglia di occupare abusivamente l'alloggio di proprietà dello Iacp con attrezzatura per disabili sito alla via Rabin, alloggio fatto completare a spese del Comune, mentre lo stesso era già occupato abusivamente da Bucciaglia. Fin qui la vicenda giudiziaria. Nei giorni scorsi il sindaco aveva inviato una nota a Giuseppe Bucciaglia rilevando che il 4 febbraio 2008 scade il termine per rilasciare “l'alloggio occupato abusivamente sito in via Rabin di questo Comune, in mancanza si provvederà all'esecuzione dell'ordinanza sindacale numero 99 del 3 luglio 2007”, cioè allo sgombero coatto. Ed è cronaca di queste ore il gesto disperato di Giuseppe Bucciaglia. comitato anticamorra
Caiazzo, incontro a quattro sabato prossimo per il Pir. Ma si parlerà soprattutto di… elezioni!
31.1.08
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Se ne avessimo parlato l’anno scorso, sicuramente si sarebbero andati a giocare i numeri al bancolotto, mentre oggi appare quasi del tutto normale che Fabio Sgueglia e Stefano Giaquinto in vista delle prossime elezioni amministrative, si cerchino. Ma perché e come si è arrivati a ciò? Semplice, perché entrambi sono in difficoltà. Ma partiamo dall’inizio. Fabio Sgueglia nel 2005 ha appoggiato allo stremo Dario Puorto alle provinciali, col tacito accordo che questi ricambiasse la cortesia quest’anno alle amministrative. Nel frattempo è nato il Partito Democratico e c’è stato il ciclone Mastella che hanno scombussolato tutti i piani politici, accordo Sgueglia – Puorto compreso, atteso che per quest’ultimo lo stesso Pd l’ha messo di fronte a fatto compiuto: O il partito e future elezioni sotto l’egida del Pd, oppure Fabio Sgueglia! Questo volendo sintetizzare tutto, ma proprio tutto il tourbillon nel frattempo creatosi anche a Caiazzo. Addirittura nulla esclude che se Tommaso Sgueglia, attuale vicesindaco di Caiazzo, decida di candidarsi capolista, tutto il Pd caratino scenderebbe in campo per appoggiarlo. A quel punto Puorto cosa farebbe? Ma non è solo Fabio Sgueglia ad essere preoccupato, anzi ormai va per la sua strada. Il discorso Pd riguarda anche Giaquinto, poiché perderebbe pezzi per la strada abbastanza importanti, ed anzi pare che anche l’ “alleato certo” Nicola Sibillo, sia nuovamente stimolato a crearsi la propria lista e/o quanto meno a confluire nel Pd, atteso che ad oggi il partito di Iannuzzi controlla tutta la Sanità campana. Per cui i presupposti per Giaquinto, appunto, verrebbero a cadere. Ed ecco quindi che da Formicola e soprattutto da Ceppaloni, arriva il salvagente Centro – Destra, ovvero Ventre, De Marco e addirittura Sgueglia Fabio, fido scudiero del presidente – sindaco della Comunità Montana di Formicola. Ma De Marco e Ventre hanno un tornaconto politico nelle elezioni caiatine? Certo che hanno un tornaconto! L’anno prossimo si vota per le elezioni europee e “Riccardone” vuole riprovarci, magari anche con un surpluss maggiore della scorsa tornata elettorale per poi essere acclarato segretario provinciale di Forza Italia a furor di popolo. De Marco per sua parte, spinge su tutti i sindaci rientranti nell’ambito della Comunità Montana, al fine di farli scendere in campo contro lo scioglimento della Comunità Montana, Giaquinto compreso. Sgueglia ha un’opportunità unica, un assessorato di peso nell’ambito del Comune di Caiazzo e soprattutto mantenere il suo posto in Comunità Montana mentre, per finire, Giaquinto si avvia ad incassare la candidatura alla provincia di Caserta con Forza Italia, ritrovandosi di fronte proprio quel Dario Puorto appoggiato da Fabio Sgueglia nel 2005. Il treno sta per partire, signori in carroooozzaaa!!!!Rimpasto Regionale. Il segretario regionale del Pd, Iannuzzi: «Ormai l'Udeur è incompatibile con noi»
31.1.08
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È dedicata a chi ha criticato il silenzio del Pd (l'Italia dei valori per esempio), la risposta del segretario regionale Tino Iannuzzi. Che, per fortuna, ha una posizione netta sul futuro della coalizione e soprattutto sulla convivenza con il Campanile. Ieri, infatti, l'ex Guardasigilli ha sfidato il governatore dicendo: «I miei amici assessori (Abbamonte e Nocera cui non sono stati revocati gli arresti domiciliari, ndr) non si muovono». Ribadendo, dunque, la volontà non solo di rimanere in giunta, ma neanche di trattare su un possibile rimpasto. Iannuzzi è tutt'altro che possibilista. «In questa fase così delicata e difficile occorrono scelte politiche chiare e coerenti — dice —. Per quel che riguarda i rapporti con l'Udeur le decisioni che investono il governo del Paese e le alleanze al livello nazionale sono dirimenti anche per le alleanze nel governo regionale. La volontà di ricercare e costruire intese con il centrodestra sul piano nazionale, ed anche in vista delle impegnative scadenze che si profilano nell'orizzonte politico, è incompatibile con un rapporto di vera e positiva solidarietà con la coalizione di centrosinistra che governa la Campania, la seconda regione italiana».E conclude: «Infatti il governo della Regione ha un'alta e forte valenza politica generale che impone scelte uniformi e coerenti con quelle che toccano il governo del Paese. Questa effettiva sintonia politica è più che mai necessaria anche per contribuire efficacemente a superare le difficoltà che stiamo vivendo nonché a restituire fiducia ai cittadini e credibilità alla politica». Chiaro? Magari fosse così semplice. In un gioco al massacro, a rompere le uova nel paniere del Pd è sempre l'Udeur. In mezza giornata anche a livello nazionale sono cambiate le cose. L'incarico dato da Napolitano al presidente del Senato Franco Marini per esplorare la possibilità di un governo tecnico fa dire a Clemente Mastella: «Ascolteremo quello che ci dice il presidente del Senato e poi diremo la nostra».
Che non è un no netto. Tradotto in Campania questo vuol dire che il governatore non ha mani libere per i vertici del Campanile perché non è detto che siano fuori dall'alleanza nazionale. Roba da far venire il mal di testa. E il segretario regionale Antonio Fantini rincara: «Se Pd e governatore sostengono che lo strappo nazionale comporta ripercussioni anche a livello periferico è vero anche il contrario. Che l'eventuale strappo in Campania produrrà effetti sulla coalizione nazionale?». Dopo Iannuzzi, Mastella e Fantini, ritocca a Bassolino. A lui la soluzione del mistero. L'Udeur resta in giunta o no? La svolta a queste condizioni assomiglia più ad una curva pericolosa.
Nicola Cosentino a 360 gradi: "Sandro De Franciscis ci ha svenduti tutti!"
31.1.08
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Caserta e la sua provincia svendute per cinico calcolo politico. Nicola Cosentino (nella foto) , più che coordinatore regionale di Forza Italia, si sente, in questi giorni, il leader locale di opposizione. Il centrosinistra morde il freno, accorcia il fiato, logorato dalle sue irrisolte contraddizioni. A Roma come a Caserta. Uno stato di crisi che, secondo il dirigente degli azzurri, farebbe scadere ancora di più il nostro territorio, esponendolo non solo a un pericoloso declino economico, ma anche al rischio di consolidare irreversibilmente la fama di terra malata e non in senso figurato. Malata di mondezza, di diossina, di inquinamenti che vengono da lontano, ma anche da vicino. Che ascendono invisibili, insidiosi, letali da un suolo e un sottosuolo oltraggiati dal riposo mefitico di sostanze altamente tossiche. Caserta, insomma, per dirla alla Pino Daniele, “è una carta sporca…e nisciun’ se ne fott’”. “Io direi, invece, che non se ne fotte chi dovrebbe occuparsene”, ribatte lesto Cosentino. “La nostra provincia è, ormai, in svendita permanente, asservita agli interessi politici di una piccola casta che pensa agli affari suoi e non certo a risolvere i problemi gravissimi e dico gravissimi, che ci attanagliano.” Lei, ieri, in Consiglio provinciale ha domandato al presidente De Franciscis di chiarire se ha intenzione o meno di candidarsi al Parlamento in caso di elezioni anticipate. Che c’entra questo con le croniche emergenze di questa terra? “Sarebbe un atto di irresponsabilità” Perché? “Perché rappresenterebbe la dimostrazione che tutta questa esperienza politico – amministrativa non è stata mai finalizzata al bene dei cittadini, ma agli interessi di una o poche persone.” Di chi, di De Franciscis? “Certo, di De Franciscis.” Ha ancora il dente avvelenato per la sconfitta del 2005, dica la verità? “Sì, avvelenato, ma materialmente, biologicamente, no metaforicamente nonper la sconfitta elettorale. Sono i casertani e io stesso, dunque, che ho scelto di abitare a Caserta, a rischiare di morire avvelenati.”E sicuro che sia tutta colpa di De Franciscis? “Sono sicuro che la maggior parte della colpa è sua. Questa maggioranza di centrosinistra non ha fatto nulla. Né sul piano della bonifica dei siti inquinati dai rifiuti tosici, né sulle politiche per riscattare le tante ferite impartite negli anni a questa terra. Parlare del litorale domizio è ovvio, ma anche doveroso.” Torniamo al veleno e ai veleni. “Io non scherzerei tanto con queste parole. In provincia di Caserta ci sono, ormai, aspettative di vita molto inferiori rispetto al resto d’Italia. Qui si muore di tumore molto più che altrove.” E allora che si può fare? “Si deve governare con il corpo, ma anche con il cervello e con il cuore.” E invece… “Invece, il nostro presidente della Provincia si arrovella e si incarta in mille machiavellismi, trascorre il tempo a immaginare mille percorsi da mettere al servizio delle sue future ambizioni. E intanto Caserta e la provincia affogano nell’immondizia.” D’accordo, ma con Santa Maria la Fossa alle porte… “L’ennesima beffa, l’ennesima svendita.” Dica la verità: ha letto il nostro articolo sulle cifre di apporto nella discarica di Ferrandelle… “L’ho letto e mi ha fatto male.” Stì napoletani….“Non sono i napoletani furbi, siamo noi che siamo fessi...” Certo, 100mila tonnellate per Caserta e 200mila per Napoli.. “Qui, non solo dobbiamo rassegnarci a morire prima di tutti gli altri, ma gli anni che stiamo al mondo non possiamo neppure viverli decentemente.” Cosa significa? “Io dico a De Franciscis: in questi due anni ti sei calato le brache sempre. Lo hai fatto con Lo Uttaro, adesso hai accettato che Napoli venga a scaricare a Santa Maria la Fossa, volevi mettere le ecoballe in una cava a Caserta. E in cambio cosa hai ottenuto? Cosa ha ottenuto? “Nulla. L’aeroporto di Grazzanise è al palo, l’interporto è moribondo, le politiche infrastruttrali sono antidiluviane, le nostre ferrovie e le nostre strade senza una speranza di poter essere in futuro qualcosa che serva seriamente allo sviluppo. Non è un problema di schieramento. A Villa Literno il sindaco diessino Fabozzi ha portato le ecoballe, ma ha rimesso a nuovo la sua città con cento milioni di euro di ristoro ha ridato dignità all’arredo urbano. Insomma, i liternesi sanno che quel sacrificio è valso a qualcosa.” Insomma, secondo lei saremmo cornuti e mazziati? “Forse cornuti no. Direi sempre più malati di terribili patologie. E per di più svenduti a Napoli, agli interessi di Bassolino e della Iervolino, campioni di incapacità che riescono a far diventare ancora una volta Caserta la loro pattumiera.” Lei ha pronunciato la parolina. Io la seguo: Bassolino regge? “Non regge. E non certo a causa dei giochi e dei giochetti di prestigio che si consumano in Consiglio regionale. Non regge perché l’82% dei campani, cioè quasi tutti lo ritengono responsabile dell’emergenza rifiuti, che ha esposto l’Italia a una figuraccia interplanetaria.” Da commissario Bassolino avrebbe potuto fare di più? “Ma quale commissario. Bassolino è stato il monarca di questa regione per 15 anni. Dieci anni fa, pompato artificialmente dalla frottola del rinascimento, ha raccolto onori in tutto il mondo. Oggi è giusto, allora, che sia additato al pubblico ludibrio.” Lapidato, ma sempre vivo. I suoi consiglieri regionali, ad esempio, non ne vogliono sapere di assumere posizioni concretamente di rottura. “Ma io spero ancora di convincerli a non andare più in Consiglio e a paralizzare la vita delle commissioni. Questo è un governo senza legittimità politica e istituzionale. Noi abbiamo il dovere di arrestare la sua vita, che fa danno a tutti.” Se si vota alle elezioni politiche, confermerete le liste del 2006? “Molte saranno le conferme. Non si può non tener conto dell’impegno, della coerenza e della serietà con cui è stata condotta l’opposizione al governo Prodi in questo anno e mezzo. E grazie a tutto questo che Prodi è andato a casa.” Quindi, nessuna new entry. Ma il partito così non cresce.“Non ho detto questo.” E cosa ha detto. “Ci saranno conferme, ma anche nuovi innesti in un mix tra esperienza, radicamento territoriale e coinvolgimento della società civile a cui Forza Italia è storicamente legata.” Una battuta sulla questione morale gliela chiedo. Condivide lo striscione di Azione giovani su De Franciscis? “Certo. Le dico una cosa: i due punti forti della campagna elettorale di De Franciscis furono quello della mitica filiera istituzionale, che è stata tale, ma ha trasportato solo mondezza e promesse vane, e il fatto che io, essendo di Casal di Principe, avrei portato i delinquenti a Caserta. Mah, uno che dice al telefono: Antonio, tu mi copri con la camorra di Casale, esprime un concetto inopportuno, spiacevole, sgradevole. Anche perché se uno specifica e dice la camorra di Casale, vuol dire che riconosce anche l’esistenza della camorra di Marcianise, di Maddaloni e così via.”OSPEDALI ITALIANI: UNO SU DUE NON E' IN REGOLA!!! INDAGINE DEI NAS
31.1.08
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Medicinali scaduti, cibi andati a male, reparti fatiscenti, impianti fuori norma: in Italia un ospedale su due non rispetta leggi e regolamenti. Ci sono le strutture con «lievi carenze», ma ci sono anche le «gravissime irregolarità» che hanno fatto scattare la chiusura di alcuni reparti oltre alla denuncia contro direttori sanitari e amministratori. Alla fine le persone segnalate sono state ben 778.IL DOSSIER - A svelare la «malasanità» Regione per Regione è il dossier dei carabinieri del Nas al termine dell’indagine ispettiva ordinata agli inizi dello scorso anno dal ministro della Salute Livia Turco. Si scopre così che su 854 nosocomi visitati ben 417 sono stati sanzionati. Disastrosa è la situazione del Sud con la Calabria (36 irregolari su 39) e la Sicilia (67 su 81). Più che di ospedali, in queste zone si potrebbe parlare di vere e proprie fogne a cielo aperto dove i rifiuti si accatastano nei corridoi, dove c’è muffa e ruggine nelle stanze e nei corridoi, dove gli impianti non sono a norma, le apparecchiature non funzionano, i medici troppo spesso non vanno al lavoro. Ma a sorprendere sono molti istituti del Nord e del Centro. Perché in Toscana, dove la Sanità è considerata «fiore all’occhiello» la metà dei nosocomi non ha passato l’esame. E anche in Emilia Romagna uno su tre non rientra nei parametri. Perfetta la situazione del Trentino: le diciassette strutture hanno tutte ottenuto «bollino verde».
Sporco e umidità - C’è sporcizia nel Presidio di Brescia, agli Ospedali Riuniti di Bergamo, nella struttura di Desenzano sul Garda. Sono sudici i locali dove si preparano i pasti per il Civile di Ascoli Piceno, così come quelli per il Villa San Pietro di Roma. Al San Bartolo di Vicenza «si riscontra presenza di materiali di consumo in ambienti inidonei, in quanto stoccati in un corridoio di accesso e collegamento con le sale operatorie». Al Civile di Gorizia piove nei reparti e sono state contestate le condizioni della «farmacia» interna, ma la Asl è già intervenuta per sanare la situazione. Per la gestione delle cucine la Mangiagalli di Milano si è affidata a una società privata, ma i carabinieri hanno trovato «carenze igienico sanitarie». Stesso problema per il Niguarda e per l’Istituto ortopedico Galeazzi e in alcuni nosocomi della provincia. La gestione del servizio mensa viene spesso affidata ad aziende esterne, ma i risultati non confortano: la ditta per la ristorazione dell’ospedale Maggiore di Novara è stata denunciata per truffa e in altre strutture è stato concesso un termine perentorio per la ristrutturazione dei locali dove vengono cucinati i pasti. Al Civile di Verona in cattive condizioni igieniche era il magazzino per la conservazione delle derrate alimentari. All’Azienda ospedaliera di Pavia è stata contestata «l’ordinaria pulizia della cucina», come al S’Antonio Abate di Gallarate in provincia di Milano.
Gli impianti fuori legge - Agli Spedali Riuniti di Livorno il reparto di neurochirurgia si caratterizza per «gravi carenze». Muri scrostati e piastrelle rotte sono stati trovati a Medicina generale e Ostetricia del Civile all’isola d’Elba. Al San Salvatore di Pesaro non funziona l’impianto antincendio. All’Israelitico di Roma non è norma quello elettrico, così come al San Giacomo. Al San Camillo, sempre nella capitale, sono illegali i «servizi igienici», e anche per i pavimenti è scattata la contestazione. Al policlinico Umberto I «è stata riscontrata l’inidonea conservazione ed efficienza di attrezzature e immobili oltre alla presenza di cavi elettrici privi di idonea protezione», mentre al San Giovanni Addolorata «il locale del pronto soccorso è stato adibito a magazzino per le lenzuola sporche». Catastrofico il quadro siciliano: basti pensare che dopo le ispezioni dei carabinieri sono state disposte numerose chiusure di reparti e sale operatorie per ordine delle stesse direzioni sanitarie. È accaduto al Civico, al Policlinico e al Cto di Palermo. Una segnalazione alla Regione Puglia riguarda gli Ospedali Riuniti di Foggia per «carenze igienico strutturali quali infissi obsoleti, servizi igienici non adeguati, intonaci scrostati e tracce di umido, lavori in corso nei reparti di degenza in attività».
FARMACI - Medicinali scaduti al Grassi di Roma, al Santa Maria della Misericordia di Udine, al Salvini di Garbagnate Milanese. Si fuma in molte corsie e nei reparti: sono centinaia le contravvenzioni firmate. Al Santobono di Napoli mancano i posti e così si aggiungono letti nelle camere dove dovrebbero essere ricoverati non più di quattro pazienti. Al Fatebenefratelli del capoluogo campano è sparito il locale malattie infettive, al Moscato di Aversa non hanno neanche i macchinari per lavare le «padelle», mentre al Moscato di Castellammare di Stabia «manca il carrello per la gestione delle emergenze con defibrillatore».
INSETTI IN SARDEGNA - Grave appare la situazione della Sardegna: su 45 strutture, ben 32 sono risultate fuori regola. E nella maggior parte dei casi le contestazioni hanno riguardato «l’omesso adeguamento strutturale dei reparti». Riguardo alla Clinica universitaria di medicina generale di Sassari i carabinieri scrivono: «La struttura sarà segnalata all’assessorato per la mancanza dell’impianto di ossigeno centralizzato, servizi igienici carenti in relazione al numero dei degenti, le precarie condizioni igienico-sanitarie e strutturali (riscontrata la presenza di insetti-blatte) di un deposito di materiali del centro ipertensivo nonché la presenza di rifiuti nel cortile». Analoghe segnalazioni sono scattate, sempre a Sassari, anche per la clinica di Neurochirurgia, Neurologia e altri reparti dove sono stati trovati pannelli divelti, macchinari arrugginiti, calcinacci
AL II° POLICLINICO DI NAPOLI UN PRIMARIO OGNI TRE PAZIENTI ED OGNI QUATTRO MEDICI Una rivoluzione è in atto al Secondo Policlinico. Sta per tornare l'esercito di oltre duecento primari. E i pazienti certo non faranno i salti di gioia, dato che la spesa per i nuovi incarichi professionali sarà sottratta, in qualche modo, ai fondi stanziati dalla Regione per l'assistenza sanitaria nell'ospedale universitario. Il nuovo atto aziendale, approvato il 12 dicembre e ora in fase di realizzazione, prevede infatti l'incremento del numero di responsabili delle aree funzionali, che da 167 diventeranno 220: 53 in più. Ciò significa che, dato che i medici dirigenti dell'azienda ospedaliera sono in tutto 800 (oltre a 200 liberi professionisti con contratto a termine, circa 30 specialisti ambulatoriali e 15 anestesisti), ci sarà tra qualche mese un primario ogni quattro medici. Ogni anno l'azienda ospedaliera che dipende dalla Federico II riceve dalla Regione un finanziamento di 150 milioni di euro.
I nuovi primari, per la maggior parte giovani professori associati, percepiranno uno stipendio accresciuto di circa 2 mila euro. E i degenti in cura presso la struttura, aumenteranno anche quelli? In realtà nell'ospedale federiciano i reparti sono tutt'altro che sovraffollati — in barba alle barelle del vicino ospedale Cardarelli — e, nonostante i 700 posti letto disponibili, ogni mese si registrano soltanto 500 degenze, secondo i dati forniti dai sindacati universitari. Con un facile calcolo si capisce che sulla carta c'è un primario ogni tre pazienti. Inevitabili le polemiche. Il neo direttore generale Giovanni Canfora, che ieri si è presentato per la prima volta al consiglio di facoltà, si difende così: «L'atto aziendale è stato approvato dagli organi universitari e dall'ex manager, prima del mio arrivo. Quando lo studierò e lo capirò in fondo, potrò esprimermi. Ma questa è una grande struttura dove ci sono persone preparate e si offre un'ottima assistenza ospedaliera».
I nuovi primari, per la maggior parte giovani professori associati, percepiranno uno stipendio accresciuto di circa 2 mila euro. E i degenti in cura presso la struttura, aumenteranno anche quelli? In realtà nell'ospedale federiciano i reparti sono tutt'altro che sovraffollati — in barba alle barelle del vicino ospedale Cardarelli — e, nonostante i 700 posti letto disponibili, ogni mese si registrano soltanto 500 degenze, secondo i dati forniti dai sindacati universitari. Con un facile calcolo si capisce che sulla carta c'è un primario ogni tre pazienti. Inevitabili le polemiche. Il neo direttore generale Giovanni Canfora, che ieri si è presentato per la prima volta al consiglio di facoltà, si difende così: «L'atto aziendale è stato approvato dagli organi universitari e dall'ex manager, prima del mio arrivo. Quando lo studierò e lo capirò in fondo, potrò esprimermi. Ma questa è una grande struttura dove ci sono persone preparate e si offre un'ottima assistenza ospedaliera».
Il Consiglio Provinciale vota documento a sostegno De Gennaro e per la differenziata.
31.1.08
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L'opposizione non vota però il documento
Al termine della seduta di ieri, il Consiglio provinciale ha deliberato un atto di indirizzo sul tema dell’emergenza rifiuti. Il documento è stato approvato dalla maggioranza consiliare e impegna innanzitutto il presidente della Provincia, Sandro De Franciscis, a dare il massimo sostegno al Commissario di Governo, il prefetto Gianni De Gennaro, nel portare avanti gli obiettivi del suo programma di lavoro, a partire dalla rimozione immediata dei rifiuti dalle strade. L’iniziativa punta inoltre a istituire, sentita la Commissione provinciale Ambiente, una task force tecnico-politico-istituzionale che lavori ai seguenti obiettivi: organizzare la struttura provinciale per il rientro nei poteri ordinari; accompagnare i Comuni nella redazione dei piani per la raccolta differenziata, nella progettazione e realizzazione delle isole ecologiche; individuare tutti gli impianti esistenti a supporto della raccolta differenziata, in particolare quelli che possono essere costruiti velocemente (impianti per l’umido) e i loro siti col consenso delle istituzioni e delle comunità locali; predisporre, con urgenza, il Piano provinciale di bonifica dei siti inquinati; supportare le attività del ministero dell’Ambiente, del Commissariato Bonifiche e dei Comuni nel campo delle bonifiche ambientali, nonché delle riqualificazioni e dei ristori ambientali; verificare con il Commissariato la riduzione del carico esogeno dei siti individuati in provincia di Caserta. Il documento fa proprie anche le indicazioni emerse dal vertice con gli assessori e i consiglieri provinciali, i segretari provinciali e i consiglieri regionali del centrosinistra, tenutosi l'altro ieri sera in Provincia, e sintetizza la posizione della maggioranza consiliare, in seguito all’ampio dibattito sviluppatosi nel corso dell’assemblea. Con l’atto di indirizzo si auspica inoltre la costituzione dell’Ufficio di Piano per l’elaborazione del Piano provinciale dei rifiuti, da redigere con la consultazione permanente delle comunità locali, in coerenza con le linee programmatiche già approvate dal Consiglio provinciale; si chiede in conclusione con forza la fine della gestione commissariale del ciclo dei rifiuti e il rientro nei poteri ordinari anche nel settore delle bonifiche ambientali e del ciclo integrato delle acque.
L'opposizione, che non ha votato il documento, denuncia il fatto che a Ferrandelle sarà sversata soprattutto spazzatura napoletana: “Non più tardi di due mesi fa Sandro De Franciscis garantì alla comunità casertana che avrebbe profuso il massimo sforzo fino al certo raggiungimento dell’obiettivo di non far sversare in provincia di Caserta neppure un sacchetto di rifiuti proveniente da Napoli. Ed invece, così come appreso dagli organi di stampa e dai sindaci intervenuti all’incontro con il prefetto De Gennaro, ma anche dai lavori consiliari provinciali di questa mattina, è emerso che della capacità di 350 mila tonnellate di Ferrandelle, 200 mila saranno destinate ai rifiuti di Napoli. Ancora bugie, da parte di De Franciscis, ad un territorio martoriato negli anni dalla gestione fallimentare del centrosinistra di cui egli stesso è una delle massime espressioni regionali in quanto appartenente al Partito Democratico. Ancora una volta, così, la maggioranza consiliare provinciale ed il presidente De Franciscis hanno mortificato la provincia di Caserta. Ed ancora una volta hanno dichiarato la propria corresponsabilità rispetto a scelte che calpestano un territorio già martoriato. La Cdl e Fi in particolare, nel corso del Consiglio Provinciale chiedevano di votare sulla sospensione per dieci giorni del piano De Gennaro al fine di individuare una nuova area da destinare a sito di stoccaggio e di proibire che la stessa fosse usata anche per lo smaltimento dei rifiuti provenienti da Napoli. Con grande amarezza vi è stata la totale chiusura della maggioranza e del presidente De Franciscis che hanno approvato il piano De Gennaro”.
comunicato stampa
Formicola, appello del presidente della Comunità Montana De Marco ai sindaci: "adottate iniziative per non farci sciogliere!"
31.1.08
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Mobilitazione generale nell'ambito dei Comuni rientranti nella Comunità Montana "Monte Maggiore" di Formicola. Infatti secondo quantodisposto dalla finanziaria, entro ilprossimo 21 giugno l'Ente corre davvero il rischio di essere sciolto per le sopravvenute normative che disciplinano i requisiti di accesso alle Comunità Montane. Questa la lettera che il presidente della Comunità formicolana Raffaele De Marco (nella foto) ha inviato a tutti i paesi membri dell'Ente "Ai Sindaci della Comunità Montana Monte Maggiore. Oggetto: norme in tema di riordino delle Comunità Montane. Egregio Sindaco, faccio seguito alla mia precedente comunicazione relativa al riordino delle Comunità Montane (prot. 1723 del 27 agosto 2007) per informarti che, in sede di approvazione della legge finanziaria 2008, sono state definite le linee guida di indirizzo alle Regioni da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa e, quindi, entro il 21 giugno 2008. Da una prima disamina delle norme, e in particolare al comma 20 dell'art. 2, appare evidente che in carenza di un riordino della disciplina delle Comunità Montane da parte della Regione entro la data di cui sopra, troveranno applicazione le lettere b) e c) dello stesso comma 20, e cioè la soppressione della nostra Comunità Montana. Di contro, in base ai parametri, sia pure generali, di cui al comma 18, la Regione, tenendo conto dell'omogeneità morfologica e delle caratteristiche socio - economiche del territorio deli Monte Maggiore e facendo, comunque, salvi i criteri di contenimento della spesa pubblica (riduzione degli organi e delle indennità) se si attiva nel termine citato potrebbe rideterminare l'attuale consistenza dei 16 Comuni senza che risulti alterato l'intero contesto. D'altra parte le condizioni, e i parametri, di cui alla lettera a) del comma 18 sono caratteristiche di cui tutti i nostri Comuni sono portatori e, pertanto, abiliterebbero la Regione a configurarli come Comunità Montana. Alla luce di quanto sopra faccio invito a volere porre in essere tutte le iniziative che riterrete opportune per sollecitare la Regione Campania affinché, nel termine previsto dalla legge finanziaria, deliberi di applicare le norme contenute nel comma 18, così da scongiurare l'automatica applicazione del comma 20, lettere b) e c). Allego copia dell'art 20, commi da 16 a 22. Con cordiali saluti. Il Presidente Dr. Raffaele De Marco" (Comunità Montana Monte Maggiore, Via Morisani 1, 81040 Formicola (Caserta), tel. 0823/ 876240, fax 0823.876680 - www.pirmontemaggiore.it - info@pirmontemaggiore.it) Sandra Lonardo - Mastella: Scriverò un diario, le mie prigioni! Confermati i domiciliari per Nocera e Abbamonte
31.1.08
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Il riesame ha confermato i domiciliari per Abbamonte e Nocera
Un diario, «pagine scritte con il cuore ma anche con tanta amarezza per l’umiliazione che ho subito». La Lonardo, in questi giorni di arresti domiciliari prima e da ieri di obbligo di dimora, avrebbe annotato tutto: parole, giudizi espressi, soprattutto sensazioni di una donna, della sua dimensione privata. Oltre 5mila le lettere di solidarietà ricevute e tante le testimonianze di affetto. «Mi sono sentita vicina a tutti coloro che hanno vissuto l’ingiusta esperienza del carcere», racconta la Lonardo. Sensazioni, dunque, che dice il presidente del Consiglio regionale, «pubblicherò prestissimo».
UN MEMORIALE - Si corregge: più che un diario è un memoriale, che non servirà tanto per essere pubblicato quanto per essere letto dai nipoti. «Sto prendendo appunti - ha osservato - più che per un diario per un memoriale su quelle che sono le emozioni che ho vissuto dal primo momento di questa storia». «Penso - ha aggiunto - che sia giusto lasciare un memoriale ai miei nipoti, i quali quando arriveranno e saranno grandi, potranno leggere quello che la nonna pensava in un momento delicato e importante come questo, ma che sono certa passerà presto».
IL PROSSIMO CONSIGLIO - «Ho trascorso la giornata a lavoro, in contatto con i vari responsabili degli uffici regionali per organizzare i prossimi lavori in consiglio regionale. Sono serena». Sandra Lonardo, che è uscita in compagnia di due amiche e con un labrador al guinzaglio, ha detto di aver sentito diversi capigruppo del Consiglio regionale e il capo dell’opposizione, Franco D’Ercole. «Sto cercando di espletare - ha commentato - quello che è il compito del presidente del Consiglio». La moglie dell’ex guardasigilli Clemente Mastella ha detto di continuare a ricevere in queste ore attestati di solidarietà: «Sono migliaia e migliaia - ha detto - vedremo di rispondere a tutti personalmente, sia io che mio marito. In alcuni casi si tratta di vere e proprie lettere di persone che hanno manifestato la loro vicinanza». In mattinata Sandra Lonardo ha ricevuto la visita di amici e amiche e di padre Robert, parroco della chiesa di San Giovanni di Ceppaloni, il quale uscendo ha riferito di essersi unito in preghiera con lei. «Molti - aggiunge - non hanno ancora capito che possono venirmi a trovare e telefonare».
ATTESA RELIGIOSA - «Sono serena, serena anche ieri, tranne il primo momento di sgomento che prende una persona che sa di non aver compiuto niente. Sono qui in attesa... religiosa».
COSA PREVEDE L'OBBLIGO DI DIMORA - Sandra Lonardo non potrà allontanarsi dal comune di Ceppaloni, in provincia di Benevento: tecnicamente l’obbligo di dimora è un provvedimento meno afflittivo degli arresti domiciliari, ora revocati. La misura rientra però fra quelle «cautelari e coercitive», e dispone che l’indagato non possa allontanarsi dal distretto del Comune indicato. in particolare, l'istituto è regolato dall’articolo 283 del codice di procedura penale.
ENTRO IL 3 FEBBARIO NUOVA PRONUNCIA - L’obbligo di dimora potrebbe essere un provvedimento di breve durata. Entro il 3 febbraio prossimo, infatti, sulle misure cautelari emesse nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto il presidente del consiglio regionale della Campania e altri esponenti dell’Udeur, dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari di Napoli. Il gip di Napoli è «entrato in gioco» nella vicenda giudiziaria dopo che il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Francesco Chiaromonte, una volta firmati i provvedimenti di arresto, ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, trasmettendo gli atti alla magistratura partenopea. Il gip di Napoli deve pertanto pronunciarsi entro venti giorni dall’esecuzione degli arresti, altrimenti le misure cautelari non sono più efficaci. Secondo indiscrezioni, per quanto riguarda la posizione della Lonardo, i pm potrebbero non richiedere alcun provvedimento cautelare, in linea con la posizione assunta ieri sera durante l’udienza davanti al Riesame, nel corso della quale i rappresentanti dell’accusa si erano pronunciati per l’annullamento degli arresti domiciliari ritenendo cessate le esigenze cautelari. La situazione si presenta comunque assai complessa e con pochi precedenti. In ambienti giudiziari si sottolinea, tra l’altro, che la decisione del Riesame si riferisce a una valutazione di atti compiuti da un giudice non competente, che perderà la sua efficacia appena sulla vicenda interverrà il giudice competente, quello della procura di Napoli.
UN MEMORIALE - Si corregge: più che un diario è un memoriale, che non servirà tanto per essere pubblicato quanto per essere letto dai nipoti. «Sto prendendo appunti - ha osservato - più che per un diario per un memoriale su quelle che sono le emozioni che ho vissuto dal primo momento di questa storia». «Penso - ha aggiunto - che sia giusto lasciare un memoriale ai miei nipoti, i quali quando arriveranno e saranno grandi, potranno leggere quello che la nonna pensava in un momento delicato e importante come questo, ma che sono certa passerà presto».
IL PROSSIMO CONSIGLIO - «Ho trascorso la giornata a lavoro, in contatto con i vari responsabili degli uffici regionali per organizzare i prossimi lavori in consiglio regionale. Sono serena». Sandra Lonardo, che è uscita in compagnia di due amiche e con un labrador al guinzaglio, ha detto di aver sentito diversi capigruppo del Consiglio regionale e il capo dell’opposizione, Franco D’Ercole. «Sto cercando di espletare - ha commentato - quello che è il compito del presidente del Consiglio». La moglie dell’ex guardasigilli Clemente Mastella ha detto di continuare a ricevere in queste ore attestati di solidarietà: «Sono migliaia e migliaia - ha detto - vedremo di rispondere a tutti personalmente, sia io che mio marito. In alcuni casi si tratta di vere e proprie lettere di persone che hanno manifestato la loro vicinanza». In mattinata Sandra Lonardo ha ricevuto la visita di amici e amiche e di padre Robert, parroco della chiesa di San Giovanni di Ceppaloni, il quale uscendo ha riferito di essersi unito in preghiera con lei. «Molti - aggiunge - non hanno ancora capito che possono venirmi a trovare e telefonare».
ATTESA RELIGIOSA - «Sono serena, serena anche ieri, tranne il primo momento di sgomento che prende una persona che sa di non aver compiuto niente. Sono qui in attesa... religiosa».
COSA PREVEDE L'OBBLIGO DI DIMORA - Sandra Lonardo non potrà allontanarsi dal comune di Ceppaloni, in provincia di Benevento: tecnicamente l’obbligo di dimora è un provvedimento meno afflittivo degli arresti domiciliari, ora revocati. La misura rientra però fra quelle «cautelari e coercitive», e dispone che l’indagato non possa allontanarsi dal distretto del Comune indicato. in particolare, l'istituto è regolato dall’articolo 283 del codice di procedura penale.
ENTRO IL 3 FEBBARIO NUOVA PRONUNCIA - L’obbligo di dimora potrebbe essere un provvedimento di breve durata. Entro il 3 febbraio prossimo, infatti, sulle misure cautelari emesse nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto il presidente del consiglio regionale della Campania e altri esponenti dell’Udeur, dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari di Napoli. Il gip di Napoli è «entrato in gioco» nella vicenda giudiziaria dopo che il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Francesco Chiaromonte, una volta firmati i provvedimenti di arresto, ha dichiarato la propria incompetenza territoriale, trasmettendo gli atti alla magistratura partenopea. Il gip di Napoli deve pertanto pronunciarsi entro venti giorni dall’esecuzione degli arresti, altrimenti le misure cautelari non sono più efficaci. Secondo indiscrezioni, per quanto riguarda la posizione della Lonardo, i pm potrebbero non richiedere alcun provvedimento cautelare, in linea con la posizione assunta ieri sera durante l’udienza davanti al Riesame, nel corso della quale i rappresentanti dell’accusa si erano pronunciati per l’annullamento degli arresti domiciliari ritenendo cessate le esigenze cautelari. La situazione si presenta comunque assai complessa e con pochi precedenti. In ambienti giudiziari si sottolinea, tra l’altro, che la decisione del Riesame si riferisce a una valutazione di atti compiuti da un giudice non competente, che perderà la sua efficacia appena sulla vicenda interverrà il giudice competente, quello della procura di Napoli.
ARRESTI DOMICILIARI CONFERMATI: Il tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari per i due assessori dell'Udeur, Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale). Al contrario di Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale, scarcerata ieri (ma soggetta ancora all'obbligo di dimora a Ceppaloni). Misura confermata anche per Ferdinando Errico: il capogruppo Udeur in consiglio regionale resta ai domiciliari.
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