sabato 19 aprile 2014

LE TELEFONATE DI COSENTINO. Oltre 8mila le chiamate e 7mila i contatti, tra sms e tentativi di chiamate a cui non rispondeva

Per quanto riguarda i parlamentari, Cosentino ha intrecciato conversazioni con i senatori Vincenzo D’Anna (501 contatti), Antonio Milo (184), Ciro Falanga (67), Denis Verdini (25), Luigi Compagna (12); e i deputati Carlo Sarro (134), Giovanna Petrenga (123), Giuseppina Castiello (27), Luca d’Alessandro (27), Gioacchino Alfano (18), Luigi Cesaro (10), Daniela Santanchè (7), Gianfranco Rotondi (1), e i parlamentari europei Enzo Rivellini (26), Clemente Mastella (9), e Aldo Patriciello (6, tentativi di chiamata in entrata)...
Chiara la strategia del pm: accertare se sia tuttora in grado di gestire attivamente rapporti politico-istituzionale. Segue una precisazione: «Ad ogni livello», come a dire dall’alto - vedi Denis Verdini o Daniela Santanché - a finire al consigliere comunale dell’ultimo municipio (in ordine di grandezza) in Campania. Eccolo l’ultimo snodo dell’inchiesta che tiene in cella Nicola Cosentino, dopo il recente intervento del Riesame. In sintesi, la Procura chiede ai carabinieri di accertare spessore e potere di influenza politica di Cosentino, alla luce di quanto sostenuto di recente dai giudici, in materia cautelare: qualche mese fa è stata la Cassazione a dire che Cosentino poteva essere scarcerato perché «politicamente bruciato», quindi poco utile a eventuali pressioni della camorra; mentre, lo scorso 4 aprile, è stato il gip Iaselli a ricordare l’attualità dei contatti politici di Cosentino dopo la scarcerazione di novembre, proprio nel capitolo delle esigenze cautelari dell’inchiesta sulle pressioni per danneggiare un imprenditore nel settore dei carburanti. Inchiesta condotta dal pool guidato dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, al lavoro i pm Antonello Ardituro, Francesco Curcio e Fabrizio Vanorio, decisivi gli accertamenti dei carabinieri del comandante provinciale Giancarlo Scafuri. Numeri e nomi, a leggere la nota dello scorso 13 aprile. Dagli accertamenti è emerso che due cellulari dal 27 gennaio hanno fatto registrare 8596 e 7821 contatti (chiamate, sms e tentativi di contatto non andati a buon fine, annotano gli investigatori), facendo emergere uno spaccato di mondo politico nazionale e locale a colloquio con l’ex sottosegretario all’Economia. Per quanto riguarda i parlamentari, Cosentino ha intrecciato conversazioni con i senatori Vincenzo D’Anna (501 contatti), Antonio Milo (184), Ciro Falanga (67), Denis Verdini (25), Luigi Compagna (12); e i deputati Carlo Sarro (134), Giovanna Petrenga (123), Giuseppina Castiello (27), Luca d’Alessandro (27), Gioacchino Alfano (18), Luigi Cesaro (10), Daniela Santanchè (7), Gianfranco Rotondi (1), e i parlamentari europei Enzo Rivellini (26), Clemente Mastella (9), e Aldo Patriciello (6, tentativi di chiamata in entrata). Dal nazionale, al locale, parlano sempre i numeri: ci sono 2653 contatti con Luciana Scalzi (Forza Italia), 359 con Antonia Ruggiero (Forza Campania), 156 con Carlo Aveta (Forza Campania), 62 con Pasquale Giacobbe; 6 con Sergio Nappi, tre con Massimo Ianniciello; poi c’è il capitolo sindaci: Antonio De Angelis (Marcianise, 150 contatti); Pio Del Gaudio (Caserta, 37 contatti); Rosa De Lucia (Maddaloni, 33 contatti); Carmine Antropoli (Capua, 12 contatti); capitolo assessori e consiglieri comunali: Teresa Ucciero (35 contatti), Gianfausto Iarrobino (22), Lucrezia Cicia (19); capitolo possibili candidati a sindaco: Ciro Borriello (61 contatti), Nicola Mercurio (42 contatti). Difeso dai penalisti Agostino De Caro e Stefano Montone, Cosentino risponde di estorsione e concorrenza sleale (reati aggravati dal metodo mafioso) per aver imposto la revoca di una concessione a un imprenditore concorrente delle ditte di famiglia. Ma cosa emerge dalle conversazioni «non rilevanti penalmente» analizzate dai carabinieri? C’è il caso di Domenico Ventriglia, sindaco di Curti, che punta al Consiglio regionale dopo l’estromissione di Angelo Polverino (colpito da un’altra indagine) e la rinuncia di Giuseppe Sagliocco, che mette in moto una serie di conversazioni da cui emergerebbe il ruolo di Cosentino. A dettare la linea in Consiglio regionale è l’ex sottosegretario: a Paola Raia, Cosentino si raccomanda di non disertare l’aula («mi raccomando, a questo Consiglio, andateci in aula...»). Stesse premure quando si rivolge al consigliere regionale di Forza Italia Luciana Scalzi, a proposito del condono edilizio: «Dovete calendarizzare, far calendarizzare, tu lo dici, il testo per la riapertura dei termini del condono!». Immediata la risposta: «È da dire a Paola, Nik». Si mostra invece esplicita la consigliera Antonia Ruggiero, nel discutere dello scenario attuale, tra Roma e Napoli: «Nicò - esclama la donna - sai perché voglio andare in Europa io... perché così mi salvi di un pezzo...». E Nicola ricambia: «Ma noi facciamo una battaglia per candidarti». È il 28 gennaio scorso, invece, quando il discorso tra Nicola Cosentino e Antonia Ruggiero cade su Francesca Pascale, anzi, sul clima di ostilità tra l’ex sottosegretario all’economia e la fidanzata di Berlusconi. Sempre in queste conversazioni finite dinanzi al Riesame, si allude ai difficili rapporti e a tentativi di riavvicinamento a Berlusconi e al suo partito da parte dell’ispiratore del gruppo di Forza Campania, tanto che Cosentino chiarisce: «Prendiamo più voti noi con Forza Campania, quelli di Forza Italia ci hanno rotto le palle». Ma seguiamo la conversazione. Antonia: «...e Fulvio ha detto: ”no, ma perché sai il Presidente ... queste prove di forza non sono mai piaciute, quindi non v’incontrerà mai ...vedi anche con Fitto lui ha deciso questa linea dura... ehm... quindi voi prima rientrate in Forza Italia e poi fate l’incontro!”. Quindi, ho detto: «Guarda Fulvio, levatelo proprio dalla testa...». Cosentino: «Levatelo proprio d’a cap... (sorride)». Antonia: «No, poi mi ha detto: ”poi Nicola ha sbagliato perché ha fatto l’intervento contro la Pascale...” e io ho detto: Guarda Fulvio, io stavo là... Nicola proprio la Pascale non l’ha nominata proprio... ma ti dico la verità Fulvio, Nicola è talmente intelligente e sta ad un livello talmente superiore che figurati se si abbassa a nominare la Pascale... la Pascale purtroppo la potete nominare solamente voi, perché...». Cosentino: «Eh, brava! ... (sorride)...». Antonia: «...io quando sto... quando con altre persone mi metto addirittura vergogna di dire... di dire che la Pascale, che dietro a tutta questa cosa c’è la Pascale, quindi pensa un po’ a che livello siamo...». Cosentino: «Antonia ma noi dob... Antò bisogna mantenere il punto perché come stanno qua le situazioni pigliamo più voti noi... insomma che Forza Italia, questi hanno rotto le palle!». Antonia: No ma Nicò, ma noi andiamo... e tant’è vero quando mi ha detto ”il Presidente (riferito a Berlusconi) non v’incontra”; ho detto: Fulvio ma a noi non c’interessa proprio! Cosentino: non c’interessa proprio!». Parole di rilevanza politica, che evidenziano il ruolo di Cosentino: che ha peso, che può ancora incidere sugli equilibri, rendendo per i giudici «attuali» le esigenze cautelari.

venerdì 18 aprile 2014

PIEDIMONTE MATESE. Si torna a circolare in sicurezza nell'area circostante la sorgente del Torano sul lato dell'antico lavatoio. Il Comune revoca le ordinanza del 2007

L’area del centro storico di Piedimonte Matese era stata, sette anni orsono, oggetto di ordinanza del Commissario Prefettizio che predisponeva in via cautelativa il divieto di fermata a tutti i veicoli nel tratto di strada che da largo San Sebastiano scende lungo via Pietà, sino allo storico lavatoio...
Si torna a transitare in sicurezza nell’area circostante la sorgente del Torano, il lato antistante l’antico lavatoio e il tratto contiguo di via Pietà. L’area del centro storico di Piedimonte Matese era stata, nel 2007, oggetto di ordinanza del Commissario Prefettizio che predisponeva in via cautelativa il divieto di fermata a tutti i veicoli nel tratto di strada che da largo San Sebastiano scende lungo via Pietà, sino allo storico lavatoio. La revoca di quel provvedimento è arrivata con l’ordinanza sindacale firmata dal primo cittadino di Piedimonte, Vincenzo Cappello (ordinanza n.93/2014 del 17/04/2014). A mettere a rischio la pubblica sicurezza era stato il pericolo di caduta massi legato al costone di roccia che sovrasta l’area della Sorgente, dov’è ubicato anche l’impianto dell’Acquedotto. Un rischio non di poco conto, che motivò il Comune ad installare qualche anno fa una recinzione allo scopo di inibire l’accesso ad auto e pedoni. Finalmente l’area torna adesso a “respirare” con la rimozione delle barriere metalliche - incluse quelle che “imprigionavano” l’imbocco di via Pietà - che proiettavano un effetto antiestetico su uno dei luoghi più suggestivi di Piedimonte Matese, dove si è a stretto contatto con una natura lussureggiante che prosegue nel profondo della Valle dell’Inferno, e dove ancora oggi si riesce a respirare un’aria fresca e cristallina, tonificante sollievo specie nella calura estiva. Il costone di roccia pericolante è stato messo in sicurezza nell’ambito del progetto, finanziato dalla Regione Campania, che ha interessato nelle scorse settimane il tratto Piedimonte-Castello della Strada Provinciale 331, che pure ha subito interventi di sistemazione alle pareti rocciose, urgenti per via delle conseguenze del recente sisma. Grazie alle economie afferenti a quel progetto, e dunque senza costi per il Comune, è stato possibile contestualmente intervenire nei giorni passati anche in via Sorgente, con la messa in sicurezza del costone a rischio crollo, tra via Pietà e via Sorgente, e con la pulizia ed il disgaggio degli elementi rocciosi non stabili. A seguito della relazione redatta dalla ditta incaricata dei lavori, il sindaco Vincenzo Cappello ha dato poi il via libera alla revoca della precedente ordinanza, predisponendo la rimozione della segnaletica posizionata all’epoca. A ridurre gli elementi antiestetici ci penserà anche l’Enel, che ha dato disponibilità per provvedere, nei prossimi mesi, a rimuovere la cabina posta di fianco al lavatoio, liberando il posto da un manufatto per nulla grazioso.

ALVIGNANO. Trova un portafogli pieno di soldi e lo riconsegna tramite la Polizia Municipale. Non riceve nessuna ricompensa in cambio.

Un 45enne del posto è rimasto basito nel notare un portafogli a terra nei pressi del Bar Cataldo alla Stazione Ferroviaria, con all'interno oltre 10mila euro in contanti e assegni per 4mila euro. Lo consegna alla polizia e per tutta risposta al suo gesto ottiene un semplice grazie! 
E' davvero ai limiti dell'assurdo ciò che è capitato ad un 45enne di Alvignano, Antonio Civitillo, il quale qualche giorno fa si è trovato in transito per la strade di Caserta, precisamente alla Stazione ferroviaria e rinveniva nei pressi del bar Cataldo in viale Vittorio Veneto (nella foto), un portafogli a "mandice" che prometteva davvero bene. Ed infatti, nonostante la zona è frequentata da numerosi extracomunitari, perlopiù disperati, l'accessorio da uomo non lo aveva notato ancora nessuno, per fortuna del proprietario, un imprenditore friulano che stava soggiornando al Jolly Hotel. Antonio raccoglie il portafogli e chiede subito l'intervento di una pattuglia della Polizia Municipale. Nel frattempo scopre che all'interno vi erano 10mila euro tondi tondi in biglietti da cinquecento e tre assegni per un valore di 3900,00 euro. Giunta sul posto la pattuglia, veniva subito verbalizzato il rinvenimento del portafogli e nel lasso di pochi minuti veniva rintracciato anche il proprietario, ovvero l'imprenditore. Una volta comunicato allo stesso se si fosse reso conto di aver perso il portafogli, questi disperato si accorgeva confermava tutto. A quel punto la Polizia consegnava all'imprenditore il portafogli e lo stesso si rendeva conto che non mancava nulla neanche uno spicciolo. La vicenda si chiudeva quindi con il lieto fine? Assolutamente no! Infatti il cittadino di Alvignano chiedeva se a lui spettasse qualcosa, visto che l'imprenditore faceva lo "gnorri" e gli veniva spiegato che "ope legis" quest'ultimo gli avrebbe dovuto dare la decima parte della somma contenente nel portafogli appunto, ovvero circa 1400 euro. Ed invece ancor più sprezzante nei confronti del Civitillo, l'imprenditore affermava che quella somma gli era necessaria per concludere un affare urgente con altri imprenditori provenienti da Napoli. A quel punto l'onesto 45enne di Alvignano, non solo minacciava che avrebbe prodotto regolare denuncia alla stessa pattuglia intervenuta, ma spiegava a quella persona ingrata che dei suoi soldi non aveva che farsene e in quanto la somma gli spettava di diritto, l'avrebbe donata in beneficenza. Ma l'imprenditore non ne ha voluto sapere lo stesso e se ne andava con un laconico e classico "Mi faccia causa!" E questi sono i famosi imprenditori del Nord Est?

CAIAZZO. Seduta di Consiglio Comunale il prossimo 28 aprile. Si approva il rendiconto di gestione del 2013.

Il sindaco Tommaso Sgueglia deve pregare che nessuno nella sua maggioranza sia colpito da raffreddore. I numeri sono risicati. C'è appena un voto in più... 
Seduta di Consiglio Comunale il prossimo 28 aprile in sessione ordinaria e prima convocazione. La seconda convocazione è stata stabilita per la settimana successiva, ovvero il 5 maggio, se la prima va a vuoto. In ogni caso i punti all'ordine del giorno sono quattro. Ovviamente si parte dall'approvazione dei verbali della precedente seduta per passare poi al secondo punto quello che è il vero fulcro della seduta, ovvero l'approvazione del rendiconto della gestione 2013. Al terzo punto un altro tema da non sottovalutare, ovvero il riordino del servizio di gestione rifiuti urbani e assimilati in Campania, in base alla legge regionale numero 5 del 2014. Si tratta di approvare la convenzione per l'esercizio associato di funzioni per l'organizzazione del servizio. Infine ultimo punto all'ordine del giorno tratta il regolamento dell'economato ed i provvedimenti consequenziali. Ricordiamo che allo stato attuale dei fatti nemmeno ad un anno dall'insediamento della nuova Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco Tommaso Sgueglia, i numeri sono risicati, ovvero la maggioranza in consiglio è di sei a cinque, compreso il sindaco stesso. Da un lato infatti vi è la minoranza "costituita" fin dal primo giorno, ovvero "Progetto per Caiazzo" guidata da Antimo Cerreto con Ella Sibillo e Rosa De Filio a cui si è aggiunto il gruppo costituito nello scorso inverno "Passione per Caiazzo" composto dalle due consigliere comunali di maggioranza dissidenti, ovvero Rosa De Rosa e Arianna Ponsillo. La maggioranza consiliare è composta oltre che dal primo cittadino Sgueglia, dal vicesindaco Stefano Giaquinto e dagli assessori comunali Antonio Di Sorbo, Antonio Ponsillo e Patrizia Merola, oltre al presidente del Consiglio Comunale Giovanni Mastroianni. Per cui, nella malaugurata ipotesi che ad un esponente di maggioranza capiti un'incombenza o un semplice raffreddore che impedisca di partecipare alla seduta consiliare, i numeri sarebbero di cinque a cinque. Raccogliendo gli umori della cittadinanza caiatina, appaiono davvero un pò poche le risorse in campo se si considera che siamo a meno di una anno dall'inizio della legislatura targata Tommaso Sgueglia. In ogni caso c'è chi propende all'ottimismo (meglio pochi e coesi) e chi propende al pessimismo sulla durata della legislatura (appena c'è un segnale di cedimento nervi si rompe il giocattolo). La verità la conoscono solo i diretti interessati.

PIEDIMONTE MATESE. Sono ripresi i lavori al canile di via Baden Powell. Entro la fine di giugno la struttura sarà ultimata

La struttura sta prendendo gradualmente forma e, completata nel giro di un paio di mesi, rappresenterà di certo un punto di riferimento per la cura dei cani, che accolga i tanti randagi che spesso vagabondano per le strade della città, ma anche quelli che già possiedono un proprietario...
Sono ripresi a pieno ritmo gli interventi di realizzazione del canile municipale in via Baden Powell, ex via Canneto, nella periferia nel comune di Piedimonte Matese, avviati già diversi mesi fa ma interrotti, dopo una fase di rallentamento, a causa di ritardi nell'erogazione dei fondi regionali concessi al progetto comunale. Il nuovo rullino di marcia prevede la consegna della struttura alla città entro il prossimo mese di giugno. Da poco sono dunque tornati all'opera gli operai della ditta incaricata di far sorgere la nuova struttura dedicata agli amici a quattro zampe, poiché sono state finalmente messe a disposizione le risorse assegnate dalla Regione Campania, la metà delle somme previste dal progetto che punta a realizzare un luogo di accoglienza per i cani là dove è già attivo da qualche anno un ricovero temporaneo gestito gratuitamente dai volontari dell'associazione animalista “Rifugio mascherina” con l'assistenza del servizio veterinario dell'Asl. La struttura sta prendendo gradualmente forma e, completata nel giro di un paio di mesi, rappresenterà di certo un punto di riferimento per la cura dei cani, che accolga i tanti randagi che spesso vagabondano per le strade della città, ma anche quelli che già possiedono un proprietario. Esteso su un terreno di due ettari, il canile non soltanto riuscirà ad ospitare i cani senza padrone, in spazi gestiti secondo le norme vigenti e nel pieno rispetto per gli animali, ma grazie ad un ambulatorio veterinario potrà dare assistenza anche a quei cani privati che ne abbiano bisogno, e costituirà una delle strutture pubbliche più importanti della città, segno di vicinanza e di rispetto per gli amici animali, che si muove anche nell'ottica del risparmio per le casse comunali, visto che non sarà più necessario farsi carico di spese per usufruire di canili privati o di altre città. L'amministrazione comunale da sempre tiene molto a questo progetto, che figura tra i suoi principali obiettivi amministrativi. "Si tratta di un'iniziativa tesa al rispetto della dignità degli amici animali - commentano compiaciuti del risultato dal Comune - un gesto di civiltà e di sensibilità a cui tutti noi dobbiamo dare valore; il nuovo canile diventerà uno dei fiori all'occhiello della nostra città". La delibera di approvazione del progetto fu inizialmente impugnata dalla Società Sportiva Dilettantistica Aqua Srl, che lamentava un'eccessiva vicinanza del canile alla piscina comunale da essa gestita. Il Tar Campania respinse però il ricorso, permettendo al Comune matesino di procedere con l'iter progettuale. Il progetto ha l’obiettivo anche di ridurre se non eliminare il problema dei randagi in strada, problema che negli scorsi mesi ha creato non pochi problemi a diversi cittadini di Piedimonte Matese.

SESSA AURUNCA. E' di Rosario Orefice il cadavere scoperto nel capannone del fratello Luigi. Lo confermano Dna e profilo genetico

Il fratello, indagato per questo delitto, continua a respingere ogni accusa, confermando agli inquirenti di Pistoia che egli non sa nulla...
Rosario Orefice è morto. E' stato assassinato e fatto a pezzi. La conferma a quella che fino a ieri era soltanto un'ipotesi, anche se assai probabile, è arrivata dal risultato dell'esame del Dna sui campioni prelevati dal cadavere scoperto lo scorso 26 marzo nel capannone di Casalguidi di proprietà del fratello Luigi, già sotto processo in Corte d’assise con l’accusa di omicidio: la sua posizione, alla luce di tale novità, si fa senza dubbio più delicata. Il profilo genetico isolato dalla polizia scientifica di Roma ha trovato piena corrispondenza con quello dell'artigiano, estratto dallo spazzolino da denti rinvenuto nella sua abitazione poco dopo la sua scomparsa, avvenuta il 30 aprile 2010.Già durante l'autopsia erano emersi concreti elementi che portavano alla conclusione che i resti ritrovati all’interno del bidone metallico in via Pierucciani erano quelli del 38enne svanito nel nulla quattro anni fa. Infatti, il medico legale aveva rilevato una cicatrice sul torace e altre tracce di un’operazione chirurgica al cuore compatibile con quella alla quale era stato sottoposto Rosario Orefice. Inoltre, il medico aveva accertato che il cadavere era stato fatto a pezzi con un utensile elettrico, probabilmente una sega o un flessibile, e che a tale operazione, alla luce della precisione con la quale era stata compiuta, potrebbe aver partecipato più di una sola persona, di cui almeno una abituata a maneggiare simili strumenti: da qui l’ipotesi che qualcuno potrebbe aver aiutato l’assassino quantomeno nel far sparire il cadavere. È stato confermato infine che nel bidone scoperto sopra il forno di verniciatura nel capannone di Casalguidi non sono stati rinvenuti nè la testa nè gli avambracci: chi ha ucciso Rosario Orefice se ne è disfatto in altro modo, nel tentativo di rendere ancor più difficile l’identificazione del cadavere; e per lui, portare fuori dal capannone solo quelle parti anatomiche relativamente piccole, forse dentro una borsa, è stato assai più semplice che trasportare un intero corpo, magari con il rischio di farsi notare da qualcuno . I risultati degli esami eseguiti sui campioni organici sono stati consegnati ieri mattina nelle mani del pm titolare delle indagini, Claudio Curreli, dai tecnici della polizia scientifica di Roma. Non sono invece ancora arrivati quelli sui campioni della sostanza chimica in cui, all’interno del bidone, il cadavere era stato immerso, probabilmente un solvente acido che, col tempo, avrebbe dovuto dissolvere il corpo di Rosario Orefice se non fosse stato per l’errore commesso dal suo assassino: sigillando il contenitore ha impedito all’ossigeno di innescare la reazione necessaria. Originario di Sessa Aurunca, paese della provincia di Caserta, Rosario Orefice, da dieci anni in Toscana, prima a Firenze e poi a Pistoia, fu visto per l'ultima volta la mattina del 30 aprile 2010. A tre anni e mezzo dalla scomparsa, il gup del tribunale di Pistoia ha rinviato a giudizio, con l'accusa di omicidio premeditato e soppressione di cadavere il fratello. Contro Luigi Orefice, 45 anni, residente a Pistoia, è già iniziato il processo davanti alla seconda sezione della corte d'Assise. Un processo per omicidio finora considerato "anomalo", in quanto, appunto, della presunta vittima, del cadavere, non era mai stata trovata alcuna traccia nel corso delle approfondite e lunghe indagini portate avanti dagli investigatori della Squadra mobile della questura. Ma nonostante ciò, gli inquirenti sono sempre stati certi della colpevolezza di Luigi Orefice. Il movente che lo avrebbe spinto ad uccidere il fratello sarebbe di natura economica. Rosario Orefice era solo di fatto il titolare della "Italverniciatura" di Casalguidi, a lui intestata per il fatto che Luigi Orefice non poteva per motivi legali. Rosario riceveva infatti dal fratello un regolare stipendio e tutta la gestione era in mano a Luigi. L'attività, nel tempo, aveva accumulato però debiti con l'erario per circa 250mila euro, di cui, legalmente, era responsabile Rosario. Da qui le liti che avevano costellato negli ultimi tempi il rapporto tra i due fratelli. Luigi aveva proposto a Rosario di chiudere la ditta e fondarne una nuova a nome del proprio figlio, ma il fratello non aveva accettato, proprio perché quei debiti sarebbero rimasti sulle sue spalle: avrebbe firmato solo e debito estinto. Luigi allora aveva concordato un piano di rientro con Equitalia, per un pagamento a rate mensili. Ma secondo gli inquirenti avrebbe pagato solo la prima rata, mettendo in piedi nel contempo una truffa ai danni del fratello attraverso i due conti correnti intestati alla ditta. Presentando via via in banca fatture fasulle per lavori mai eseguiti a varie aziende, era riuscito a farsi anticipare e intascare nel tempo, attraverso il meccanismo delle ricevute bancarie, circa 120.000 euro. La prima ricevuta bancaria sarebbe andata in scadenza proprio il 30 aprile 2010, giorno della scomparsa di Rosario Orefice.

PIEDIMONTE MATESE. All'indomani del nostro post sullo stato disastroso della ferrovia Alifana, l'assessore regionale Sergio Vetrella lancia nuovi proclami

L'assessore regionale rimase d'accordo durante l'ultimo incontro avuto con i sindaci dell'Alto Casertano che prossimamente si rincontreranno per tentare di salvare l'Alifana. Ma al momento si tratta di vere e proprie manifestazioni di intenti. I fatti dicono altro...
Torneranno a riunirsi in città i sindaci dell'alto Casertano attraversati dalla ferrovia ex Alifana. Così come rimasti d'intesa con l'assessore regionale ai Trasporti Sergio Vetrella, a margine dell'ultimo incontro tenutosi a fine gennaio e alla luce delle nuove voci su un ridimensionato della tratta ferroviaria, fino ad oggi sempre prontamente smentite con forza dall'amministrazione regionale, il sindaco Tommaso Sgueglia procederà a convocare i colleghi primi cittadini del Matese e del Monte Maggiore per "proporre e concorrere a realizzare strategie comuni di azione sulla base degli indirizzi formulati dall'assessore Vetrella, in particolare perseguendo una strategia che favorisca, armonizzando flussi ed attività, il trasporto su ferro per giungere al comune obiettivo di migliorare, nella qualità e quantità, il sistema dei trasporti a vantaggio di utenti e cittadini". La riunione della volta scorsa in Regione, difatti, terminò con l'impegno reciproco di aggiornarsi dopo qualche settimana, proprio dopo un nuovo incontro tra i sindaci del territorio servito dall'Alifana che sarebbe dovuto servire ad indicare non solo le criticità che pure attanagliano la tratta che collega Piedimonte Matese e Napoli, ma anche e soprattutto i punti di forza e le potenzialità per favorire l'incremento di utenti ed il miglioramento di un servizio minimo ma fondamentale per la logistica della zona interna casertana. Ora le ulteriori lamentele dei viaggiatori danno lo spunto per rimettere intorno ad un tavolo gli amministratori: "C'è bisogno di un adeguato piano di trasporto locale per evitare l'isolamento dei nostri territori. - ha spiegato ieri a Caiazzo Rinasce il sindaco di Caiazzo - Come sindaci, siamo pronti a fare la nostra parte, anche per andare incontro alle esigenze di un servizio ottimale dell'utenza". Al momento tocca constatare purtroppo che i fatti dicono altro. Ovvero che su quattordici carrozze a disposizione sulla tratta Napoli - Piedimonte Matese, almeno sulla carta ne risultano quattro funzionanti.

PIGNORAMENTI PER RATE DI MUTUO NON PAGATE. E' record in Campania negli ultimi anni. Dai 600 del 2001 agli oltre 2300 del 2013!

I cittadini del sud hanno pagato e stanno continuando a pagare "cara e amara" la crisi economica. Ma soprattutto nell'indifferenza totale. E' stata chiesta una moratoria sugli insoluti dei mutui, ma le banche pensano solo ed esclusivamente ai cazzi loro...
Gli effetti della crisi economica si fanno sentire sulle famiglie campane. Che richiedono mutui e prestiti ma, schiacciate da una situazione economica difficile e da un lavoro sempre più precario, non riescono a pagarne le rate. Quello appena trascorso è stato un anno orribile sul fronte dei pignoramenti immobiliari. Gli ultimi dati raccolti da Adusbef e Federconsumatori, aggiornati al 31 dicembre 2013 (frutto della raccolta dei dati nei Tribunali e di una proiezione statistica evidenziano una situazione drammatica per la Campania: 2300 pignoramenti ed esecuzioni immobiliari. Si tratta del bilancio più nero degli ultimi vent'anni. Nel 2001, infatti, i pignoramenti furono solo 600. Il vero boom è arrivato negli ultimi quattro anni, in concomitanza con il crollo mondiale. L'insostenibile crisi economica, porta sempre più famiglie partenopee a non poter onorare gli impegni, con un mutuo sempre più gravoso che, statistiche alla mano, incide per oltre il 33 per cento sul reddito e si traduce, per almeno centinaia di famiglie, in un rischio reale d'insolvenza. Destinatarie dei provvedimenti famiglie, aziende del manifatturiero e del commercio e imprese agricole. In particolare, si sono moltiplicate le richieste di pignoramento da parte delle banche in presenza di rate di mutui non pagate. I pignoramenti raccontano indirettamente come sia diminuita la ricchezza. La chiusura e la crisi di molte aziende si fanno sentire in modo drammatico. Stipendi che vengono meno, salari falcidiati dalla cassa integrazione, il lavoro autonomo in grave difficoltà: un quadro pesante che spesso provoca l'impossibilità di pagare il mutuo o di onorare i debiti con i fornitori. Significativa un recente studio di Adiconsum 'sull'identikit dell'indebitato napoletano': lavoratore dipendente, artigiano, un reddito medio-basso e i figli da mantenere. Un solo segno particolare: troppi prestiti sottoscritti a cuor leggero. Secondo l'indagine dell'associazione dei consumatori, sono più spesso gli uomini (64 per cento) a indebitarsi ma la percentuale delle donne che chiedono un aiuto è cresciuta fino al 35 per cento. Un numero fatto spesso di separate o divorziate con figli a carico. Da soli o in due, ad avere figli in casa è il 65 per cento delle famiglie in difficoltà. Anche se adulta, la prole non aiuta a far quadrare i conti. Al contrario, nell'86 per cento dei casi non lavora, perché studia all'università, oppure lavora, ma guadagna poco e quel poco lo spende per esigenze personali. Le ragioni del collasso economico sono nei conti sovraccarichi di queste famiglie. Quasi tutte, dice l'indagine, hanno assunto vari obblighi, rivolgendosi contemporaneamente sia alle banche che alle finanziarie. Un quarto del campione, per esempio, deve soldi ad almeno 3 istituti bancari. La fetta più grande (41,7 per cento) è legata a prestiti e crediti al consumo. Seguono i mutui casa (35,2) .Verso le finanziarie, l'esposizione è ancora più convulsa. Il 37 per cento delle famiglie ha debiti con almeno 2 società; il 15,9 con più di tre e anche oltre le 10 finanziarie: un cumulo di rate che nessuno dovrebbe accollarsi, ma che neanche le società dovrebbero concedere. Il credito al consumo è presente nel 52,8 per cento delle pratiche, spesso insieme ad altre forme di debito. Si somma alle carte revolving nel 17,3 per cento dei casi; alla cessione del quinto dello stipendio in un altro 11,3. Ma c'è anche chi fa il passo più lungo della gamba per comprare a rate mobili e divani. Per un altro 26 per cento di famiglie, l'origine dei guai è l'ampio capitolo delle esigenze familiari, come l'acquisto di auto o moto (19,2 per cento), con l'intoppo della "maxirata finale", che rilancia nel tempo (con nuovi interessi) l'obbligo verso la finanziaria. E ancora, frequente è la necessità di avere un prestito per pagare spese mediche (32,8 per cento), per fronteggiare la perdita del lavoro di uno dei coniugi (29,5) o, all'ultimo stadio, per la sottoscrizione di un nuovo prestito nel tentativo disperato di coprire vecchi debiti (12 per cento).Significativa è anche la quota di chi finisce sul lastrico a causa della separazione: le spese legali, il mantenimento dei figli o dell'ex coniuge disoccupato, sono la causa dello schianto economico per l'11 per cento dei casi.

PIEDIMONTE MATESE. I pensionati del capoluogo matesino a Roma per protestare contro le manovre del Governo Renzi.

Secondo la categoria, in effetti i provvedimenti adottati dal nuovo capo dell'esecutivo, impoveriscono tutti indistintamente... 
Protestano e lo fanno davvero in maniera "vibrante" i pensionati di Piedimonte Matese che sono sbarcati a Roma per gridare anche loro il no fermo alla manovra del presidente del Consiglio Matteo Renzi che a riguarda di questa categoria, come gli stessi affermano, la sta mettendo veramente in ginocchio. Il presidente Mario Di Iorio ha quindi riconvocato tutti i soci che aderiscono alla Federazione Nazionale dei Pensionati Cisl ed ha riproposto il "refrain" dell'11 giugno del 2009, allorquando sempre partendo dal capoluogo matesino si recarono nella Capitale per protestare contro le manovre del presidente pro tempore Silvio Berlusconi. Su una cosa Berlusconi e Renzi sembrano essere uguali: riescono a far incazzare tutti indistintamente dai ricchi ai poveri (e non stiamo parlando dei cantanti...)

MORI' DOPO UN INCIDENTE SUL LUOGO DI LAVORO. Indagati 15 tra medici e imprenditori. La Procura invia gli avvisi anche ai dottori e personale medico dell'ospedale civile di Caserta.

L'incidente sul lavoro si verificò lo scorso 10 aprile. Dopo tre giorni l'operaio morì. L'imprenditore Caturano sotto inchiesta con altre 15 persone: quasi tutti sono operatori dell’ospedale di Caserta...
Operaio morto a seguito di un incidente sul lavoro, indagati imprenditori e medici. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per il decesso di un manovale, Gennaro Cuorvo. Il pubblico ministero di Santa Maria Capua Vetere ha conferito incarico di consulenza tecnica ad un esperto per comprendere se le cause del decesso siano ascrivibili unicamente all'incidente avvenuto in un cantiere di Maddaloni o se siano rinvenibili elementi di responsabilità anche a carico dei medici dell'ospedale di Caserta, che avevano preso in cura l'uomo. Iscritti nel registro degli indagati Salvatore De Lucia, Pietro Caturano, imprenditore di Maddaloni, e i sanitari Giuseppe Gaglione, Silvia Mastropietro, Antonello Maresca, Giuseppe Cantone, Francesco Mariano, Silvio Buonincontro, Francesco Schiavone, Massimo Esposito, Luigi Bifulco, Gaetano Bruno, Salvatore Del Prete, Vittoria Colucci, Andrea Imparato e Bruno Prisco. La Procura sammaritana vuole fare chiarezza sul decesso di Cuorvo, avvenuto all'ospedale Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta il 13 aprile scorso. L'uomo era rimasto vittima di un incidente sul luogo di lavoro tre giorni prima. Un brutto incidente quello verificatosi il 10 aprile a Maddaloni. Era stato portato al nosocomio della città capoluogo. A causa delle lesioni riportate, probabilmente a seguito di una caduta da un ponteggio, le sue condizioni erano apparse da subito gravi. Tuttavia, l'uomo, a distanza di qualche ora dal suo arrivo al nosocomio casertano, sembrava stare meglio, tanto da far sperare in una sua ripresa. Invece, Cuorvo è morto. I familiari del manovale hanno chiesto alla giustizia di fare luce su quanto avvenuto. Ieri il medico legale nominato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, dottor Luca Lepore, ha effettuato l'autopsia sul cadavere dell'operaio. Entro sessanta giorni saranno depositati gli esiti dell'esame. Solo una volta stabilita la causa della morte sarà possibile accertare eventuali responsabilità, ovvero se Cuorvo sia deceduto per le ferite riportate a seguito d e l l ' i n c i d e n t e , oppure se i medici che avrebbero dovuto curarlo non hanno fatto tutto il possibile per salvargli la vita. L'ipotesi di reato per tutti, intanto, è di omicidio colposo. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Gennaro Iannotti, Sergio Iovane, Bernardino Lombardi, Giuseppe Stellato e Gianfranco Mallardo.
AG

CONCA DELLA CAMPANIA. Parla il candidato sindaco David Simone. "Ho voglia di mettermi al servizio del mio paese."

Il giovane candidato sindaco si apre a 360 gradi con la nostra giornalista Anna Izzo: "I giovani, invece, sono la priorità del nostro programma. Senza i giovani non c’è futuro per Conca ed è per tale motivo che bisogna creare le condizioni affinché essi non se ne vadano via dal nostro territorio..."
Il candidato alla carica di Sindaco David Simone (nella foto), nel presentarsi all'elettorato ha illustrato i motivi che l’hanno spinto a scendere in campo, ed altresì ha voluto rispondere ad alcune domande inerenti il suo programma amministrativo, riguardante i progetti che intende portare a termine nell'interesse dei suoi compaesani del Comune di Conca della Campania. 
Candidato Simone, può esporci per sommi capi, i motivi della sua candidatura? “La voglia di mettermi al servizio delle persone, per contribuire alla crescita del nostro territorio in un momento di crisi economica globale che richiede risposte concrete e reali. Risposte che però non possono essere soluzioni miracolistiche, tenuto conto di una situazione generalizzata di grave crisi”. 
Sicuramente siete già a buon fine, nella stesura del programma che presenterete agli elettori, ne può indicare alcuni punti salienti ? “Abbiamo deciso di puntare su pochi progetti di concreta fattibilità. Iniziative che possano promuovere le bellezze di Conca e progetti di valorizzazione turistica sono i punti chiave che secondo noi possono creare le premesse per “risollevare” Conca. Una particolare attenzione è rivolta anche a tutte le problematiche concernenti gli anziani. Istituiremo un servizio di ritiro delle ricette e dei farmaci per le persone che non possono raggiungere quotidianamente Conca centro. I giovani, invece, sono la priorità del nostro programma. Senza i giovani non c’è futuro per Conca ed è per tale motivo che bisogna creare le condizioni affinché essi non se ne vadano via dal nostro territorio”
Può indicarci un progetto concreto realizzabile nel breve periodo? “Favoriremo e supporteremo la costituzione di cooperative sociali che devono avere come obiettivo quello di produrre vantaggi a favore della comunità concana. Questo obiettivo deve essere perseguito attraverso la produzione di beni e servizi per migliorare la qualità della vita; sociale ed economica della nostra piccola realtà”. Nel concludere il suo intervento, vuole rivolgere un appello a tutti gli elettori chiamati al voto? “Conca della Campania è il paese dove sono cresciuto. Qui ho i miei amici e la mia famiglia. Qui intendo continuare a vivere. E’ pertanto nell’interesse di tutti noi cercare di creare le condizioni per migliorare la vivibilità del nostro paese. Spero di poter servire con umiltà la nostra comunità e garantisco che, se gli elettori lo vorranno, insieme riusciremo ad attuare quei progetti che potranno far ripartire Conca”. Nella lista del candidato alla carica di Sindaco David Simone, figurano i candidati alla carica di consigliere comunale: Domenico Cinquegrana, Franco Calce, Antonio Di Caprio, Piero Santillo e Lidia Loffredi, tutti intenzionati a lottare per la rinascita del proprio paese. Entro domani, il candidato Simone comunicherà la denominazione della lista ed il simbolo, su quale gli elettori dovranno apporre la preferenza, nel caso di condivisione di progetti e di fiducia. 
Anna Izzo

FORMICOLA. Aggredisce moglie e figlio di tredici. Arrestato un 40enne del posto

A stringere le manette ad M.M. un 40enne formicolano che ha iniziato a maltrattare la moglie di 39 anni ed il figlio di 13. Sul posto sono intervenuti i militari vhe lo hanno sottoposto ai domiciliari...
Nel corso della notte, in Formicola, i militari del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Capua hanno tratto in arresto, per maltrattamenti in famiglia aggravati e continuati, M. M. cl. 74 del posto. L’uomo, all’uscita di una pizzeria di quel centro, in stato di ebrezza e per futili motivi, ha posto in essere l’ennesima aggressione nei confronti della 39enne consorte e del figlio 13enne riscontrati affetti da lesioni giudicate guaribili in gg. 5 s.c.. La donna, per precedenti analoghi episodi, non aveva mai presentato denunce ne istanza preliminare di ammonimento al Questore. L’arrestato è stato ammesso al beneficio della detenzione domiciliare presso la casa paterna.

PIETRAMELARA/CAPUA. Blitz all'alba dei Carabinieri. Arrestate cinque persone ritenute responsabili di estorsioni aggravate con il metodo mafioso

In galera il ras Attilio Pellegrino, braccio destro di Michele Zagaria. Con lui anche Tommaso Nuzzo, Pasquale Nuzzo e Francesco Sparago. Ai domiciliari il quinto componente ovvero Anna Annunziata...
Estorsione aggravata dal metodo mafioso, così scattano le cinque ordinanze di custodia cautelare che sono state notificate stamani all'alba dai carabinieri della Stazione di Pietramelara e della Compagnia di Capua. Tra gli arrestati figura Attilio Pellegrino, braccio destro del boss Michele Zagaria, Tommaso Nuzzo, anche egli ritenuto appartenere allo stesso clan e poi ancora Pasquale Nuzzo, Francesco Sparago e Anna Annunziata, qust'ultima posta ai domiciliari. Secondo le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta dalla Compagnia dei carabinieri di Capua e dalla Stazione di Pietramelara, i cinque con metodi mafiosi avrebbero tentato di estorcere danaro ad un imprenditore della zona. 

PIEDIMONTE MATESE. Giovedì prossimo c'è la mobilitazione dei forestali a Napoli. Le tre Comunità Montane della Provincia, Matese, Santa Croce e Monte Maggiore si stanno organizzando

Per i 4mila lavoratori del comparto foreste e idraulico agricolo (Baif) non si vede alcuno spiraglio. Giovedì 24 aprile tutti a protestare sotto la sede della Regione Campania... 
Pochi mesi di tregua e i forestali tornano sul piede di guerra. Il nemico resta la Regione. Alla giunta di Palazzo Santa Lucia, che a dicembre 2013 si era impegnata a riformare il comparto e reperire le risorse necessarie per saldare gli esorbitanti arretrati ai lavoratori, i 4.000 forestali campani faranno visita giovedì 24, con una mobilitazione generale che, visti i precedenti, si preannuncia come l’ennesima giornata di passione. Le tre Comunità Montane della Provincia di Caserta (Matese, Monte Santa Croce e Monte Maggiore) si stanno mobilitando, mentre dalla sola Irpinia, arriveranno circa mille lavoratori che si sono organizzati con almeno 15 pullman che partiranno alla volta di Napoli. Le vicissitudini di questa gente partono da lontano, ovvero dal 2010, quando il capitolo di spesa del comparto, poco più di cento milioni di euro l'anno, è stato cancellato dal bilancio regionale. Da allora, succede puntualmente che gli arretrati si accumulino, gli incontri si susseguano, ma la riforma slitta in maniera sistematica. Fino al nuovo scontro. Nel frattempo, la possibilità di programmare gli interventi sui fondi europei ha più volte mostrato i suoi limiti, così come l’ipotesi di assegnare funzioni e competenze degli enti montani ai Comuni o alle Unioni dei Comuni. Soprattutto perché moltiplica, anziché ridurre, i centri di spesa. Ieri, in un Centro sociale, il "Samantha Della Porta" gremito di operai, dall'attivo unitario delle segreterie regionali di Flai Cgil, Flai Cisl e Uila Uil, il messaggio è partito chiaro: a Napoli bisognerà saldare il conto. Come? Innanzitutto con un’autentica riforma della legge 11 del 1996, che organizza le Comunità Montane. Sindacati e lavoratori chiedono la costituzione di un’agenzia regionale, con una sede a Napoli e quattro distaccamenti della stessa nelle altre province campane. Ma la Regione ha già detto di no. Ma la stessa Regione non offre valide alternative e quindi dai sindacati parte l'out out: "Si torna in piazza perché non ci sono risposte su una riforma vera. Se vogliamo abolire le Comunità Montane, dobbiamo prima capire come le sostituiamo dando garanzie ai lavoratori e al territorio. Noi crediamo che un coordinamento regionale possa evitare sprechi e sovrapposizioni. Non si riesce a capire - prosegue la nota sindacale perchè quando siamo stati a dicembre a Napoli per le retribuzioni arretrate, prima, ci hanno prospettato i soliti problemi burocratici, poi, dopo quattro ore di sciopero e diverse denunce, sono arrivati i soldi. Come è possibile? Non chiediamo soldi a prescindere, ma risorse per lavori effettuati, progetti finanziati dalla Comunità europea, e rendicontati dalla stessa Regione". Ma adesso siamo punto e da capo. E i lavoratori sono esasperati. "Bisogna fare presto! Vogliano la costituzione di un organismo regionale. Noi lo chiamiamo agenzia, loro lo chiamino come vogliono. A patto, però, che contenga elementi di flessibilità nella progettazione, di concretezza nella realizzazione delle opere, e che gestisca bene lavori e lavoratori, pagandoli regolarmente laddove vi è certezza di finanziamenti", spiegano gli altri sindacalisti. Ma finora l’atteggiamento della Regione è rimasto ostile. Più volte addirittura, l'Ente ha reso noto che la forestazione è fuori dalle proprie competenze. E non sarebbe solo Caldoro a rispondere picche, ma anche i capigruppo regionali che hanno ricevuto i lavoratori. Infatti anche loro hanno manifestato grandissime difficoltà. Una chiusura totale sulla proposta di riforma della legge 11. Insomma, un atteggiamento inspiegabile: non si capisce, cioè, come la Regione abbia potuto liquidare, in quattro battute, una proposta sostenuta da 4.000 persone.
Nella foto a sx la sede della Comunità Montana "Monte Maggiore" di Formicola e a dx la sede della Comunità Montana del "Matese" a Piedimonte Matese.

LIMATOLA. Dopo l'intervento della Guardia di Finanza in Curia è probabile che il prete businessman Giuseppe Giuliano venga sospeso dalle sue funzioni

La notizia circola con insistenza nella Curia di Caserta, ove la Parrocchia fa capo. Dovrebbe arrivare don Marco Fois da San Nicola la Strada a d amministrare al posto del prete affarista...
La Diocesi di Caserta sta seriamente pensando ad emanare un decreto di sospensione dalle sue funzioni per don Giuseppe Giuliano, il parroco della Chiesa di San Biagio, definito un "businessman" dopo che è andata in onda la trasmissione televisiva "Le Iene" che ha fatto scoprire diversi "altarini". La notizia circola con insistenza da un paio di giorni nei corridoi della curia casertana. Attualmente chi amministra la Diocesi di Terra di Lavoro a cui la parrocchia di limatola fa capo è monsignor Angelo Spinillo, Vescovo di Aversa, il quale avrebbe più volte invitato businessman Giuseppe Giuliano, negli ultimi mesi, a lasciare la parrocchia di San Biagio, ed ora si sia apprestato ad emanare un decreto di sospensione per il sacerdote. Si conosce anche il nome del sostituto che si occuperà dell’amministrazione dei sacramenti. Si tratta di don Marco Fois, 32enne parroco della Chiesa di Santa Maria degli Angeli di San Nicola la Strada, in provincia di Caserta. I guai per don businessman sono iniziati con "Le Iene" ma il culmine di questa pittoresca vicenda lo si è avuto lo scorso undici di aprile, allorquando la Guardia di Finanza aveva perquisito la casa canonica in cui vive don Giuseppe a Limatola e la villa, di cui pare sia proprietario, a Cimitile, sequestrando i documenti contabili e i conti del sacerdote. È chiaro a tutti che questo intervento sia scaturito proprio dalla messa in onda dei servizi su Italia Uno alla fine del 2013 ed all'inizio del 2014, in cui, attraverso testimonianze anonime raccolte con una telecamera nascosta, nei video dell'inviato Giulio Golia, era emerso che don businessman avrebbe affittato appartamenti e negozi in nero minacciando lo sfratto per gli inquilini morosi o arrivando, addirittura, a staccare la corrente per gli inadempienti. All’indomani del blitz della Guardia di Finanza la Curia casertana ha espresso la propria preoccupazione per quanto può ricadere sulla vita della Comunità Cristiana e in attesa che le indagini facciano il loro corso, ha espresso fiducia negli organi preposti alla giustizia accompagnando con attenzione e preghiera il confratello coinvolto in tale indagine.

giovedì 17 aprile 2014

GIOIA SANNITICA. Costa cara una "pisciatina" ad un operatore ecologico del posto. Denunciato dai Carabinieri a Vairano Patenora per atti osceni in luogo pubblico

L'uomo è stato colto dal bisogno impellente e lungo una strada frequentata da molte persone è sceso ed ha espletato...
Gli costa davvero cara la "pisciatina" che gli è scappata oggi ad un operatore ecologico di Gioia Sannitica. L'uomo infatti è stato denunciato a piede libero per atti osceni in luogo pubblico per aver espletato un bisognino in via Volturno, in presenza di molti passanti che sono rimasti esterrefatti alla visione di cotanto spettacolo. Sarebbe stata quindi una improcrastinabile “necessità fisica” – a spingere l’uomo “ad agire” in pieno giorno, lungo una strada molto trafficata, alla presenza di numerose persone. Lo avrebbe riferito lui stesso ai carabinieri della stazione di Vairano Scalo che sono giunti sul posto chiamati da alcune donne del posto infastidite “dall’azione” del “focoso” operaio. Così – A.V. – è stato colto con le mani nel (sul) “sacco”. Inevitabile la denuncia a piede libero.