giovedì 27 novembre 2014

PONTELATONE. Rivolta degli immigrati a Treglia. Privilegi agli stranieri, quante bufale Ecco la verità e alcuni miti da sfatare

I quaranta euro al giorno per i migranti, le assegnazioni delle case popolari, il credito agevolato. Analizziamo una ad una le ragioni di conflitto tra italiani e stranieri in reportage di Michele Sasso. Spesso sono strumentalizzate...
Privilegi agli stranieri, quante bufale Ecco la verità e alcuni miti da sfatare "Gli italiani non hanno lavoro e ai rifugiati diamo quaranta euro al giorno. Per non fare nulla". È questa una delle argomentazioni più frequenti nello scontro che vede opposti 
i ceti più bassi italiani agli immigrati. Ma è fondata? Vediamo. Intanto, per i centri di accoglienza i fondi messi a disposizione vengono direttamente dall’Europa e girati al ministero dell’Interno e ai Comuni. Dopo la fase dell’emergenza per via delle guerre civili in Nord Africa del 2011, quando sono stati spesi più di un miliardo e 300 milioni di euro ospitando 60 mila persone per mesi in alberghi, baite e strutture inadeguate, il Viminale ha cambiato strategia. Oggi c’è una quota di 35 euro al giorno di rimborso spese per ogni ospite che non viene data all'immigrato ma alle cooperative, alla Caritas e alle associazioni i cui piani sono approvati da una commissione formata da rappresentati di enti locali, ministero dell’Interno e agenzia Onu per i rifugiati. Con questi 35 euro a immigrato, le associazioni devono coprire i costi per vitto, alloggio, pulizia e manutenzione dello stabile, mediazione culturale, assistenza legale, visite mediche e, in alcuni casi, per l’iter burocratico per diventare rifugiati. Per gli immigrati in quanto tali invece c’è il “pocket money”, cioè 
un buono per le spese quotidiane da due euro e cinquanta al giorno. Tutt'altra questione riguarda altri tipi di “privilegi” veri o presunti degli immigrati, che vengono lamentati in questi giorni. Ad esempio, gli stranieri residenti e con permesso 
di soggiorno hanno spesso redditi più bassi e nuclei familiari più numerosi, che quindi consentono loro di avvantaggiarsi nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Altro problema ancora è quello derivato dalla liberalizzazione degli orari dei negozi, che 
ha consentito a comunità molto organizzate al loro interno (soprattutto asiatiche) di tenere i loro negozi sempre aperti, sottraendo clientela alle botteghe di italiani. Infine c’è la questione del credito: spesso nelle comunità straniere (cinesi in testa) esistono sistemi di finanziamento interni e informali che permettono ai piccoli imprenditori di questi gruppi etnici di non doversi rivolgere alle banche, mentre in questa fase di 
stretta creditizia gli italiani vengono respinti quando chiedono qualche migliaio di euro 
agli sportelli. Non è un “privilegio” stabilito da nessuno, tanto meno da una legge: 
è una diversa usanza dovuta a culture più fortemente claniche. Ma diventa un’oggettiva condizione di disparità che crea tensione tra italiani e stranieri.

mercoledì 26 novembre 2014

PIEDIMONTE MATESE/ALIFE. Eurospin ritira dagli scaffali le farine di mais Albatros "tostato per impanatura" nella scatolada 375 grammi

Il cereale è prodotto dal Molino Nicoli e reca scadenza 15 novembre 2015. Eurospin invita i clienti a riconsegnare il prodotto nei punti vendita della catena dei supermercati...
I supermercati Eurospin ritirano dagli scaffali dei punti vendita le confezione di FARINA DI MAIS TOSTATO PER IMPANATURA nella scatola da 375 g . Il prodotto riporta sulla confezione il marchio Albatros del produttore Molino Nicoli. L'IMPANATURA DI MAIS 375 grammi a marchio Albatros, solo della scadenza sopra indicata, è stata ritirata dalla vendita perché contiene una sostanza inquinante. La farina di mais per impanatura è un prodotto utilizzato dalle persone che soffrono di celiachia per preparare cibo destinato ad essere fritto in padella. Il termine minimo di conservazione sulla confezione indica il 15.11.2015. Il problema riguarda solo questo lotto venduto in tutti i supermercati Eurospin con esclusione di quelli situati in Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo. Pertanto Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, invita i consumatori a riportare la confezione nel punto vendita per la sostituzione o il rimborso.

ALIFE. Si introduce nella fabbrica dell'Italcarta per asportare confezioni cartacee destinate alla custodia degli alimenti. Arrestato Antonio Imperato, 55 anni

La refurtiva recuperata ammonta a circa euro 3000 che sarà restituita all’avente diritto. L’arrestato sarà giudicato con la formula del rito direttissimo. Il furto è avvenuto presso la Italcarta di Alife che è in amministrazione straordinaria...
In Alife i Carabinieri dell’aliquota radiomobile della locale Compagnia hanno proceduto all’arresto di Imperato Antonio, cl. 1959, di Ercolano. Nella circostanza il prevenuto è stato sorpreso mentre asportava da un ditta del luogo, la Italcarta, per altro in amministrazione straordinaria, materiale cartaceo destinato alla confezione di alimenti. Nell'occasione veniva posta sotto sequestro anche l’autovettura in uso allo stesso. La refurtiva recuperata ammonta a circa euro 3000 che sarà restituita all’avente diritto. L’arrestato sarà giudicato con la formula del rito direttissimo.

PIEDIMONTE MATESE. Antonio Fiano incassa un'altra assoluzione. Era indagato per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale

Stamattina, la giudice Di Bartolomeo ha assolto Antonio Fiano, difeso dall'avvocato Paolo Raimondo, con formula piena per non aver commesso il fatto...
Antonio Fiano, 41enne (nella foto), era imputato per aver violato la sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno, a cui era stato sottoposto per due anni, fino al gennaio 2013, ricevuta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il 13 luglio 2012 Fiano, infatti, l’uomo fu denunciato dai militari dell’Arma di Piedimonte Matese perché, secondo l’informativa degli inquirenti, si trovava nella città pedemontana, in compagnia di due pregiudicati, quindi non nel paese dove aveva l’obbligo di soggiorno, nonostante il permesso ricevuto dal tribunale di sorveglianza per motivi lavorativi. In data 12 novembre il giudice monocratico, ritenuta chiusa l’istruttoria chiese alle parti di concludere: il pm, nella sua requisitoria, invocò la pena, per Fiano, di un anno, e la difesa, invece, rappresentata dall’avvocato Paolo Raimondo, l’assoluzione. Il giudice, però, anziché emettere la sentenza emanò un’ordinanza attraverso la quale dispose di acquisire altra documentazione: cioè i casellari delle persone che, il 13 luglio di due anni fa, erano in compagnia del Fiano e gli atti portati dal difensore con i quali di dimostrava che l’imputato aveva avuto anche altre autorizzazione dal tribunale di prevenzione successiva alla denuncia di luglio dei carabinieri (della quale il tribunale ne era stata evidentemente notiziato) e che e quindi non aveva ritenuto quel provvedimento rilevante. Dopo la presa d’atto di questi documenti Il Pm ha riformato la sua richiesta chiedendo l’assoluzione. Stamattina, la giudice Di Bartolomeo ha assolto Antonio Fiano con formula piena per non aver commesso il fatto

PIEDIMONTE MATESE. Scandalo Intramoenia. Parla l'avvocato Angelo Insero, decano dei legali in provincia di Caserta: "Bisogna prima di tutto verificare se questi professionisti abbiano commesso o meno il reato!"

La Corte dei Conti è chiamata a pronunciarsi il prossimo 17 dicembre in merito al ricorso per regolamento di competenza inoltrato dalla Procura Regionale...
"L'azione intrapresa dalla Procura Regionale della Corte dei Conti è una azione di natura contabile. La Corte dei Conti - Sezioni Unite dovrà pronunciarsi il prossimo 17 dicembre in merito al ricorso per regolamento di competenza inoltrato dalla Procura Regionale". Queste le parole dell' Avvocato Angelo Insero (nella foto a dx con il Procuratore della Repubblica di Isernia Paolo Albano a sx) che, all'indomani del ricorso per regolamento di competenza, spiega la situazione processuale relativa ai 13 medici dell'Aorn e della Asl indagati per il reato di peculato. "Innanzi tutto -spiega Angelo Insero- bisogna accertare se effettivamente questi professionisti abbiano commesso il reato di peculato. Per il momento l'Amministrazione chiede la restituzione di 810mila di euro ripartiti fra gli indagati in vario modo a seconda del tempo e a seconda della misura dell'aliquota che essi avrebbero dovuto versare alla Asl". Il procedimento in corso, dunque, è di natura contabile mentre l'udienza penale per il reato di peculato- processo di I grado- è prevista per il prossimo 13 marzo presso la Seconda Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. L'azione penale era iniziata nel 2009, prima del procedimento amministrativo ed è stata impiantata dalla Guardia di Finanza di Piedimonte Matese. I 13 medici avrebbero intascato somme che avrebbero dovuto invece versare alla Asl in base al protocollo di intramoenia allargata che prevede una aliquota compresa tra l'8 e il 15% a carico del personale ospedaliero che decide di lavorare anche in studi privati. Questi i nomi degli indagati per danno erariale: Fabrizio Ferraiuolo rappresentato dagli avvocati Antonio Santillo e Luigi D'Amore-Antonio Pontieri rappresentato dagli avvocati Francesco Pontieri e Leda Rossetti- Luigi Bergamin difeso dall'avvocato Salvatore Scala-Giovanni Di Tommaso rappresentato dall'avvocato Luigi Adinolfi-Giovanni Italiano rappresentato dagli avvocati Giuseppe Di Fratta e Paolo Falco- Alfonso Marra difeso dagli avvocati Angelo e Amedeo Insero- Antonino Puorto rappresentato dagli avvocati Giuseppe Pacifico e Giuseppe Cecere-Giuseppe Mastrobuono difeso da Pietro Ronga e Luigi Battaglino-Guido Pane e Francesco Della Corte -Stefano Mennillo difeso da Alessandro, Eduardo e Antonio Romano-Angelantonio Caso rappresentato da Adele Ferraro-Armando Volpe difesa da Fabrizio Perla. Nello scorso mese di settembre, l'Avvocato Insero aveva chiesto ed ottenuto dalla Corte dei Conti la sospensiva del procedimento contabile in attesa della definizione della causa penale. "La situazione degli indagatidice- va chiarita a livello penale. Ci sarebbero elementi idonei ad escludere la loro responsabilità". Attualmente il ricorso della Procura Regionale è al vaglio delle Sezioni Unite. Se dovesse essere accolto il ricorso il procedimento contabile dovrebbe andare avanti: in caso contrario sarebbe convalidata la sospensiva in attesa dell'udienza penale del 13 marzo. A questo punto non ci resta che attendere il fatidico 17 dicembre.

SANT'ANGELO D'ALIFE. Primo memorial "Rosalia Folco" svoltosi presso la Casa del Parco. Toccante la testimonianza resa dal padre: “Non ho più mia figlia ma ho tutti i bambini della mia comunità”

L’evento, organizzato dal Comune di Sant’Angelo d’Alife in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “G. Falcone” di Piedimonte Matese e il Parco Regionale del Matese, è stato dedicato a Rosalia Folco, figlia del sindaco Vittorio Folco scomparsa prematuramente...
“Il Pappo e i Dindi – Cosa c’è dietro il linguaggio dei bambini: attese, crescita, difficoltà, bisogni”. Questo il tema della due giorni dedicata completamente ai bambini che ha visto l’alternarsi di numerosi momenti formativi lo scorso 24 e 25 novembre presso la Casa del Parco Regionale del Matese a Sant’Angelo D'Alife. L’evento, organizzato dal Comune di Sant’Angelo d’Alife in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “G. Falcone” di Piedimonte Matese e il Parco Regionale del Matese, è stato dedicato a Rosalia Folco, figlia del sindaco Vittorio Folco scomparsa prematuramente. Ed è proprio ricordando lei che il primo cittadino di Sant’Angelo ha dichiarato: “Non ho più mia figlia ma ho tutti i bambini della mia comunità”. Ospite della giornata inaugurale anche il presidente regionale dell'AIDO, Guglielmo Venditti, che ha ricordato che proprio grazie agli organi di Rosalia vivono 6 persone. Giuseppe Castrillo, il dirigente scolastico istituto comprensivo G. Falcone, parlandoci dell’importanza dell’evento ha puntualizzato quanto, lavorare sulle difficoltà dei bambini, sia fondamentale da un punto di vista pedagogico prima ancora che medico. “Da parte mia la massima disponibilità ad accogliere momenti del genere, - ha dichiarato Umberto de Nicola, presidente del Parco Regionale del Matese – i bambini sono il nostro futuro e dobbiamo seguirli soprattutto nei momenti più delicati della loro crescita”. Numerosi gli esperti del settore e gli ospiti intervenuti: Vincenzo Romano, dirigente ambito territoriale di Caserta - USR Campania; Lucia Ranucci, Ept Caserta; Alfonsina Natale, dirigente scolastico; Maria Grazia Guarino, ufficio sostegno U.S.P. Caserta; Luigi di Cosmo; Elisabetta Petruccio; Eleonora Palmieri, centro ITARD; Michela Visone; Michela D'Ambrosio, dirigente scolastico e Roberto Ghiaccio, ASL Benevento. Importanti gli interventi di Piero Crispiani, dell’Università di Macerata, e Pasquale La Cerra, direttore del Dipartimento Materno – infantile di Caserta. “Le difficoltà dei bambini nello sviluppo del linguaggio” il tema trattato da Piero Crispiani che, anche attraverso il contatto diretto con i bambini in aula, ha parlato delle possibili condizioni di rischio rispetto alla dislessia, intesa come disprassia cioè come un disordine funzionale che interessa molteplici aspetti. In merito agli effetti dannosi dei videogiochi sui bambini ha aggiunto: “Si avvicina il Natale, non regalate videogiochi ai vostri bambini”.

LIMATOLA. Ecco perchè il sindaco Mario Marotta è corso con tanto di fascia al Castello durante l'inaugurazione del mercatino! Le dichiarazioni emerse in Consiglio sono inequivocabili: Col servizio parcheggio, le casse comunali respirano

Il duro j'accuse del consigliere comunale di opposizione Pietro Di Lorenzo che nel suo comunicato porta a conoscenza che mancano all'appello 720mila euro di ruoli idrici afferenti l'annualità 2013. Ma più di ogni cosa anche il "cadeaux" che arriva dagli eventi del Castello, fa ben sperare l'Amministrazione Comunale...
Argomenti importantissimi trattati in poco più di mezz’ora. Si scopre che il comune deve incassare almeno 720.000 euro per ruoli idrici fino al 2013. La solita riunione mattutina del consiglio comunale di Limatola, orfana, come al solito di pubblico, ma ricca di notizie, a volte brutte proprio per i limatolesi. Si comincia con la ratifica della terza variazione di bilancio assunta dalla Giunta Comunale la settimana scorsa. I numeri sono terribili, con l’assessore al ramo che riesce a leggerli, anche se con imbarazzo. Nel settore idrico si passa da 240.000 a 393.000 euro. Per l’indennizzo all’Istituto Diocesano Sostentamento Clero da 30.000 a 641.000 euro. Il ritocco c’è anche per l’addizionale IRPEF. La parola passa quindi alla minoranza. Parisi si dilunga nella vana richiesta di chiarimenti sulla mancata indicazione delle somme che si prevedono di incassare grazie al servizio parcheggio organizzato dal comune in occasione dei mercatini di Natale. L’iniziativa del Castello di Limatola, che porta migliaia e migliaia di visitatori nel nostro piccolo comune. La maggioranza risponde che la somma delle entrate si conoscerà dopo la conclusione dell’evento. Pietro Di Lorenzo chiede chiarimenti sull'anticipazione di cassa, sull'addizionale IRPEF e soprattutto sulla somma ancora da incassare per i ruoli idrici. A questo punto l’assessore alle finanze si allontana dall'aula per rientrare dopo cinque minuti annunciando: “al 31 dicembre 2013 il comune deve ancora incassare per ruoli idrici la somma di 720.000 euro”. Di Lorenzo chiede ed ottiene che tale dichiarazione sia inserita nella delibera. Per l’assestamento di bilancio la maggioranza presenta le dichiarazioni dei responsabili di servizio che certificano l’assoluta inesistenza di debiti fuori bilancio. Anche il revisore dei conti conferma tale circostanza. Parte della minoranza sembra contestare la cosa. Ma alla fine anche quest’altro argomento passa a maggioranza. Il piano triennale delle opere pubbliche viene invece rinviato su proposta della maggioranza. Si chiude qui il consiglio mattutino e nel mentre ci si prepara alla pacifica invasione dei turisti per il “cadeaux al Castello di Limatola” nel fine settimana, apprendiamo che il comune deve incassare altri 720.000 euro per i ruoli idrici fino al 2013.

PONTELATONE. Tensione altissima alla frazione Treglia. Gli immigrati hanno bloccato la Provinciale Barignano - Dragoni.

Vogliono i soldi di arretrato e soprattutto i documenti, ovvero il permesso di soggiorno. Minacciano di bloccare la provinciale tutti i giorni... 
Alta tensione a Treglia di Pontelatone, per l'ennesimo blocco della provinciale Barignano - Dragoni che prosegue dalle 9.00 di stamattina, indetto dagli immigrati extracomunitari arrivate con le carrette del mare mesi fa (nella foto sopra e sotto alcuni momenti della protesta). I "profughi di guerra" albergati nel "Villaggio Le Campole" pretendono la carta d'identità italiana ed i soldi arretrati che "gli spettano", altrimenti minacciano blocchi stradali ogni giorno. Sul posto è intervenuta anche la Polizia di Stato che sta man mano riportando la situazione alla normalità. Ma l'aria che si respira da queste parti è alquanto pesante, perchè gli immigrati non ce la fanno più a vivere in condizioni che loro stessi, stamani pubblicamente, hanno affermato essere invivibili. Su questa vicenda non più tardi di qualche mese fa, il consigliere dell'Agepir della Comunità Montana del Monte Maggiore, Roberto Civitella, per dare un segnale chiaro e di protesta si dimise dalla carica. L'unica cosa che suo malgrado, riuscì a smuovere, fu la meraviglia di qualche altro politicante che non credeva ai suoi occhi che ancora oggi, in Campania, ci sia qualcuno che minaccia le dimissioni e poi le attua davvero.

SANT'ANGELO D'ALIFE. Commisero un abuso edilizio e ricevettero ordinanza di abbattimento. Si sono rivolti al Presidente della Repubblica due coniugi del posto

Il ricorso straordinario al Capo dello Stato da parte dei coniugi Franco Folco e Giovannina Ferrazzano è stato rigettato dal Consiglio di Stato... 
Due coniugi di Sant'Angelo d'Alife, Franco Folco e Giovannina Ferrazzano costruiscono in maniera abusiva alcuni manufatti e gli viene notificata l’ordinanza “abbattimento di opere eseguite in difformità agli strumenti urbanistici e di ripristino dello stato dei luoghi”. Ma andiamo con ordine. Con nota prot. 5148 del 02.10.2009, i coniugi Folco Franco e Ferrazzano Giovannina chiedevano l'autorizzazione per la sistemazione del terreno circostante il proprio fabbricato e la realizzazione sul medesimo fondo di opere di contenimento. Veniva autorizzato dal Comune di Sant'Angelo d'Alife il solo ripristino del muro di contenimento e, contestualmente, si chiedeva la trasmissione del nominativo della ditta esecutrice dei lavori e del relativo DURC. Successivamente, a seguito di un sopralluogo, richiesto in data 12 dicembre del 2009, con ordinanza n. 55 del 17.11.2009, i lavori venivano sospesi nelle more della trasmissione del DURC. I coniugi Folco e Ferrazzano provvedevano all'inoltro dei documenti richiesti e chiedevano la revoca dell’ordinanza. Con provvedimento n. 56 del 24.12.2009 veniva revocata l'ordinanza di sospensione dei lavori e si ordinava l'esecuzione dei lavori di messa in sicurezza del sito mediante opere provvisionali, nelle more dell'acquisizione dei prescritti pareri sulla richiesta di permesso a costruire. A seguito del sopralluogo effettuato in data 29.12.2009 dal responsabile U.T.C. municipale, unitamente al Comando di Polizia Locale ed alla Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Piedimonte Matese, i predetti lavori risultavano in contrasto con il Piano territoriale Paesistico del Massiccio del Matese, con le norme di salvaguardia del Parco regionale del Matese e con il Piano stralcio per l'assetto idrogeologico dell'Autorità di bacino dei fiumi Liri-Garigliano-Volturno. Conseguentemente, con ordinanza n. 11 dell’ 11.03.2010 il Responsabile dell'Area Tecnica del Comune di Sant'Angelo d'Alife ordinava ai ricorrente “l'abbattimento delle opere eseguite in difformità agli strumenti urbanistici ed il conseguente ripristino dello stato dei luoghi”. Avverso tale provvedimento, i ricorrenti hanno proposto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, chiedendo l'annullamento del provvedimento impugnato. motivando le seguenti censure: genericità dell’ordinanza per mancata indicazione delle opere oggetto di demolizione; infondatezza dell’ordinanza. Nello specifico, i Sigg. ri Folco e Ferrazzano avanzano due distinte ipotesi interpretative dell’ordinanza impugnata, dimostrando in entrambi i casi l’infondatezza del provvedimento. Ritenendo che l’ordinanza abbia ad oggetto il “riparto del terreno”, ne conseguirebbe la nullità del provvedimento per difetto di legittimazione passiva, in quanto il terreno in questione, come riferito, nello stesso verbale del sopralluogo, si trova sul fondo del Sig. Nino Ferrazzano e non su quello di proprietà dei ricorrenti. Qualora, invece, l’ordinanza avesse ad oggetto i lavori di messa in sicurezza, la stessa risulterebbe parimenti illegittima perché in contrasto con un precedente provvedimento, n. 61/2009, con il quale il Sindaco del Comune di Sant’Angelo d’Alife, disponeva l’esecuzione dei suddetti lavori. Con memoria del 27.07.2010, il Comune di Sant’Angelo d’Alife, in persona del sindaco p.t., contesta la fondatezza della richiesta di annullamento dell’ordinanza impugnata. In particolare, circa la lamentata genericità del provvedimento censurato, si obietta che dal raffronto dell’ordinanza con le relazioni relative ai sopralluoghi effettuati, si evincono chiaramente le opere oggetto di demolizione, nonché la normativa violata. Inoltre, con riguardo all'infondatezza per contrasto della disposizione impugnata con la precedente , si precisa che l’esecuzione dei lavori da quest’ultima autorizzata si riferisce esclusivamente a “opere provvisionali”, e non “abilitative”. Nel frattempo il Ministero riferente ha fatto pervenire al Consiglio di Stato una dichiarazione di rinuncia al ricorso, sottoscritta dal legale dei ricorrenti, il quale ha fatto presente che, nelle more del ricorso, si è provveduto alla sanatoria delle opere ritenute abusive e che, pertanto, è ormai cessata la materia del contendere. Di conseguenza, non può che prendersi atto di detta rinuncia e quindi, viste le motivazioni addotte da parte ricorrente, della sopravvenuta cessazione della materia del contendere. Conseguentemente, il Consiglio di Stato ha espresso il parere che il ricorso venga dichiarato improcedibile.

ALIFE. Pignorata e confiscata la casa nonché due conti correnti bancari intestati a Pietro Sansone./L'ELENCO COMPLETO

Il pronunciamento definitivo della Corte dei Conti che ha respinto il ricorso prodotto dall'ex funzionario comunale, difeso dall'avvocato Biagio Molitierno. Casa e soldi passano allo Stato che deve recuperare 300mila euro di danno erariale prodotti, secondo l'accusa, dallo stesso Sansone al Comune  di Alife... 
La Corte dei Conti si è pronunciata nel giudizio di responsabilità promosso dalla Procura Regionale della Corte dei conti presso la Sezione giurisdizionale per la Campania, nei confronti dell'ex funzionario comunale di Alife, Pietro Sansone, rappresentato e difeso dall'avvocato Biagio Molitierno, chiamato per essere condannato al pagamento in favore del Comune alifano della somma di 287.379,60, euro oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese di giustizia, per il presunto danno erariale derivante dalla illecita emissione nel corso degli anni dal 2007 al 2010 di mandati di pagamento. L’organo requirente nell’atto introduttivo ha rappresentato che con nota del primo marzo 2012 del Segretario Comunale pro tempore, del Comune di Alife (CE), erano stati denunziati fatti dannosi perpetrati dal responsabile del Servizio Finanziario, Sansone appunto. In particolare si segnalava che il predetto responsabile aveva illecitamente disposto dall'anno 2007 al 2010 l'emissione di mandati di pagamento, con percezione arbitraria di somme di denaro, per un importo presunto del danno di 317.633,14 euro. Nell'atto di contestazione degli addebiti al dipendente datato 17 febbraio 2012, erano analiticamente indicati, per singola annualità, i mandati irregolari con evidenziazione delle relative anomalie. Con successiva comunicazione del sindaco pro tempore del 5 marzo 2012 veniva trasmesso alla Procura contabile l'atto di costituzione in mora del citato dipendente che venne poi licenziato definitivamente il primo ottobre dello stesso anno. Nel contempo a Sansone gli veniva comunicato che, a seguito di ulteriori verifiche effettuate, l'importo del presunto danno riferito agli anni 2007/2010 era ammontante a 287.379,60 euro, essendo stati ritenuti accettabili i chiarimenti fomiti in merito a due mandati di pagamento. La Guardia di Finanza di Piedimonte Matese con nota del 19/10/12 trasmetteva gli atti riguardanti l'attività illecita in esame e relativi al sequestro preventivo del settembre 2010 disposto dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) nei confronti del Sansone e in tale ambito ha proceduto al sequestro complessivo della somma di 37.609,71 euro, di cui euro 28.186,53 sul conto corrente 99681 e 9.423,18 euro sul conto corrente 89881 accesi dallo stesso imputato presso la Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, Filiale di Piedimonte Matese. Infine, la Procura contabile in considerazione dell'elevato importo del danno erariale, al quale vanno sommati gli accessori, ha reputato necessario procedere alla richiesta di misure cautelari nei confronti del dr. Pietro Sansone per 300mila euro. Con ordinanza 55/2013 del giudice designato è stato disposta: “la conferma del sequestro in favore del Comune di Alife, sino alla concorrenza di euro 300mila euro nei confronti di Sansone Pietro, dei seguenti beni: 'Immobile sito in Alife (CE) via Stazione, piano 1, foglio 20, particella J 82, sub 3, cat. Al2, classe 3, vani 7,5, rendita €. 581,01, proprietà 100%, riportato l'immobile al Catasto Fabbricati dell' Agenzia del Territorio della Provincia di Caserta. Somma di 28.186,53 euro sul c/c 99681 presso la filiale di Piedimonte Matese della Banca di Credito Popolare e somma di 9.423,18 euro sul c/c 89881 presso la filiale di Torre del Greco della medesima banca. La revoca delle misure cautelari autorizzate sulle restanti poste patrimoniali.” Tuttavia Sansone ha rappresentato che non aveva percepito in toto la somma di 287.379,60 euro che, invece, riguarda il totale dei mandati liquidati e contestati. In particolare è stato precisato che la somma personalmente percepita dal dott. Sansone Pietro è stata pari ad 119.409,79 lordi euro, mentre la restante cifra sarebbe stata liquidata per euro 124.960,78 al personale dipendente, per spettanze stipendiali, contrattualmente previste, euro 8.646,50 ed euro 32.806,53 a terzi, per prestazioni di servizi. In particolar modo. l'avvocato Molitierno nel riportarsi alle memorie depositate anche in sede di procedimento cautelare, ha illustrato l’eccezione di nullità dell’atto di citazione per omessa specificazione degli addebiti ed ha ribadito che parte della somma è stata versata ad altri dipendenti del comune e non già al suo assistito Pietro Sansone. L’eccezione però è stata ritenuta infondata dai magistrati. Infatti in tal senso, hanno osservato che gli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza di Piedimonte Matese e le risultanze del procedimento penale compendiate nell’ordinanza applicativa di misura cautelare della custodia in carcere adottata nei confronti di Sansone Pietro dal GIP presso il Tribunale di S. Maria Capua Vetere e depositata in data 19.02.2014, sono probanti la sussistenza del nocumento patrimoniale subito dall’erario essendo emerse condotte illecite e dannose del convenuto negli anni 2007, 2008, 2009 e consistite nelle predisposizione e riscossione di mandati di pagamento intestati a se stesso privi di riscontro. In ordine alla quantificazione del danno, si ritengono prive di pregio le argomentazioni difensive del dott. Pietro Sansone volte a distinguere nell’ambito della somma di euro 287.379,60 contestata, la quota parte da lui percepita da quella da lui erogata ad altri soggetti. Si rammenta, infatti, che il danno erariale è da commisurare al nocumento subito dall’amministrazione pubblica e non ad una quota parte di esso corrispondente al vantaggio eventualmente tratto dal danneggiante. Per cui la Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Campania, definitivamente pronunciando, ha respinto l’eccezione di nullità dell’atto di citazione formulata ai sensi dell'art. 163, n. 3) cpc; respinge l’istanza di sospensione del giudizio ai sensi dell’art. 295 cpc; respinge l’istanza formulata ai sensi dell’art. 106 cpc e condanna, il sig. Sansone Pietro per l’addebito di responsabilità amministrativa di cui all’atto di citazione in epigrafe, al pagamento in favore del Comune di Alife (CE), della somma di 287.379,60 euro. Si trasforma in pignoramento ai sensi di quanto previsto dall’art. 686 c.p.c., fino alla concorrenza della somma di euro 300.000,00, oltre alle spese del giudizio i beni fin qui sequestrati

CONCA DELLA CAMPANIA. Domenica 30 novembre si svolgerà il "Mercatino di Natale". Si potranno visitare anche le cascate grazie alle associazioni di volontariato

Accensione dei falò in piazza “Chiesa San Pietro” e piazza “Chiesa Maria SS. della Libera”, riscalderanno i cuori dei convenuti che parteciperanno anche ad una ricca tombolata. Sul finire della giornata, gli organizzatori a cui è già andato il plauso dei residenti, premieranno i fautori dell’addobbo natalizio più bello e caratteristico... 
Mercatino di Natale, i giovani della Pro-Loco impegnati a trasformare il caratteristico centro storico in un paesaggio uscito da un libro di fiabe. La casetta del mugnaio, la zampillante cascata, i falò, gli scorci storici del piccolo paesello, abbelliti dalla gara dell’addobbo di portoni, arco, vico e balconi, saranno le location che daranno vita al programma fiabesco che, consentirà a tutti i visitatori di assaporare la magica atmosfera natalizia. I rappresentanti dell’Associazione Pro- Loco hanno organizzato l’evento culturale ed economico, per Domenica 30 Novembre, lungo le stradine del centro storico che, si trasformerà in un grande presepe, infatti gli artigiani posizioneranno i loro banchetti, in portici, cantine, sottoscala e tanti altri anfratti. I facenti parte del sodalizio: Stefania, Giuseppe, Barbara, Caterina e Pina, con il Patrocinio dell’Ente Comune di Conca e della Comunità Montana Monte Santa Croce, hanno inteso promuovere una giornata dedicata alla rivalutazione dei prodotti tipici locali, contrassegnati dal lavoro manuale degli artigiani di tutte le categorie, ed inseriti in un contesto natalizio volto a favorire il decollo delle tradizioni del borgo antico di Conca della Campania. Il programma prevede apertura stand - degustazione di prodotti tipici locali ore 10.00, inizio visite guidate alle “cascate” (nella foto), curate dall’associazione work in progress di Roccamonfina alle ore 12.00. Nel primo pomeriggio farà la sua comparsa Babbo Natale con tanti doni e sorprese per i più piccoli, a seguire musiche e canti popolari, daranno vita a degli emozionanti spettacoli itineranti. L’accensione dei falò in piazza “Chiesa San Pietro” e piazza “Chiesa Maria SS. della Libera”, riscalderanno i cuori dei convenuti che parteciperanno anche ad una ricca tombolata. Sul finire della giornata, gli organizzatori a cui è già andato il plauso dei residenti, premieranno i fautori dell’addobbo natalizio più bello e caratteristico. 
 Anna Izzo

CAIAZZO. Fitti dovuti dai locatari di immobili di proprietà comunale all'Ente. La pratica va a finire sulla scrivania del legale per recuperare i crediti.

Investito l'avvocato Antonio De Crescenzo della vicenda che dovrà recuperare le somme dovute al Municipio... 
Il Comune di Caiazzo, con atto di Giunta del 19 maggio scorso, dichiarato immediatamente eseguibile, ha deliberato di dare mandato al Responsabile degli Affari Generali e Contenzioso dell'Ente di nominare un legale per procedere al recupero dei crediti vantati dal Comune nei confronti dei locatari di immobili di proprietà comunale risultati allo stato attuale morosi. A tal fine, il Responsabile del Settore amministrativo, dott. Franco Della Rocca, su indicazione del Responsabile del Servizio, Sergio De Luca, ha determinato di affidare l’incarico di procedere al recupero dei crediti vantati dal Comune nei confronti dei locatari morosi, dando mandato conseguentemente all’avvocato Antonio De Crescenzo con studio in Via delle Ville in Caserta, per il recupero dei crediti vantati dal Comune nei confronti dei locatari morosi, per l’esame e la regolarizzazione di ciascuna posizione locativa degli immobili comunali, sia sotto il profilo contrattuale che normativo, nonché al recupero delle somme arretrate a carico dei predetti morosi, con l’espresso impegno da parte del professionista di relazionare periodicamente sullo stato e l’esito della procedura, nonché di fornire all’Ente ampia ed esaustiva documentazione. E' stato altresì stabilito che al succitato professionista incaricato, venga riconosciuto un onorario pari ad 1.500 euro esclusa IVA e CPA, oltre ad un fondo spese iniziali pari a 1.300 euro, pagando un acconto, a valere quale rimborso spese, di mille euro.

LIMATOLA. Termina ufficialmente l'epopea di don Business Man, ovvero del signor Giuseppe Giuliano parroco cacciato dal paese. Al suo posto arriva Mons. Pietro De Felice

Giuseppe Giuliano ha ricoperto il ruolo di prete presso la Parrocchia di San Biagio nel paese caudino per 23 anni. E' stato smascherato dalle Iene e grazie a quella trasmissione intervenne anche la Guardia di Finanza. Pochi lo rimpiangeranno...
Monsignor Pietro De Felice (foto sopra) è il nuovo parroco della chiesa di San Biagio. L’annuncio è stato dato, ieri, dal vescovo della diocesi di Caserta, Giovanni D’Alise. Subito dopo, in paese è stata suonata la grande campana del giubileo, che si trova ai piedi del campanile della chiesa di San Biagio. La nomina sarà ufficializzata, con un decreto vescovile, nei prossimi giorni. Il sacerdote, 58 anni, già parroco di San Michele in Casertavecchia, si insedierà a Limatola il 7 dicembre alle ore 17 con una celebrazione eucaristica cui parteciperanno il vescovo e gli altri due parroci di Limatola, don Amedeo Damiano e don Biagio Saiano. Monsignor De Felice, ordinato sacerdote nel 1980, ricopre il ruolo di cancelliere della diocesi di Caserta ed è un grande esperto di diritto canonico. La nomina a Limatola sarà esclusiva, quindi, il sacerdote lascerà la parrocchia di Casertavecchia per quella di San Biagio, succedendo al discusso Giuseppe Giuliano (foto sotto), meglio conosciuto a livello nazionale, grazie alla trasmissione "Le Iene" con l'appellativo "don Business Man" che, dopo ventitré anni, è stato sostituito, negli ultimi mesi, da un amministratore, don Marco Fois. Nei prossimi giorni la comunità limatolese, felice della notizia tanto attesa, si preparerà ad accogliere il nuovo parroco. Si pone così una pietra tombale su una situazione che era arrivata ai limiti del surreale a Limatola, con un parroco che, stante quanto ha portato alla ribalta nazionale Italia Uno, è andato ben oltre quelli che erano i suoi compiti di amministratore di una parrocchia.
LA VICENDA A "LE IENE"

martedì 25 novembre 2014

CAIAZZO. Processo ai Cantile per la mozzarella "pezzotto". Ascoltati i Carabinieri che hanno condotto l'inchiesta che coinvolge Amedeo Fasulo, fratello dell'ex assessore Angelo al Comune caiatino

I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di associazione per delinquere, rivelazione di segreto d’ufficio continuato, frode nell'esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, commercio di sostanze alimentari nocive, falso ideologico, rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, lesioni colpose conseguenti a infortuni sul lavoro, violazione di sigilli e smaltimento illecito di rifiuti...
Processo Cantile, nell'udienza di oggi sono stati ascoltati i carabinieri verbalizzanti. Un’udienza che è durata diverse ore per concludersi nel tardo pomeriggio. Il giudice ha rinviato il prosieguo al prossimo 18 dicembre, quando sfileranno altri testimoni. L’inchiesta condotta dai carabinieri della compagnia di Capua ha coinvolto Guido Cantile, originario di San Cipriano di Aversa, ma residente a Caserta; Luigiantonio Cantile, residente a Caserta; il fratello Pasquale Cantile, residente anche lui a Caserta; Assunta Di Caprio, residente a Carinola; Agostino Verde, residente ad Aversa; Luigi Cammisa, residente ad Aversa; Antonio Di Feo, residente a Guardia Lombardi in provincia di Avellino; Giuseppina Genovese, di Agropoli; Luigi Bacco, di Agropoli; Ileana Micillo, di Sparanise; Paola Mormile, di Casal di Principe; Amedeo Fasulo, fratello dell’ex assessore del Comune di Caiazzo, Angelo. I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di associazione per delinquere, rivelazione di segreto d’ufficio continuato, frode nell'esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, vendita di prodotti industriali con segni mendaci, commercio di sostanze alimentari nocive, falso ideologico, rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, lesioni colpose conseguenti a infortuni sul lavoro, violazione di sigilli e smaltimento illecito di rifiuti. I Cantile, padre e figli, secondo gli inquirenti, sono i promotori dell’associazione a delinquere che avrebbe reiterato negli anni diversi illeciti, con il contributo di alcuni dipendenti e collaboratori dell’azienda, nonchè con la complicità e connivenza di veterinari dell’Asl (Verde e Cammisa). Questa organizzazione avrebbe realizzato un sistema ben collaudato negli anni, che le avrebbe consentito di raggiungere importanti traguardi economici, a discapito delle più elementari norme di sicurezza dei lavoratori e di tutela della salute pubblica. Proprio da un incidente sul lavoro, costato le dita di una mano ad un operaio del caseificio di Sparanise, sarebbe partita l’inchiesta della Procura sammaritana che avrebbe portato a scoperchiare un vaso di Pandora, dalla adulterazione di alimenti (al latte di bufala veniva abitualmente miscelato latte vaccino), all’utilizzo di partite di latte e di cagliata, spesso molto scadenti, acquistate in Francia, Polonia e Ungheria. Nel collegio difensivo gli avvocati Angelo Raucci, Rosario Avenia, Antonio Mirra, Fabrizo Zarone e Giovanna Zarone .

SUBBUGLIO ALL'ISTITUTO DI VIGILANZA PRIVATA "LAVORO E GIUSTIZIA". Tensione tra le maestranze ed i vertici aziendali. La patata bollente nelle mani del neo presidente Raffaele Ambrosca

All'interno dell'azienda sarebbero stati scoperti documenti attestanti un monte ore superiore a quello effettivamente svolto da alcuni lavoratori. Altri dipendenti, invece, lavorerebbero senza il decreto del porto d'armi, che per molti di loro sarebbe scaduto o stato sospeso. "I dipendenti che hanno segnalato questi abusi - continuano i lavoratori - sono stati spostati e molti di loro sono oggetto di mobbing aziendale".
Situazione di forti tensioni tra i vertici aziendali e le maestranze all'interno dell' Istituto di Vigilanza Privata "Lavoro e Giustizia" sito in Caserta al Viale Carlo III, presieduto dall'Avv. Raffaele Ambrosca, e che conta circa 260 dipendenti. Raffaele Ambrosca è stato nominato circa un paio di mesi fa dopo che, il precedente Presidente, Guida Mariniello, su segnalazione delle organizzazioni sindacali, era stata diffidata dalla Prefettura di Caserta perchè non era in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Attualmente, però, Guida Mariniello è amministratore dell'istituto con potere di firma di tutti gli atti dell'azienda nonostante che alla stessa, durante il periodo di presidenza, sarebbero stati contestati atti e decisioni in contrasto con gli interessi dell'azienda e con la tutela dei diritti dei lavoratori. Sembra incomprensibile, innanzi tutto, la decisione dell'istituto di assumere Michele Esposito in qualità di Direttore Tecnico esterno dal momento che all'interno dell'azienda vi sarebbero ben due dipendenti con questo profilo professionale. Altro punto che i lavoratori contestano ai vertici dell'azienda è la ricapitalizzazione. "In questi giorni -affermano- si sta procedendo ad una ricapitalizzazione dell'istituto e per il nuovo anno ne è prevista un’altra". Nei confronti di Guida Mariniello alcuni lavoratori dell'istituto "Lavoro e Giustizia" hanno agito applicando la procedura prevista ai sensi dell'articolo 700 dal momento che l'attuale amministratore, all'epoca della sua presidenza, avrebbe effettuato spostamenti del personale all'interno dei reparti nei quali sarebbe stati collocati dipendenti senza le competenze e i requisiti professionali richiesti. "Tutto ciò -spiegano i lavoratori- ha contribuito a creare danni all'azienda". Molti lavoratori, dunque, sarebbero stati destinati ad altri distaccamenti e sostituiti da figure professionali inesistenti sia all'interno dello statuto societario sia all'interno del contratto collettivo nazionale. Ad esempio di ciò viene riportato il caso del Comandante sostituito arbitrariamente da guardie semplici "promosse" referenti. Ma non è tutto. All'interno dell'azienda sarebbero stati scoperti documenti attestanti un monte ore superiore a quello effettivamente svolto da alcuni lavoratori. Altri dipendenti, invece, lavorerebbero senza il decreto del porto d'armi, che per molti di loro sarebbe scaduto o stato sospeso. "I dipendenti che hanno segnalato questi abusi - continuano i lavoratori- sono stati spostati e molti di loro sono oggetto di mobbing aziendale". Una situazione non semplice, dunque, aggravata dalla inesistenza sostanziale di Raffaele Ambrosca e da una recente ispezione della Polizia Amministrativa. Sta di fatto che i provvedimenti adottati da Guida Mariniello, durante la sua Presidenza, non sono stati revocati in quanto nulli poichè la stessa ha agito " sine titulo" non avendo in requisiti richiesti dalla legge. "Pensiamo- concludono i lavoratori- che Raffaele Ambrosca consideri l'istituto solo un serbatoio elettorale per le prossime regionali. Non interviene nella gestione aziendale e noi continuiamo ancora a subire i soprusi emotivi e professionali di Guida Mariniello".

PIANA DI MONTE VERNA. Ecco l'atto di citazione della Termotetti nei confronti del Comune e dell'ex sindaco Raffaele Santabarbara. Il conto? Oltre 33mila euro!

L'udienza è prevista il prossimo 27 gennaio 2015 presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Le versioni tra le parti sono discordanti, poichè il sindaco Giustino Castellano afferma che non poteva ne invitare e ne riconfermare l'incarico all'azienda, mentre la Termotetti spiega che poteva essere invitata e che addirittura poteva far invalidare la gara...
Questo l'atto di citazione formulato dall'avvocato Rosario Rossi per conto della ditta Termotetti nei confronti del Comune di Piana di Monte Verna e del sindaco pro tempore Raffaele Santabarbara, con il quale viene chiesto il rimborso di alcune fatture per il servizio di igiene urbana sul territorio comunale, per un importo di oltre 33mila euro.
Tribunale di Santa Maria Capua Vetere 
ATTO DI CITAZIONE 
Per la Termotetti Sas di Tedesco Antonella & C.
– p.iva n. 02696170618 -, in persona del legale rapp.te sig.ra Antonella Tedesco, corrente per la carica in Gioia Sannitica (CE) alla Via Filette, 15, rappresentata e difesa, giusta procura a margine del presente atto dall’Avv. Rosario Carmine Rossi, cod. fisc. n. RSSRRC72E05F839Y e c/o il cui studio in Piedimonte Matese(CE) alla Via Cila, 55, è elettivamente domiciliato, fax per comunicazioni 0823/913613 – pec: avvrosariorossi@legalmail.it 
- attrice - 
CONTRO 
Comune di Piana di Monte Verna, in persona del Sindaco legale rapp.te p.t. domiciliato per la carica c/o la Casa Municipale - 81017 – Piana di Monte Verna (CE); 
Dott. Santabarbara Raffaele, già Sindaco del Comune di Monte Verna, residente in Piana di Monte Verna alla Piazza della Libertà , 22; 
Premesso che 
1. Che con ordinanza n. 30 del 06.09.13 – Reg. Generale n. 49 – ( cfr all.to n. 1) – il dott. Santabarbara Raffaele nella sua qualità di responsabile del procedimento nonché Sindaco del Comune di Piana di Monte Verna incaricava la società attrice di provvedere:
a) “al servizio di raccolta porta a porta e conferimento in discariche autorizzate”; 
b) “allo spazzamento delle strade urbane”, nonché mettere a disposizione del comune medesimo un cassone per la raccolta rifiuti ingombranti e ferrosi”; 
2. Il predetto incarico prevedeva una durata dal 09.09.2013 fino al 18.10.2013 ( Cfr. ordinanza n. 30 del 06.09.13); 
3. Successivamente, con determina dirigenziale – R.G. delle determinazioni n. 451 e Determina del settore Tecnico n. 222 del 23.10.13 ( Cfr. all.to n. 2) – il responsabile del settore e del procedimento, dott. Farina Salvatore, supportato dal responsabile dell’ufficio di ragioneria, sig. Mastrandrea Antonio, incaricava, sempre la società attrice, a svolgere le stesse mansioni dettagliatamente indicate al punto 1, dal 23 ottobre 2013 fino al 22 aprile 2014; 
4. Con Ordinanza Sindacale n. 18 del 22.04.14 il Sindaco del Comune di Piana di Monte Verna, dott. Santabarbara Raffaele, prorogava il servizio di raccolta R.S.U. alla Termotetti Sas ( Cfr. all.to n. 3) che, pertanto, effettuava detto servizio fino a tutto il mese di giugno 2014 e cioè fin quando il nuovo Sindaco del comune di Piana Monte Verna, con Ordinanza n. 28 del 30.06.2014, annullava l’ordinanza emessa in data 22.04.14 ( Cfr. all.to n.4); 
5. La società Termotetti, ad oggi, per il servizio reso al Comune di Piana di Monte Verna vanta un credito pari ad Euro 80.150,04, oltre interessi moratori dalla richiesta del 25.07.2014 fino al soddisfo come da fatture che si elencano e si allegano: 
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6. Che, il mancato pagamento delle somme dovute per il servizio reso dalla società attrice nei confronti del comune di Piana di Monte Verna, che ne ha oggettivamente beneficiato, ha prodotto ingenti danni, basti pensare agli emolumenti versati ai lavori addetti allo specifico servizio RSU ( Cfr. all.to n.5);
7. Successivamente alla richiesta di pagamento datata 25.07.2014, avanzata dal sottoscritto procuratore al comune di Piana di Monte Verna per la somma complessiva di Euro 80.150,04, l’ente medesimo con nota del 26.08.2014 – Prot. n. 4805 ( Cfr. all.to n.6)- esplicitamente riconosceva come dovute sole le fatture antecedenti all'ordinanza sindacale del 22.04.2014, per un importo pari ad Euro 46.568,78 - si veda il punto 3 della predetta nota “ …..quanto, infine, alle fatture ancora non evase relativi ai periodi non contestati…..”- mentre per le fatture che vanno dal mese di maggio 2014 e fino al mese di luglio 2014, per un importo di Euro 33.561,26, dichiarava come nulla fosse dovuto poiché la predetta ordinanza, a cui le fatture facevano riferimento, era stata annullata dal nuovo Sindaco, dott. Castellano, per illegittimità della procedura di affidamento ( Cfr. ordinanza n. 28 del 30.06.14);
8. Pertanto, in questa sede, in ragione del riconoscimento esplicito fatto dal Sindaco del comune di Piana di Monte Verna del credito vantato dall'attrice pari ad Euro 46.568,78, si agisce solo per la somma non riconosciuta dall’Ente e pari ad Euro 33.561,26;
9. La fattispecie in esame merita particolare attenzione circa le azioni proponibili e poi promosse dal “malcapitato creditore” dovendosi preliminarmente valutare l’azione proponibile dall’odierna attrice che sarà, per le ragioni appresso evidenziate, solo di tipo surrogatorio ex art. 2900 c.c. nei confronti della P.A. Ed invero, alla stregua di un consolidato orientamento della Suprema Corte di Cassazione, fondato precipuamente su un’attenta esegesi delle disposizioni sulla amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato contenute nel R.D. 18 novembre 1923 n. 2440 e nel R.D. 23 maggio 1924 n. 827, i contratti amministrativi stricto sensu intesi (ovvero gli schemi negoziali di diritto comune che la pubblica amministrazione adotta al fine di procurarsi beni o servizi) richiedono, quale indefettibile presupposto ad substantiam, la stipulazione in forma scritta, proveniente dall’organo dotato di rappresentanza esterna, capace quindi di impegnare validamente l’Amministrazione, anche sotto il profilo dell’assunzione della relativa spesa. In mancanza di una manifestazione di volontà munita dei predetti requisiti (la cui necessarietà non è esclusa dal carattere di urgenza delle prestazioni da eseguire), deve escludersi la nascita di un valido rapporto contrattuale vincolante per l’ente. In virtù dei principi ora illustrati, è da ritenersi la impossibilità giuridica per la Termotetti Sas di proporre qualsivoglia domanda di adempimento contrattuale nei confronti del Comune di Piana di Monte Verna. Come chiarito dalla Corte Costituzionale (sent. 24 ottobre 1995 n.446) il privato contraente, accettando di eseguire i lavori senza i presupposti di legge, assume volontariamente il rischio relativo alla definitiva individuazione della parte responsabile e può iure proprio esperire l’azione contrattuale unicamente nei confronti dell’amministratore. L'Amministratore o funzionario, a sua volta, depauperato dall'esercizio del diritto di credito ex art.35 D.lgs. 77/1995 da parte del privato, non avendo alcun rimedio diretto per rivalersi avverso l’ente nel cui patrimonio si è prodotto l’arricchimento, può intentare “actio de in rem verso” nei confronti dell’ente; di conseguenza, il contraente privato è legittimato ad agire contro la P.A. solo in via surrogatoria ex art. 2900 c.c., sostituendosi all’amministratore (o al funzionario) suo debitore rimasto inerte. L’unanime orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito ha inteso l’attribuzione al privato di un’azione di responsabilità contrattuale diretta verso il pubblico operatore (“per la controprestazione e per ogni effetto di legge”) come impeditiva, alla luce del principio di sussidiarietà, della diretta esperibilità dell’azione di indebito arricchimento nei riguardi della P.A. (da ultimo, Cass., 5 ottobre 2000 n.13296; Cass, 22 aprile 2000 n.5284). Su questo sistema ha poi inciso l’ intervento legislativo, operato con il D.Lgs. 15 settembre 1997 n.342, che ha modificato l'art.35 D.Lgs. 77/1995 – trasfuso ora nell'art. 191 del D.Lgs. 18 agosto 2000 n.267- nei seguenti termini: “Nel caso in cui vi è stata l’acquisizione di beni e servizi in violazione dell’obbligo indicato nei commi 1, 2 e 3, il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini della controprestazione e per la parte non riconoscibile ai sensi dell’art.37, comma 1, lettera e), tra il privato fornitore e l’amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura”; il richiamato art.37 – ora art.194 D. Lgs. 267/2000- così recita: “acquisizione di beni e servizi, in violazione degli obblighi di cui ai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 35 – ora art.191-, nei limiti degli accertati e dimostrati utilità ed arricchimento per l’ente nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza”. Per effetto di tale innovazione, il rapporto contrattuale che si instaura tra il privato contraente e l’amministratore - persona fisica non concerne più l’acquisizione di beni o servizi di cui l’ente locale abbia riconosciuto l’utilità rispetto alle proprie finalità istituzionali: in questo limitato ambito è dunque consentita l’imputabilità all’ente dell’obbligazione scaturente da impegni di spesa, pur assunti irritualmente, e sembra nuovamente possibile, mancando altro strumento di tutela, esperire azione di indebito arricchimento nei confronti della pubblica amministrazione. Ma tale azione spetta all'amministratore non anche al privato fornitore. Se ne è dedotto che il rapporto obbligatorio per la forniture di beni e servizi, effettuata in violazione delle norme che regolano la formazione dei relativi contratti, intercorra validamente soltanto tra il privato e l'amministratore o il funzionario che abbia autorizzato la fornitura, con conseguente esclusiva responsabilità patrimoniale di questi ultimi per le obbligazioni derivanti dai contratti stessi. Da tale conclusione è stata dedotta la conseguenza che in questi casi non sussista il requisito della sussidiarietà richiesto dall'art. 2041 c.c. per l'azione di indebito arricchimento del contraente privato. Vieppiù che il ritenere responsabile esclusivamente il funzionario, escludendo una responsabilità della P.A., postula una scissione del legame organico tra funzionario e amministrazione, fenomeno che accade nei casi in cui questi agisca con dolo o colpa grave. Investita dell'esame intorno alla legittimità di questa normativa, la Corte costituzionale la salva, annullandone di fatto gli effetti attraverso un artificioso meccanismo: l'esperibilità dell'actio de in rem verso da parte degli amministratori nei confronti della P.A., e, per conseguenza, l'ammissibilità dell'azione surrogatoria contro l'ente da parte del privato, legittimato ad agire utendo iuribus dal funzionario suo debitore (Corte cost., 24 ottobre 1995, n. 446, in Giur.it., 1997, I, 45). Ha statuito, infatti, la Consulta che, nell'ipotesi in questione, al terzo è attribuita non solo l’azione contrattuale per conseguire il corrispettivo, nei confronti del funzionario, ma anche nei confronti dell’ente, l’azione di arricchimento in via di surrogazione ex art. 2900 c.c. dello stesso funzionario. Infatti, quest’ultimo, dopo aver estinto la propria obbligazione contrattuale, avrebbe la possibilità di agire nei confronti dell’ente locale a titolo di indebito arricchimento per gli stessi fatti. Pertanto, “il contraente privato è legittimato, utendo iuribus del funzionario (o amministratore) suo debitore, ad agire contro la pubblica amministrazione - anche contestualmente alla proposizione della domanda per il pagamento del prezzo nei confronti di costui - in via surrogatoria ex art. 2900 cod. civ. per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni ” (Così Corte Cost. 18 ottobre 1995 n. 446 ). Sotto altro profilo, la stessa Corte Costituzionale ha rilevato la non irragionevolezza di disposizioni orientate a “sollecitare, da un canto, un più rigoroso rispetto dei principi di legalità e correttezza da parte di coloro che operano nelle gestioni locali e di far sì, dall'altro, che la competenza ad esprimere la volontà degli enti locali resti effettivamente riservata, nel rispetto delle procedure prescritte, agli organi a ciò deputati”(Corte cost. 30 luglio 1997 n. 295 ).
In sintesi, la Consulta ha legittimato il contraente privato (nel caso de quo la Termotetti Sas) ad agire contro la Pubblica Amministrazione (nel caso de quo il Comune di Piana di Monte Verna), anche contestualmente alla proposizione della domanda nei confronti dei funzioni e/o amministratori (nel caso de quo Santabarbara) “jure proprio” – in via surrogatoria ex art. 2900 c.c. – per assicurare che siano soddisfatte o conservate le sue ragioni quando il patrimonio del funzionario e/o amministratore non offre adeguata garanzia. In ragione di tanto si chiede di accertare e dichiarare che il Dott. Santabarbara Raffaele, è debitore della società attrice dell'importo di euro Euro 33.561,26 oltre interessi moratori ex d.lgs. 231/02. Contestualmente è evidente che l'istante, quale creditore del convenuto, ha interesse e diritto a conservare il credito spettante ai predetti verso il Comune di Piana di Monte Verna in ragione dell'actio de in rem verso, ad oggi ancora non attivata, allo scopo di non pregiudicare la possibilità di agire, in via immediata, in ragione del suo credito verso il convenuto Santabarbara, esecutivamente sul credito di questo nei confronti del Comune di Piana di Monte Verna. Ne discende, pertanto, una volta accertato il vantaggio dell’ente per il servizio reso dall’attrice -periodo dal maggio 2014 al giugno 2014, giuste fatture n. 109/2014, 110/2014, 142/2014 e 151/2014 -la esperibilità della società Termotetti dell’azione di surroga ex art. 2900 cc anche con richiesta di condanna immediata del Comune al pagamento del dovuto.
Tanto premesso, la società istante intende peraltro far valere, contro il Comune di Piana di Monte Verna, l'azione surrogatoria di cui all'art. 2900 c.c. ed a questo effetto 
CITA 
il Dott. SantaBarabara Raffaele, già Sindaco del Comune di Monte Verna, residente in Piana di Monte Verna alla Piazza della Libertà , 22; Comune di Piana di Monte Verna, in persona del Sindaco pt., domiciliato per la carica presso la Sede Municipale - 81017 - Piana di Monte Verna a comparire davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei locali ed ora di rito, sez. e Giudice a designarsi, all’udienza del 27.01.2015 ora di rito, con l’invito a costituirsi nei termini e nelle forme di cui all’art. 166 c.p.c. ed a comparire a detta udienza, dinanzi al Giudice designato ai sensi dell’art. 168-bis c.p.c., con l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implicherà le decadenze di cui agli artt. 38 e 167 c.p.c. per ivi sentir accogliere le seguenti
CONCLUSIONI 
Voglia l’Ill.mo Tribunale Adito, rigettata ogni avversa istanza, eccezione e deduzione, così provvedere: In via preliminare accertare e dichiarare il Dott. Santabarbara Raffaele debitore della Termotetti Sas dell'importo di euro Euro 33.561,26, oltre interessi moratori ex d.lgs. 231/02 per le ragioni di cui in narrativa e per l'effetto condannarlo al relativo pagamento a favore della società attrice; Contestualmente dichiararsi accertato in Euro 33.561,26 oltre interessi moratori ex dlgs 231/02 il credito spettante al convenuto Santabarbara nei confronti del Comune di Piana di Monte Verna per il servizio realizzato dalla Società Termotetti per il periodo maggio/luglio 2014, in ragione dell’evidente vantaggio che il servizio stesso ha comportato all’ente comunale in termine di pulizia e di decoro del territorio ed in quanto utilizzato da tutta la cittadinanza, ovvero Accertato e dichiarato il vantaggio per l’Ente convenuto del servizio prestato dalla società attrice condannare, in virtù dell’azione di surroga ex art. 2900 cc il Comune di Piana di Monte Verna, in persona del Sindaco legale rapp.te p.t., al pagamento della somma di Euro 33.561,26 oltre interessi moratori ex dlgs 231/02 per il servizio di RSU prestato dalla società Termotetti sas per il periodo dal maggio 2014 al giugno 2014, giuste fatture n. 109/2014, 110/2014, 142/2014 e 151/2014. Con riserva di agire, in via esecutiva, sul credito stesso, per il pagamento di Euro 33.561,26 oltre interessi moratori ex d.lgs. 231/02. Con vittoria di spese, diritti e agli onorari di causa, con attribuzione al sottoscritto procuratore per fattane anticipazione. Si allega: Documenti come da foliario Ai sensi del d.p.r. 30.05.2002 n. 115 il procuratore dichiara che il valore della controversia è pari ad Euro 33.561,26. Piedimonte Matese, data deposito. Avv. Rosario Carmine Rossi